FOCUS RAPPORTO ANTIGONE: A GENNAIO SU CAPIENZA REGOLAMENTARE DI 1.665 POSTI, C'ERANO 2.091 DETENUTI, OGGI SONO 1.752; DETERMINANTI SCARCERAZIONI FINE PENA E RICORSO AD ARRESTI DOMICILIARI

EFFETTO COVID SULLE CARCERI ABRUZZESI
SI RIDUCE IL SOVRAFFOLLAMENTO IN CELLA

Autore dell'articolo: Filippo Tronca

14 Agosto 2020 07:49

L'AQUILA – L'emergenza sanitaria del coronavirus, almeno un effetto positivo lo ha sortito: il sovraffollamento nelle carceri italiane, uno scandalo di dimensioni planetarie, si è ridotto, anche in Abruzzo, in maniera consistente.

Questo non per le “scarcerazioni facili”, che hanno destato una ridda di polemiche, e che sono state tutto sommato limitate, ma perché a partire da febbraio si è fatto ricorso in prevalenza agli arresti domiciliari dei nuovi destinatari di custodia cautelare, e per alcune categorie di persone recluse, ai fini di prevenire nei limiti del possibile contagi e pericolosi focolai di epidemia dentro le celle piene ben oltre quello che prevedono le leggi nazionali e internazionali a presidio dei diritti umani.

E' quanto emerge dal rapporto di metà anno sulle carceri dell'associazione Antigone. Per quanto riguarda le otto case circondariali abruzzesi al 31 gennaio erano reclusi 2.091 persone, di contro ad una capienza regolamentare di 1.665 posti. In base ai dati aggiornati al 31 luglio i detenuti in carcere sono scesi a 1.742, dunque con un tasso di sovraffollamento decisamente più contenuto, e che rappresenta ancora un emergenza da risolvere realizzando nuovi padiglioni e celle, le case circondariali di Pescara e Teramo.

Venendo ai dati nazionali, le presenze in carcere, a fine luglio, si attestano a 53.619 unità, dopo le misure adottate in marzo con il decreto Cura Italia nella fase di emergenza Covid, e il tasso di affollamento ufficiale si ferma per ora al 106,1%, rispetto al 119,4% un anno fa. Anche se in ben 24 istituti supera ancora il 140% e in tre penitenziari, quelli di Taranto, Larino e Latina, si supera il 170%.

A marzo, in molte carceri italiane si sono registrate sommosse, stroncate a fatica, e anche con detenuti fuggiti e poi nuovamente arrestati. I casi totali di detenuti positivi al Covid-19 fino al 7 luglio – dato disponibile più recente – sono stati 287, con un picco massimo nella stessa giornata di 161. Secondo Antigone, si tratta di “un numero contenuto, ma da non sottovalutare: in rapporto al totale della popolazione detenuta è infatti superiore, sebbene di poco, al tasso di contagio nel resto del Paese”.

Per il coronavirus hanno perso la vita in tutto 4 detenuti, 2 agenti di polizia e due medici penitenziari.

Vedendo nel dettaglio i numeri relativi all’Abruzzo, nel carcere di Avezzano ci sono ora 45 detenuti, al di sotto della capienza regolamentare di 53. Al 31 gennaio erano 77, quindi in situazione di sovraffollamento.

Nel supercarcere dell’Aquila, sono 186 i reclusi, anche qui sotto la soglia di capienza di 235. Al 31 gennaio erano 187.

Nessun problema di sovraffollamento nemmeno a Vasto, 133 detenuti davanti a una capienza di 197. Nel pre-covid erano 150.

Resta il sovraffollamento, ma in diminuzione, nel carcere di Sulmona: 396 detenuti per 328 posti regolamentari. Ma a gennaio i detenuti erano molti di più e molto più stretti: 432 in una situazione ai limiti della sostenibilità.






A Chieti a fronte di una capienza regolamentare di 82 posti ci sono oggi 90 detenuti, a gennaio erano 139.

A Lanciano per 227 posti ci sono 232 detenuti, a gennaio erano 278.

Nel carcere di Pescara per 278 posti regolamentari ci sono 318 detenuti, situazione anche qui migliore rispetto a gennaio, quando erano 392.

Infine la situazione più critica: quella del carcere di Teramo: attualmente ci sono 342 detenuti per 255 posti. Il 31 gennaio erano addirittura 436, di cui 120 stranieri.

Si spiega nel rapporto: “per evitare il rischio che le carceri possano trasformarsi nelle nuove Rsa e che a settembre diventino nuovi focolai bisogna andare avanti con politiche dirette a ridurre la popolazione detenuta”.

In particolare, per “assicurare il distanziamento fisico, la soluzione proposta da Antigone sta nel ricorso alle “misure alternative”: nel dossier si osserva che vi sono oltre 13mila persone detenute che per preclusioni di varia natura permangono in carcere nonostante un residuo pena basso.

Al 20 maggio, riferisce Antigone, in 962 avevano una condanna inferiore a un anno e al 30 aprile 12.519 persone detenute dovevano scontare una pena o un residuo pena inferiore ai 3 anni.

I dati al 30 aprile scorso indicano infine un forte aumento – causato dagli eventi dei primi mesi del 2020 – delle rivolte, che passano dalle 2 degli anni passati alle 37 di quest’anno. Per lo stesso motivo, gli isolamenti sanitari (1.567) sono quasi quattro volte il numero degli isolamenti sanitari messi in atto nel corso di tutto l’anno precedente (425). Stesso discorso per le manifestazioni di protesta collettiva (859) che sono i tre quarti di tutte le manifestazioni di protesta collettiva dell’anno scorso (1.188). In proporzione – si legge nel dossier – risultano leggermente più alti anche i numeri delle aggressioni fisiche al personale di polizia penitenziaria – 311 rispetto alle 827 del 2019, degli atti di contenimento – 220 rispetto ai 488 del 2019 e di altre manifestazioni di protesta individuale – 4.388 rispetto ai 12.146 del 2019.

 

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