EFFETTI DEL COVID: CROLLATA SPESA PER CURARSI, IN ABRUZZO MENO 16 MLN PER FARMACI E VISITE

I NUMERI DEL RAPPORTO CORTE DEI CONTI, IN REGIONE FLESSIONE SUPERIORE A MEDIA NAZIONALE, HA INCISO PAURA DI CONTAGIO E RIDUZIONE PRESTAZIONI IN FASI ACUTE PANDEMIA

di Filippo Tronca

10 Giugno 2021 07:52

L’AQUILA – Nel 2020, anno segnato dalla drammatica emergenza coronavirus, gli abruzzesi hanno speso 16 milioni di euro in meno rispetto al 2019 per acquistare farmaci, per i ticket delle varie prestazioni sanitarie e per le compartecipazioni per le visite specialistiche e ambulatoriali. Con una flessione che non ha forse precedenti, del 22,3% rispetto ad una media italiana del -21%.

Il dato che fotografa uno dei più preoccupati effetti collaterali della pandemia, è contenuto nel Rapporto sul Coordinamento della Finanza pubblica  della Corte dei conti che evidenzia come nel 2020 sono stati spesi 2,322 miliardi contro i 2,939 rispetto all’anno precedente.

In termini di spesa pro capite in Italia si è passati dai 49,1 euro euro del 2019 ai 38,9 euro del 2020, in Abruzzo da 55,2 euro a 43,2 euro.

La spesa sanitaria, rilevano poi i giudici contabili, nel 2020 ha  raggiunto in Italia 123,5 miliardi, con un incremento del 6,7 % rispetto al 2019, a causa dell’emergenza coronavirus.

Ha però contribuito a tale risultato anche la brusca diminuzione dei ricavi  imputabile in prevalenza alla flessione della domanda di servizi sanitari non Covid, con la sospensione delle normali viste specialistiche, con relativa riduzione delle entrate per ticket, delle prestazioni di intra-moenia  e delle entrate per mobilità internazionale.

Un dato che non è però catastrofico come può apparire, visto che la stessa Corte dei conti sottolinea che “il sistema sanitario italiano, nonostante le difficoltà incontrate, ha retto all’impatto della crisi. Ciò ha comportato costi importanti, non solo di natura finanziaria, che richiedono che l’attenzione dedicata nell’anno appena passato a questo settore non si riduca”.

Ad incidere sulla forte flessione della spesa dei cittadini per prestazioni sanitarie anche l’abolizione del super-ticket, ma che è scattato solo a settembre, e dunque spiega solo parte il fenomeno.

Il dato saliente, che non è affatto una buona notizia, è piuttosto che gli italiani si sono curati di meno, hanno disertato ospedali e ambulatori, hanno annullato le visite di controllo, per fattori oggettivi, visto che molte prestazioni sono state fortemente ridotte causa covid, ma anche per paura di andare all’ospedale, visto a torto o a ragione come luogo a forte rischio contagio.

A conferma che le prestazioni sanitarie vanno considerate come un investimento e non come un costo vivo, c’è il rischio ora che la sensibile flessione in particolare di screening e visite specialistiche comporterà nel medio e lungo periodo ripercussioni in termini di insorgenza e aggravamento di patologie, a cominciare da quelle tumorali, dove carta decisiva è la prevenzione e la diagnosi precoce. Con conseguente e ulteriore impennata della spesa a venire per il sistema sanitario nazionale.

In Abruzzo la flessione è stata in questo senso superiore alla media, del 22,3%, da 71,8 milioni del 2019 ai 55,8 milioni del 2020 e andando nel dettaglio la spesa per ticket sui farmaci sono passati da  34 milioni a 35,7 milioni (-4,5%), la compartecipazione alla spesa per le prestazioni sanitarie da 36,2 milioni a 21,8 milioni, per il ticket per le prestazioni di specialistica ambulatoriale da 35,2  a 21,4 milioni con una flessione del 39,7%

Guardando alle altre regioni la spesa dei cittadini per curarsi è calta in misura maggiore nella Provincia autonoma di Trento  (-35,6%), Piemonte (-29,8%) e Toscana, (-26,8%).

Al contrario si sono registrate flessioni minime in Provincia autonoma di Bolzano, (-3,2%), in Molise,  (-11,2%) e in Campania (-12,1%).

 

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