ELEZIONI: MAGI, “SOGNO GLI STATI UNITI D’EUROPA”. “PER ABRUZZO INCLUSIONE E SOSTENERE RICERCA”

INTERVISTA A PRESIDENTE NAZIONALE DI + EUROPA, "SPAVENTATO DA MELONI E SALVINI ALLEATI DI ORBAN E DA BERLUSCONI CHE VANEGGIA L’INTENZIONE DI PUTIN DI ‘METTERE A KIEV PERSONE PER BENE’", "PROGRAMMA CENTRODESTRA COSTEREBBE DAI 111 AI 165 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO, FILM GIA' VISTO"; "SULLA DROGA REPRESSIONE E PROIBIZIONISMO FALLIMENTARI"

23 Settembre 2022 18:28

Regione - Politiche 2022

L’AQUILA  – “ll nostro obiettivo è quello degli Stati Uniti d’Europa, un’unione di stati federati che assuma il rilievo delle altre grandi potenze mondiali nei tavoli di trattativa internazionale, partendo dal peso dei propri 500 milioni di cittadini e del PIL complessivamente considerato. Un’Unione capace di agire con una sola voce per le sfide mondiali di oggi”.

Questa l’architrave della proposta politica di +Europa, per voce di Ricardo Magi, presidente nazionale del partito in corsa alle elezioni di domenica, alleato con il Partito democratico, Impegno civico e Alleanza Verdi-Sinistra.

Nell’intervista ad Abruzzoweb, Magi si dice spaventato da “Meloni e Salvini alleati di Orban, di Berlusconi che vaneggia l’intenzione di Putin di ‘mettere a Kiev persone per bene'”, di un centrodestra che agli elettori promette un programma che “costerebbe dai 111 ai 165 miliardi di euro all’anno”.

Definisce le politiche sulla droga proibizioniste “un fallimento”, e invita a guardare “alle grandi democrazie come USA e Canada, Paesi in cui legalizzando la cannabis è stato possibile intraprendere una vera lotta alla criminalità creando un nuovo mercato legale, che in Italia porterebbe 5-7 miliardi nelle casse dello Stato sottraendoli alla criminalità”.

Per l’Abruzzo + Europa propone di “monitorare e migliorare le politiche di inclusione, soprattutto nelle aree interne e nelle zone ad alta intensità produttiva, per favorire l’inclusione di lavoratori, anche stranieri, e delle categorie fragili. Sostenere la ricerca scientifica dei centri di eccellenza presenti nel territorio regionale, in particolare per valorizzare l’agricoltura”.

Riccardo Magi, cosa propone + Europa per il territorio abruzzese?

Come +Europa, coi nostri candidati – di cui i capolista sono Carla Taibi alla Camera e Michele Usuelli per il Senato – proponiamo monitorare e migliorare le politiche di inclusione, soprattutto nelle aree interne e nelle zone ad alta intensità produttiva, per favorire l’inclusione di lavoratori, anche stranieri, e delle categorie fragili. Sostenere la ricerca scientifica dei centri di eccellenza presenti nel territorio regionale, in particolare per valorizzare l’agricoltura. Promuovere politiche attive del lavoro che contribuiscano a contenere la spinta all’emigrazione soprattutto dei giovani abruzzesi, favorendo l’attivazione forme di credito bancario per sostenere le loro iniziative di formazione e studio, nonché di intrapresa imprenditoriale. Promuovere il modello delle comunità energetiche locali, su base comunale, per migliorare l’approvvigionamento dell’energia sostenibile a costi contenuti. Favorire iniziative di rivalutazione territoriale, specie dei numerosi borghi, con progetti artistico-culturali che hanno già dimostrato in varie realtà di poter promuovere crescita e occupazione. Dedicare attenzione alla situazione dell’edilizia carceraria e alle condizioni di vita dei detenuti nonché di lavoro degli operatori di giustizia, affinché la pena per i condannati e la dignità del lavoro per i lavoratori siano conservate nell’alveo della nostra Costituzione repubblicana.

Analogie e differenze con il vostro alleato Pd.

Le analogie sono ovviamente tante, a partire dal posizionamento internazionale e dai principi di fondo che ci guidano, che si traducono nelle proposte politiche contenute dell’accordo politico ed elettorale che abbiamo sottoscritto. Ci distinguiamo nelle risposte più radicali che diamo sui temi dei diritti civili e delle libertà individuali; in campo economico ci distingue un approccio più liberale e pro-concorrenza.

Quali le principali battaglie e istanze intendete portare avanti, a prescindere se sarete in maggioranza o all’opposizione nel futuro governo?

Da quando siamo nati siamo sempre dalla stessa parte: quella dell’Europa, dei diritti civili e delle libertà dei cittadini. Liberalizzazione della cannabis, eutanasia, diritti civili, riforma della cittadinanza e delle politiche migratorie, garanzia del diritto delle donne di poter abortire e libertà della ricerca scientifica sono alcuni dei temi che ci contraddistinguono; abbiamo lottato, e continueremo a farlo – a maggior ragione se saremo all’opposizione – per rendere più libere e consapevoli le vite dei cittadini e delle cittadine italiane e per contrastare politiche retrograde che si pongano nel solco del sovranismo e delle democrazie illiberali.

Guerra in Ucraina, Putin fuori controllo, minacce di utilizzo delle armi nucleari: come se ne esce?

La minaccia nucleare e i finti referendum per annettere alla Russia un pezzo di territorio dell’Ucraina dimostrano quanto Putin si senta debole in questa fase. L’escalation che ha prospettato ha avuto l’effetto di isolarlo ancora di più; basti considerare che all’ultima Assemblea delle Nazioni Unite, la Cina, finora il suo alleato più forte, si è smarcata. È importante che l’Europa, gli Stati Uniti e i loro partner democratici continuino ad essere compatti e fermi sulla strada intrapresa, sostenendo anche militarmente l’Ucraina e mantenendo le sanzioni; l’auspicio è che il crescente dissenso da parte della popolazione, determinato anche dalla crisi economica, spingano Putin ad aprire la strada diplomatica, che finora ha nei fatti sbarrato.

Salvini e Meloni promettono politiche proibizioniste ed ultra repressive in tema di consumo di droga…

I dati parlano chiaro: le politiche proibizionistiche sono fallimentari, basta osservare i risultati prodotti dalla legge Fini-Giovanardi da cui il nostro Paese fa ancora fatica ad uscire. Salvini vaneggia di combattere la droga casa per casa, strada per strada. Con il progetto “Scuole sicure” voluto da Salvini durante il governo Conte sono stati stanziati 2,5 milioni di euro, impiegando oltre 26 mila agenti delle forze dell’ordine e setacciando scuola per scuola, classe per classe, zaino per zaino. Il risultato? Lo 0,004% della Cannabis sequestrata quell’anno. La lotta alla droga per Salvini significa braccare i piccoli consumatori rovinandogli la vita, criminalizzandoli, alimentando lo stigma sociale. L’unica prevenzione possibile si fa attraverso un’informazione puntuale e credibile. L’Italia ha il diritto di essere un Paese moderno: i nostri modelli devono essere le grandi democrazie come USA e Canada, Paesi in cui legalizzando la cannabis è stato possibile intraprendere una vera lotta alla criminalità creando un nuovo mercato legale, che in Italia porterebbe 5-7 miliardi nelle casse dello Stato sottraendoli alla criminalità.

Cosa la spaventa di questa destra?

Mi spaventano Meloni e Salvini alleati di Orban, come hanno ribadito da ultimo con il loro voto al Parlamento europeo. Mi spaventa Berlusconi che vaneggia l’intenzione di Putin di “mettere a Kiev persone per bene” anziché condannarlo come aggressore responsabile di gravissime violazioni del diritto internazionale. Mi spaventa un partito, come Fratelli d’Italia, che presenta proposte di riforma della Costituzione per sancire il primato del diritto nazionale sul diritto europeo e internazionale – che, peraltro, significherebbe disgregare la stessa comunità economica e l’euro – e che sostiene i post-franchisti di Vox. In questa coalizione di moderato non c’è più nulla, il substrato culturale prevalente è quello dell’ultradestra sovranista e dei regimi illiberali loro alleati, nonostante la parvenza di cui si sono dotati durante la campagna elettorale. Basta guardare cosa accade nei paesi in cui questi partiti sono al Governo, come l’Ungheria, per capire cosa c’è da temere: una strada che porta dritti fuori dall’Unione europea e dalla democrazia.

Conviene, è opportuno, abolire il reddito di cittadinanza con milioni di italiani alla fame?

Noi non vogliamo abolirlo, ma è chiaro che il reddito di cittadinanza così com’è oggi non funziona. Bisogna riformarlo nella direzione indicata dal Governo Draghi per favorire chi ha più bisogno e ridurre gli effetti negativi sul mercato del lavoro. Per evitare che il sussidio disincentivi il lavoro, Più Europa già nel programma del 2018 aveva proposto un meccanismo di contrasto alla povertà meno costoso del Reddito di cittadinanza che avrebbe garantito un sostegno ai lavoratori poveri (i c.d. “working poors”) che indicizzava gli importi dell’assegno al costo della vita. Sulle politiche attive servono interventi profondi per potenziare i centri per impiego – che hanno dimostrato di non funzionare, specie con l’aggiunta del cd. navigator – e su questo credo che sia complicato arrivare ad una soluzione che ci avvicini ai modelli virtuosi del nord Europa senza passare per una riforma costituzionale sulle competenze regionali.

Quale deve essere il rapporto tra Stato e mercato, in epoca di finanziarizzazione dell’economia, “capitalesimo”, speculazioni, ultima quella sul prezzo del gas?

La risposta va cercata caso per caso. In generale, bisogna sempre valutare con attenzione le politiche pubbliche che si intendono porre in essere, sia in termini di efficacia che di possibili conseguenze non intenzionali, soprattutto in un mondo globalizzato in cui eventuali norme restrittive a livello nazionale possono essere facilmente aggirate. Questo vale sia per le politiche meramente regolatorie che per quelle in cui lo Stato fa l’imprenditore. Per fare un esempio, non è un mistero che il superbonus, uno dei programmi di investimento più costosi posti in essere dal Governo degli ultimi anni, abbia giocato un ruolo determinante nell’aumento dei prezzi delle materie prime.

La crisi avanza e il debito già enorme dell’Italia cresce, e siamo in una fase che necessita politiche economiche espansive e di emergenza…

Per questo c’è bisogno di più Europa, basti pensare all’importanza della risposta comune data dai Paesi europei sia durante che dopo la pandemia, che per l’Italia si è tradotta in ben 200 miliardi di euro per le riforme e gli investimenti previsti dal PNRR. C’è chi invece, come Fratelli d’Italia, il PNRR non lo ha mai votato, né in Europa né in Italia, e parla addirittura di ridiscuterlo, con il rischio di far saltare tutto. Anche per rispondere alle sfide che ci troviamo di fronte in campo energetico e, di riflesso, economico e sociale, c’è bisogno di risposte europee oltre a interventi emergenziali immediati. Smettendola però con la politica dei bonus per tutto, sganciati da qualsiasi ottica di lungo periodo ma volti solo ad accrescere il consenso elettorale, e smettendola di proporre riforme inique che, insieme alla spesa altissima che paghiamo per ripagare gli interessi sul debito pubblico, finiranno sul conto delle nuove generazioni. Basti dire che l’Osservatorio conti pubblici italiani ha calcolato che le proposte contenute nel programma della destra costerebbero dai 111 ai 165 miliardi di euro all’anno; basta questo per capire su quale strada pericolosa potrebbe portarci un governo di centro-destra, replicando un film purtroppo già visto nel 2011.

In che senso “più” Europa, cosa deve essere modificato, accresciuto rispetto all’attuale assetto e funzionamento dell’Unione?

Il nostro obiettivo è quello degli Stati Uniti d’Europa, un’unione di stati federati che assuma il rilievo delle altre grandi potenze mondiali nei tavoli di trattativa internazionale, partendo dal peso dei propri 500 milioni di cittadini e del PIL complessivamente considerato. Un’Unione capace di agire con una sola voce per le sfide mondiali di oggi, aumentando il bilancio (attualmente pari a quello della Regione Lazio) ed estendendo la metodologia solidaristica del debito comune per affrontare le emergenze più significative. Inoltre è fondamentale superare il voto all’unanimità in seno al Consiglio, estendendo il voto a maggioranza qualificata in materie chiave come la politica estera e di difesa comune (quest’ultima non in alternativa ma complementare alla NATO), la politica sociale, la fiscalità, la politica migratoria e dell’asilo.

 

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