ECO-SISMA BONUS DECOLLA ANCHE IN ABRUZZO, RESTA L’INCOGNITA DEL CARO MATERIALI

DATI AGGIORNATI AD AGOSTO DELL'ENEA: 824 INTERVENTI PER OLTRE 153 MILIONI, DETERMINANTE DECRETO LEGGE DI MAGGIO DI SEMPLIFICAZIONE. A FARE DA TRAINO SONO I CONDOMINI

18 Agosto 2021 08:23

Regione: Abruzzo

L’AQUILA – Si fa sentire anche in Abruzzo l’effetto semplificazione normativa sull’eco sisma bonus: il report dell’Enea, con i dati aggiornati al 3 agosto evidenzia una crescita del 30% degli interventi ammessi al beneficio rispetto al precedente report di inizio luglio.

In regione si è passati infatti da 612 interventi a 824, e in termini economici da 112 milioni di euro a 153,8 milioni di euro di lavori.

In Italia si è passati da 24.503 interventi a 32.065, e da un importo di 3,4 miliardi a 5,7 miliardi circa.

Una buona notizia, nonostante le incognite del caro materiali e delle incertezze dell’emergenza covid-19, per la misura introdotta dal secondo governo di Giuseppe Conte, che fissa al 110% l’aliquota di detrazione fiscale delle spese sostenute per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, isolamento termico,  sostituzione dell’impianto termico con un impianto a pompa di calore o ad alta efficienza. Ed ancora agevola gli interventi di messa in sicurezza antisismica delle abitazioni e degli edifici produttivi in zona di rischio sismico 1, 2 e 3.

Tre i meccanismi previsti per accedervi: il beneficiario paga direttamente il fornitore, e la sua detrazione fiscale del 110% della spesa sostenuta viene trasformata in credito d’imposta da cedere a terzi, comprese banche e intermediari finanziari. Il beneficiario paga direttamente il fornitore e conserva la detrazione fiscale al 110% delle spese sostenute, da fruire nei successivi 5 anni. Infine il beneficiario riceve dal fornitore uno sconto in fattura, rinunciando a usufruire direttamente della detrazione e il fornitore riceverà un compenso sotto forma di credito d’imposta pari al 110% del valore della fattura.

A pagare infine è lo Stato, che non incassa meno tasse, per miliardi di euro, ma potendo così attivare una straordinaria leva economica e finanziaria, rinnovando il patrimonio edilizio nazionale.

A tirare in particolar modo interventi nei condomini aumentati del 45% in un mese.

Com’è come riferisce lo stesso report dell’enea è l’effetto del decreto-legge 77 approvato a giugno, che ha introdotto misure di semplificazione che avevano incagliato in partenza la macchina. Ad esempio i lavori di ristrutturazione agevolati al 110% – a meno che non comportino demolizione e ricostruzione – potranno essere realizzati con la sola Comunicazione di inizio lavori asseverata (la Cila appunto). Non dovrà più essere presentato “lo stato legittimo”, ovvero la documentazione, rilasciata da un tecnico abilitato, in cui risulti la regolarità dell’immobile e l’assenza di violazioni urbanistiche. Questo solo però ai fini del Superbonus. Il decreto precisa infatti che “resta impregiudicata ogni valutazione circa la legittimità dell’immobile oggetto di intervento”.

In pratica, eventuali abusi potranno comunque essere segnalati e puniti, ma non sarà il tecnico a doverli accertare preventivamente.

In termini assoluti la regione che registra il maggior numero di interventi è la Lombardia con 4.433, a seguire il Veneto con 3.990 il Lazio 3.190, la Campania con 2.123 e l’Emilia-Romagna con 2.481. L’Abruzzo è a metà classifica, ma a pesare sono ovviamente il numero di abitanti e dunque di abitazioni.

Tipologie di interventi più frequenti solo quelle della realizzazione del cosiddetto cappotto termico, il rinnovo dell’impianto di riscaldamento e la sostituzione degli infissi.

Ci sono però delle incognite all’orizzonte che potrebbero frenare la misura concepita da un lato per rinnovare il patrimonio edilizio italiano, dall’altra per stimolare il mercato dell’edilizia, che è uno dei maggiori moltiplicatori in termini di Pil e di posti di lavoro.

Come già evidenziato da Abruzzoweb, c’è il problema dell’aumento del costo delle materie prime fenomeno globale che in Italia ha portato aumenti anche 243% per acciaio tondo per cemento armato, al 128% per polietilene, al 38% per il rame, al 73% per il Pvc.

C’è il rischio dunque che imprese che hanno già chiuso i contratti  avranno problemi di stare dentro il costo preventivato, e anche nel reperire la materia prima, cresciuta di prezzo perché appunto più rara. Non a caso l’associazione nazionale costruttori spinge per rivedere il prezziario delle materie prime al rialzo.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA
    Articolo

    Ti potrebbe interessare: