ELEZIONI: LETTA, “SALARIO MINIMO E BASTA PRECARIETÀ”, “PNRR LEVA PER FAR DECOLLARE ABRUZZO”

IL LEADER DEL PARTITO DEMOCRATICO: "NO ALLA DESTRA CHE GUARDA ALL’UNGHERIA DI ORBAN, CREDE ANCORA NEI COMBUSTIBILI FOSSILI, VUOLE UN’EUROPA DEGLI EGOISMI NAZIONALI, NON E’ CHIARA NEI SUOI RAPPORTI CON PUTIN". "CENTRISTI PRESENTANO RICETTE VECCHIE DI VENT’ANNI", "REDDITO CITTADINANZA STRUMENTO DI LOTTA CONTRO LA POVERTÀ, VA RICALIBRATO, NON DEMONIZZATO".

20 Settembre 2022 08:11

Regione - Politiche 2022

L’AQUILA – Spendere presto e bene in Abruzzo i 3 miliardi del Pnrr, per far decollare il turismo, per frenare lo spopolamento delle aree interne, per mettere in sicurezza il territorio dal punto di vista idrogeologico, ed evitare tragedie come quella delle Marche. Priorità nazionale il taglio del cuneo fiscale, “meno tasse per chi lavora “per permettere di avere fino a una mensilità in più alla fine dell’anno e facilitare le assunzioni”, introduzione del salario minimo,  e “basta stage gratuiti per i giovani”.

Ricette per risollevare l’Italia, illustrati nell’intervista in esclusiva d Abruzzoweb e branditi in questi ultimi giorni di campagna elettorale dal segretario nazionale del Partito democratico, Enrico Letta, alla conquista di quel 40% di elettori italiani indecisi e che alle urne hanno detto di non volerci andare. Convinto che lo scenario restituito dai sondaggi di una settimana fa non rispecchia più lo stato delle cose presenti, e che il centrosinistra è in forte recupero, mentre il centrodestra perde terreno.

Nella seconda della serie di interviste che vedrà come interlocutori i leader nazionali dei partiti in corsa per le elezioni di domenica prossima, Letta, docente universitario, ex presidente del Consiglio dall’aprile 2013 al febbraio 2014 e più volte ministro, attacca la destra che guarda all’Ungheria di Viktor Orban, “crede ancora nei combustibili fossili”, vuole “un’Europa degli egoismi nazionali”, e  che “continua a non essere chiara con la Russia”, visti “i rapporti di Matteo Salvini con il Cremlino”.

Onorevole Enrico Letta, quali sono le principali misure a favore dell’Abruzzo su cui intende prendere impegni?

Il PNRR per l’Abruzzo prevede oltre 3 miliardi, più le risorse del fondo complementare per il Centro Italia: dobbiamo spendere bene questi soldi per creare nuova occupazione e interventi strutturali. Dobbiamo combattere lo spopolamento dando prospettive di vita e lavoro a chi vuole restare in questa bellissima Regione che ha grandi potenzialità. Penso per esempio al settore del turismo, grazie alla bellezza della costa e delle aree interne. Nel nostro programma c’è il rilancio dell’Agenzia Nazionale del Turismo (ENIT) per dare una strategia complessiva a tutto il Paese lavorando con le Regioni. Ma ci sono anche alcune fragilità. Per esempio, sappiamo che la crisi idrica negli ultimi mesi ha avuto un impatto molto forte qui. I comuni abruzzesi capoluogo sono tra quelli con la dispersione idrica più alta. Noi proponiamo un Piano nazionale per l’acqua, la siccità e il dissesto idrogeologico, con la costruzione di nuovi invasi e incentivi per il recupero delle acque. La tragedia delle Marche ci dice che non è più possibile rinviare. Bisogna intervenire subito per la messa in sicurezza del nostro territorio e invertire la rotta per combattere il cambiamento climatico. E le faccio notare che in Abruzzo i nostri candidati sono abruzzesi, che conoscono questa terra e ciò di cui ha bisogno. La destra ha candidato quattro persone, compresa Giorgia Meloni che hanno poco a che fare con l’Abruzzo.

Cosa la spaventa dell’idea di Paese che ha il centrodestra?

L’idea di Paese che ha la Destra è diametralmente opposta alla nostra visione. Noi chiediamo più diritti, loro guardano l’Ungheria di Orban. Noi vogliamo investire sulle rinnovabili e combattere con forza il cambiamento climatico – e l’ultima tragedia nelle Marche ci dice quanto sia urgente invertire la rotta- loro credono ancora nei combustibili fossili. Noi vogliamo un’Europa più forte, unita e vicina ai cittadini, loro vogliono un’Europa degli egoismi nazionali. Noi vogliamo uno sviluppo economico che non lasci indietro nessuno, loro propongono la flat tax e i condoni per gli evasori. Come vede ci sono due idee opposte rispetto a come immaginiamo il futuro dell’Italia e la sua collocazione in Europa e nel mondo.

Lei ha detto più volte che al centro dell’azione del prossimo governo, se vincerà il centrosinistra, ci sarà il lavoro: in concreto con quali riforme e iniziative legislative?

Il lavoro è il tema centrale del nostro programma. La prima misura che vogliamo introdurre è il​ ​taglio del cuneo fiscale perché le buste paga dei lavoratori sono le uniche ferme mentre
aumentano i prezzi di tutto il resto. Meno tasse per chi lavora per permettere di avere fino a una mensilità in più alla fine dell’anno e facilitare le assunzioni. Vogliamo poi approvare una forma di salario minimo che garantisca la dignità del lavoro. È inaccettabile che nel nostro Paese ci siano persone che guadagnano 3 o 4 euro all’ora. Bisogna incentivare la stabilità dei contratti e il lavoro a tempo indeterminato, come già ha fatto in Europa la Spagna. E infine, basta stage gratuiti per i giovani che cominciano a lavorare. Come possiamo pensare che i nostri ragazzi e le nostre ragazze diventino autonomi, mettano su famiglia o vadano a vivere fuori di casa se non hanno un lavoro retribuito?

Al di là dei dossier del Dipartimento di Stato americano, come giudica i rapporti della Lega in particolare con la Russia di Putin e le attuali posizioni di Salvini su invio armi all’Ucraina e sulle sanzioni al paese invasore?

La destra continua a non essere chiara con la Russia. I rapporti di Matteo Salvini con il Cremlino restano un problema per il nostro Paese, non dimentichiamoci i viaggi programmati e poi saltati solo per il clamore che hanno suscitato, o il patto che ha siglato con Russia Unita che è ancora lì. Questa vicinanza la vediamo anche oggi, con Salvini che chiede di annullare le sanzioni malgrado sia palese che le misure contro la Russia stiano funzionando e siano l’unico modo per spingere il Cremlino ad arrivare a un accordo, per trovare una pace duratura. Arrendersi farebbe solo il gioco del più forte. Per l’Italia, agire unilateralmente sarebbe un errore. Solo in partnership con i nostri alleati possiamo fare l’interesse dei cittadini, fermare la crisi energetica e questa terribile guerra.

È stato un buon servizio al Paese far cadere il governo Draghi?

Chi ha fatto cadere il governo Draghi ha tradito l’Italia. Conte, Berlusconi e Salvini hanno commesso un grave errore, di cui tutti gli italiani e le italiane stanno già pagando le conseguenze.

Draghi sarà solo un’autorevolissima meteora nei cieli della politica italiana, oppure potrebbero crearsi le condizioni di un suo ritorno in sella?

Una personalità straordinaria come Mario Draghi è una risorsa per il nostro Paese. Ma sul punto è stato chiarissimo: non è disponibile per un secondo mandato. Spero che adesso Calenda e Renzi, smettano di strumentalizzarlo per guadagnare consensi ma soprattutto credibilità che da soli sanno di non avere. Come Totò e Peppino hanno provato a vendere la fontana di Trevi ai turisti sprovveduti. Ma sono stati smascherati dal diretto interessato.

La politica energetica a venire, i cui tempi sono dettati ora dall’emergenza, dovrà contemplare anche estrazioni di gas in terra e mare italiano e rigassificatori?

L’abbiamo detto chiaramente sin dall’inizio della campagna elettorale. L’Italia deve puntare tutto sulle energie rinnovabili per realizzare la transizione ecologica. Oggi però ci troviamo in uno stato di emergenza senza precedenti, con l’aumento dei prezzi dell’energia e il ricatto del gas di Putin. Ecco perché ci siamo detti favorevoli ad utilizzare, in via temporanea ed emergenziale, i rigassificatori. Devono essere soluzioni ponte, da tenere attivi pochi anni. Sia chiaro, però: bisogna coinvolgere i territori e lavorare in accordo con loro, come ha fatto per esempio l’amministrazione locale a Ravenna, che ha trovato un accordo fra le parti sociali e la cittadinanza.

I centristi l’accusano di aver spostato troppo a sinistra la barra del Pd, cosa risponde?

Credo che il dibattito sulle etichette interessi molto poco ai cittadini. In questa campagna elettorale abbiamo messo a punto un programma per rispondere alle necessità concrete delle persone: abbassamento delle tasse sul lavoro, salario minimo, interventi straordinari per l’energia, stop al lavoro precario, investimenti sulle rinnovabili. Sono misure per garantire sviluppo, protezione e sicurezza, per affrontare il disagio crescente che abita la società italiana. Chi si rifiuta di vederlo e continua a presentare ricette vecchie di vent’anni vive in un’altra età politica.

Reddito di cittadinanza: c’è chi vuole abolirlo, chi riformarlo, cosa esattamente propone Unione democratica e progressista?

Il reddito di cittadinanza è uno strumento importantissimo di lotta contro la povertà. Ce lo dicono i numeri. Da quanto è stato introdotto, il reddito ha fatto sì che più di un milione di cittadini non scivolasse sotto la soglia della povertà assoluta. Chi lo demonizza evidentemente non ha ben presente la situazione nel nostro Paese. Dall’altra parte, questa misura non è stata efficace nell’aiutare le persone a trovare un lavoro. Su questo bisogna fare di più. Il reddito di cittadinanza va quindi ricalibrato migliorando i criteri di erogazione e le modalità di inserimento nel mercato del lavoro, disincentivando la convenienza a percepire passivamente il sussidio.

Quale è la vera, profonda ragione dell’astensionismo, che sarà con ogni probabilità il primo partito in Italia?

L’astensionismo è un fenomeno complesso che non deve essere sottovalutato. In parte, è dovuto alle incoerenze della politica. Soltanto nell’ultima legislatura, più di 400 parlamentari hanno cambiato casacca, tradendo il mandato degli elettori. Abbiamo una legge elettorale che impedisce ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento. Abbiamo avuto 6 diversi governi negli ultimi 10 anni, un problema strutturale dovuto al sistema dei partiti che il presidenzialismo della Destra non può risolvere. Soprattutto, c’è una sensazione diffusa che la politica non sia più in grado di migliorare la vita delle persone. In un mondo digitale in continuo mutamento, la democrazia appare lenta e incapace di gestire fenomeni complessi. Noi pensiamo che non sia così. Con i nostri candidati e con la forza delle nostre idee, vogliamo dimostrare che nessun destino è già scritto. Un Paese che rinuncia alla rappresentanza democratica è condannato a un destino buio. Non votare vuol dire lasciare che altri decidano al tuo posto.

A Napoli anche 1.232 laureati partecipano ad un concorso per 500 posti da netturbino. È il fallimento del sistema Paese?

È il segno di un sistema disfunzionale. Da una parte abbiamo aziende che non riescono a trovare lavoratori da assumere, dall’altra ci sono tantissime persone che fanno lavori sottopagati e per cui sono ultra-formati. Bisogna incrociare meglio la domanda e l’offerta di lavoro, puntando sulla formazione e sull’inserimento nel mercato. La nostra proposta? Rafforzare i centri per l’impiego e investire di più su ricerca e università, perché è da lì che possiamo fare il salto di qualità e creare migliori posti di lavoro. Noi vogliamo combattere il lavoro povero e dare futuro a tutti quei giovani che oggi emigrano. E lo vogliamo fare con proposte concrete e attuabili: subito un piano di assunzioni di 300mila giovani nella Pubblica Amministrazione per attuare il Pnrr.

I CANDIDATI IN ABRUZZO DEL PD E PROGRESSISTI E DEMOCRATICI

In Abruzzo capolista al proporzionale al Senato è Michele Fina, segretario Pd Abruzzo,  Luciano D’Alfonso, senatore e presidente della Commissione Finanze del Senato, ex presidente della Regione. invece capolista alla Camera.

Al proporzionale al Senato in seconda posizione c’è Stefania Catalano, consigliera comunale a Pescara, insegnante di sostegno e sindacalista. In terza posizione Ernesto Graziani avvocato, sindaco di Paglieta (Chieti) e presidente del consiglio direttivo dell’Autorità per la Gestione Integrata dei Rifiuti  (Agir).

Al proporzionale alla Camera dietro D’Alfonso, c’è Stefania Di Padova assessora al Bilancio al Comune di Teramo. A seguire Fabio Ranieri, aquilano, funzionario di Abruzzo Progetti (società di ingegneria della Regione Abruzzo), e coordinatore regionale di Articolo 1. In quarta posizione Emma Zarroli del Partito socialista,  avvocato di Martinsicuro.

All’uninominale al Senato Abruzzo c’è Massimo Carugno di Sulmona, avvocato, della Segreteria nazionale Psi.

All’ Uninominale Camera di Chieti, Elisabetta Merlino, di Lanciano, avvocata, già assessora comunale e vice segretaria regionale del Pd.

All’Uninominale Camera Pescara-Teramo c’è Luciano Di Lorito, dirigente Cna, eletto due volte sindaco di Spoltore.

All’Uninominale Camera L’Aquila-Teramo infine Rita Innocenzi, come indipendente, sindacalista da 27 anni, nell’esecutivo regionale della CGIL Abruzzo-Molise.

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