ELEZIONI: PIVETTI, “NON EPOCALI E TROPPO DEGRADO”. “BASTA CON AUTONOMIE REGIONALI”

PER EX DOCENTE UNIVERSITA' "LA SAPIENZA": "SITUAZIONE POLITICA E CULTURALE ITALIANA SQUALLIDA". "PERICOLO FASCISTA SE VINCE MELONI? ELEMENTI AUTORITARISMO GIA' PRESENTI".

di Roberto Santilli

22 Settembre 2022 11:20

Italia - Economia, Lavoro, Politica, Politiche 2022

L’AQUILA – Non saranno elezioni epocali, quelle politiche di domenica 25 settembre. Epocale, semmai, è il degrado spaventoso della situazione politica, culturale, sociale ed economica dell’Italia, in un contesto di autoritarismo già presente, regioni depresse come l’Abruzzo vittime delle autonomie regionali, e una guerra alle porte di casa: sintetizziamo così alcuni passaggi dell’intervista a Massimo Pivetti, 82enne già professore ordinario di Economia politica all’Università di Roma “La Sapienza”, dopo aver insegnato nelle università di Pavia, Modena e Napoli, che in carriera si è occupato anche di teoria della distribuzione del reddito, economia degli armamenti, economia internazionale, economia e politica monetaria, storia dell’analisi economica.

“Non vedo nulla di epocale, se per epocale si intende che queste elezioni marcheranno qualche cambiamento epocale – afferma ad AbruzzoWeb Pivetti, che questo giornale ha spesso ospitato anche come relatore di convegni e che a novembre sarà di nuovo in libreria con un libro scritto insieme ad Aldo Barba dal titolo Merci senza frontiere. Come il libero scambio deprime occupazioni e salari -. C’è invece la conferma di una situazione politica e culturale di uno squallore inaudito. C’è qualcosa a sinistra, di molto piccolo e molto embrionale. Per il resto, non c’è nulla di buono”.

C’è chi grida al pericolo fascista se dovesse vincere Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Elementi di autoritarismo sono già molto presenti in Italia, che hanno a che fare con il dominio incontrastato degli interessi forti attraverso i media, attraverso la politica nel suo complesso. Peggio di così mi sembra difficile possa andare. Anche perché, dopo questo c’è solo l’inferno. A preoccuparmi è la situazione storica in cui si trova l’Italia, che sta annegando in un degrado politico, culturale, sociale ed economico spaventoso.

C’è anche una guerra alle porte di casa, quella tra Ucraina e Russia, dopo due anni e passa di cosiddetta emergenza Covid-19…

La guerra mi preoccupa molto. La pandemia ha creato molti problemi, è vero, ma ora c’è la guerra. Che ha già dei risvolti preoccupanti. In un contesto di poche voci critiche azzittite in ogni modo possibile e immaginabile, c’è una russofobia dilagante largamente irrazionale alimentata da una propaganda politica mostruosa, segno che il tasso di subalternità dell’Italia alla Nato non ha eguali in Europa. Mi riesce difficile pensare ad un altro Paese europeo o dell’Unione Europea così subalterno e, aggiungo, così acritico rispetto alla Nato, cioè agli Usa, quindi in tema di politica estera.

Come può finire questo scontro, secondo lei?

Può durare molto. E può finire anche con un olocausto nucleare. Io ho 82 anni, quindi la mia vita l’ho fatta, ma ho paura di chi è più giovane, di chi sta crescendo in questo contesto. Un contesto in cui una potenza egemone, gli Usa, che, da impero morente, è pericolosissimo.

Passiamo all’Abruzzo, regione di centrosud in seria difficoltà. Una regione che si spopola, che si impoverisce e che sembra non abbia altra soluzione che il turismo.

Non scherziamo. Credo che ogni forza progressista che si muova a livello locale, regionale e nazionale, dovrebbe ridimensionare drasticamente il peso del turismo nell’economia italiana. Non è possibile andare avanti con questa enfasi sul turismo. Nel libro che uscirà a novembre, tra l’altro, a questo argomento abbiamo dedicato un intero capitolo.

Come se ne esce, allora?

Si deve iniziare da un forte ridimensionamento delle autonomie regionali. Occorre tornare al rafforzamento dello Stato centrale, occorre ricentralizzare. Tornare indietro, insomma. Capisco che in un momento del genere, in cui è tutto messo molto male, contrapporre lo Stato alle Regioni può sembrare leggermente patetico, ma in una prospettiva, in un percorso progressista, è ora di finirla con questa storia delle autonomie locali. Abbiamo visto i danni, le schifezze, in tutti i settori, sanità compresa. Ma qui serve reindustrializzare, alzare il livello, occuparsi di cose importanti con la forza e la serietà che solo lo Stato possiede.

In chiusura. Lei è sempre stato molto critico sull’Euro: crede che il progetto sia arrivato al capolinea, con un possibile crollo, oppure continuerà ad esistere?

Non è facile che crolli. Le resistenze sono moltissime. Dire Euro significa dire sconfitta, azzeramento del potere contrattuale dei salariati e dei ceti popolari in generale. E chi ha vinto difficilmente mollerà.

blank

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA
Download in PDF©

    Ti potrebbe interessare: