ELEZIONI: FEBBO MINACCIA CRISI IN REGIONE, “SE VOGLIONO CACCIARMI FACCIANO PURE”

6 Ottobre 2020 20:31

Regione: Politica

CHIETI – “Sono un credente ma non porgo l’altra guancia, decidessero loro, se vogliono cacciarmi vado all’opposizione che avrebbe 15 consiglieri contro i 16 della maggioranza: e si deve considerare che ho altri due consiglieri di FI ai quali mi lega una profonda amicizia. Se vogliono fare un danno sopra un altro, facessero pure”.

Con parole serene ma ferme l’assessore regionale al Turismo, il forzista Mario Febbo, risponde alle critiche che gli sono piovute addosso dopo la sconfitta del centrodestra a Chieti, dove l’azzurro con larga parte dei berlusconiani, al primo turno ha appoggiato il candidato Bruno Di Iorio, sostenuto da civiche ma anche da parti di centrosinistra.

Al ballotaggio l’assessore, al centro degli strali della Lega che ha chiesto la sua testa in Regione, è tornato nuovamente nel centrodestra virando sul candidato sindaco, l’ex consigliere regionale e parlamentare Fabrizio Di Stefano, che però dopo aver vinto nettamente al primo turno, ha perso con il portacolori del centrosinistra Diego Ferrara.

Le ultime accuse nei suoi confonti sono arrivate oggi da parte di Di Stefano e del coordinatore regionale della Lega, il deputato aquilano Luigi D’Eramo, un una conferenza stampa di esame del voto.

“A mio avviso, con serenità dobbiamo fare un esame di quello che è successo per prepararci alle elezioni dell’ex prossima primavere che vedono al voto comuni importanti – spiega ancora Febbo – Dobbiamo capire quali sono stati gli errori che abbiamo fatto, cerchiamo di non ripeterli e andiamo a vincere il prossimo anno non disperdendo il buon governo del centrodestra in Regione e negli altri enti amministrati”.

Difende la scelta di aver corso al primo turno delle elezioni di Chieti, fuori dal centrodestra e lo fa sottolineando che anche i suoi grandi accusatori, il candidato sindaco del centrodestra nel capoluogo teantino, Di Stefano, ex consigliere regionale e parlamentare di An, Pdl e Fi, ora alla Lega, uscito sconfitto al ballottaggio, e il coordinatore regionale D’Eramo, in passato si sono comportati allo stesso modo.

“Sono due enti che non c’entrano niente, si tratta di elezioni comunali e non di quelle regionali: ci sono tanti esempi di politici che hanno fatto scelte diverse in enti diversi, anche lo stesso D’Eramo nel 2012 non stava con il Centrodestra. Anche Di Stefano alle regionali del febbraio 2019 ha sponsorizzato Legnini e il Centrosinistra. Ci sono anche altri leghisti andati in quella direzione”.

“Dieci mesi fa avevo detto che sulla istanza della Lega non c’era nulla da dire alla luce della capacità professionali e politiche di Fabrizio Di Stefano, ma il problema era legato al fatto che a Chieti ci sarebbe voluta una candidatura di rottura rispetto al passato giudicato molto negativamente visto il declino della città, segnata tra l’altro da un calo demografico da 57mila abitanti a 50mila – prosegue – Ho indicato mille percorsi da fare, anche con lo stesso Di Stefano candidato, bocciati sempre con arroganza dalla Lega. A quel punto, sono stato costretto, non Febbo, ma sulla spinta di tutto il gruppo consiliare uscente, a fare un altro discorso”.

Secondo l’assessore forzista, “al ballottaggio sui numeri è emerso che la scelta è stata sbagliata: infatti quando hanno tirato le liste, Di Stefano è stato nettamente avanti, nell’uno contro uno è venuto fuori quello che dicevamo da dicembre. Avremmo dovuto fare un’altra scelta, ad esempio fare le primarie, almeno la candidatura sarebbe stata vagliata dal territorio e non da chi non c’è”.

“E sarebbe andata diversamente. C’era il tempo per riflettere visto anche il rinvio delle elezioni da maggio a settembre. Poi le cose si sono aggravate dal momento che il coordinatore legjsta D’Eramo durante la campagna elettorale si è messo a dire che bisognava cacciarmi dalla Giunta con la reazione sdegnata di tutti essendo io l’assessore regionale di riferimento di Fi nella provincia”, spiega ancora Febbo che conclude con un pensiero sul suo posto in Giunta.

“Se qualcuno vuole trasferire il problema delle comunali con le regionali deve anche capire che in Giunta sono sorretto da tre consiglieri e che né il mio partito, né il governatore Marsilio mi ha accusato di nulla. Ma di cosa stiamo parlando?”.

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