ELEZIONI L’AQUILA: EMAIL E TELEFONATE PER CHIEDERE VOTI, DENUNCE INCROCIATE DI STEFANO E BIONDI

EX ASSESSORE PD, "VIOLATA MIA PRIVACY PER SOSTENERE IL MEDICO TAL DEI TALI". SINDACO E RICANDIDATO, "MEDICI FAMIGLIA INVIANO EMAIL A SOSTEGNO DI DI BENEDETTO, DIRIGENTI SCOLASTICI DI PEZZOPANE"

7 Giugno 2022 10:11

L'Aquila - Politica

L’AQUILA – Pubbliche denunce di telefonate che disturbano la quiete e la privacy , non per vendere abbonamenti e proporre offerte di telefonia mobile, ma per chiedere il voto candidato medico e Tal dei Tali, utilizzando i numeri cellulari, che servirebbero per esclusive ragioni mediche.

Medici di famiglia e dirigenti scolastici che utilizzano per chiedere il voto ai candidati sindaci, le mail dei propri mutuati e assistiti, o dei professori e del personale scolastico.

Accade a L’Aquila, nelle ultime concitate ore di campagna elettorale in vista del voto di domenica prossima, e dove evidentemente non si bada al sottile, per conquistare fino all’ultima preferenza.

La denuncia incrociata arriva da una parte dall’ex assessore comunale alla Ricostruzione, uno dei pezzi grossi del Partito democratico del capoluogo d’Abruzzo, Pietro Di Stefano, che definisce l’esperienza “inaccettabile”, senza però fare il nome del medico a nome del quale gli è stato chiesto il voto e scatenando parecchi commenti sotto il post. Si potrebbe supporre che il nome “suggerito” sia candidato nel campo del centrodestra, vista l’appartenenza politica di Di Stefano.

Dall’altra parte il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, Fdi, ricandidato per il centrodestra per un sec0ndo mandato, e che durante il suo intervento ieri sera all’incontro elettorale di Livio Vittorini, ha fatto nomi e cognomi dei politici oggetto di “endorsement”, ovvero gli avversari: la candidata del centrosinistra, la deputata dem Stefania Pezzopane, e del candidato civico, consigliere comunale e regionale, Americo Di Benedetto.

Ha scritto dunque nel suo profilo facebook Di Stefano: “Per la seconda volta e sempre dallo stesso numero, vengo raggiunto da una telefonata ‘cerca voto’: sin qui nulla di strano in questo periodo elettorale e, aggiungo, in questa pazzesca deriva di violazione continua della quiete. Però stavolta mi agito quando sento il nome del candidato che l’altra voce mi sponsorizza: il dottor Tal dei Tali, infatti, è uno specialista dal quale ho fatto una visita medica puntuale e ben pagata. Gentilmente rispondo di lasciar perdere poi ci ripenso e chiedo da chi ha avuto il numero del mio telefono. La risposta: ‘ce lo ha dato il dottore, dalla lista dei suoi pazienti’”.

“Sono andato a visita – si legge sul profilo di Di Stefano – avevano il mio cellulare per esclusive ragioni mediche e ora quel numero e nome, sono stati messi alla mercé di persone terze e usati per richieste di voto con una pesante violazione della privacy delle persone. Ancora di più ci sono rabbia e delusione per come un bravo e stimato professionista si possa abbassare a un metodo di ricerca del consenso certamente non all’altezza del suo nome”.

“Cari medici – ha scritto quindi l’ex assessore – voi avete una grande influenza sui vostri pazienti/elettori ma se dovete chiedere il voto, fatelo con stile, di persona e soprattutto spiegate anche perché vi candidate visto che spesso vi lamentate di ‘non avere tempo manco per respirare’. Credo nel vostro valore civico e umano e vi rispetto, ma per cortesia oltre a tenere alto il giuramento di Ippocrate fate in modo che il paziente non confonda mai il vostro essere medico con l’essere politico”.

“Insomma fugate il dubbio che è civismo non carriera perché la politica, la politica pulita la si difende anche così”, ha chiosato.

Non le manda a dire nemmeno Biondi: “in questi giorni accadono cose inaudite: ci sono medici di famiglia che hanno utilizzato le mail dei propri mutuati e dei propri assistiti per chiedere di votare per Americo di Benedetto. Ci sono dirigenti scolastici che hanno utilizzato le mail dei professori e del personale che lavora dentro le scuole, per chiedere di votare Stefania Pezzopane”.

E assicura: “se un dirigente del Comune, si fosse permesso di utilizzare il suo potere e la sua posizione dominante per chiedere a un funzionario, a un dipendente, ad un operaio del comune dell’Aquila di votare per me, lo sapete cosa avrei fatto? Non gli avrei fatto l’applauso a quello là,  lo avrei sbattuto fuori a calci”.

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