ELEZIONI: PARAGONE, “VIA DA EURO, NO ARMI A UCRAINA”, “ABRUZZESI, DATE FIDUCIA AD ITALEXIT”

INTERVISTA A SENATORE LEADER E FONDATORE PARTITO IN CORSA IL 25 SETTEMBRE: "COMMISSIONE INCHIESTA SU GESTIONE COVID", “ITALIA SIA PAESE NEUTRALE, NATO OBSOLETA". "CON LA VITTORIA DEL CENTRODESTRA NON CAMBIEREBBE NULLA: EUROMELONI, EUROSALVINI, EUROLETTA, EUROCALENDA, EUROGRILLINI... SERVONO TUTTI LO STESSO PADRONE E FARANNO GOVERNO MINESTRONE GUIDATO DA UN TECNICO".

21 Settembre 2022 17:51

Italia - Politiche 2022

L’AQUILA – “Uscire dall’euro e dai trattati europei e ricostruire l’Italia a partire dalla sovranità monetaria”, affermare una “visione completamente diversa da quella imposta dalla propaganda neoliberista”, istituire  una commissione d’inchiesta sull’emergenza Covid che “ha accelerato una dinamica che era già proiettata verso un progetto di forte controllo sociale”, e che ha “imposto limitazioni della libertà palesemente incostituzionali”, come il green pass.

Si trova pienamente a suo agio, nel ruolo di anticonformista, portatore di istanze guardate con il fumo negli occhi da tutte  le altre forze politiche dell’arco costituzionale, Gianluigi Paragone, leader di Italexit, e interlocutore della quinta intervista ai leader nazionali dei partiti in campo alle elezioni politiche del 25 settembre.

Giornalista, conduttore televisivo e politico italiano, senatore della Repubblica dal 2018, eletto e poi espulso dal Movimento 5 Stelle, Paragone ha fondato Italexit nel 2020.

Nel 2005  Paragone ha guidato la Padania, organo ufficiale della Lega Nord, per passare poi al quotidiano Libero, la sua notorietà è cresciuta però a dismisura grazie alla conduzione del fortunato talk show politico e d’inchiesta La gabbia, su La 7.

Per Paragone con la vittoria del centrodestra non cambierebbe nulla: “Euromeloni, Eurosalvini, Euroletta, Eurocalenda, Eurogrillini… parlano tutti la stessa lingua e servono tutti lo stesso padrone. Lo scenario più probabile è che la devastante crisi energetica in atto spinga i partiti a riunirsi presto in un altro governo minestrone, con alla guida l’ennesimo tecnico calato dall’alto”.

Onorevole Gianluigi Paragone, che campagna elettorale è stata questa per ItalExit?

Per noi è stata faticosa ma anche esaltante. Siamo un partito giovane, che si basa soprattutto sul lavoro di molti volontari e quindi veramente e convintamente popolare. Siamo stati costretti a raccogliere un numero esorbitante di firme in un mese, in agosto, nel silenzio delle istituzioni che avrebbero potuto intervenire e hanno fatto finta di niente, pensando forse di escluderci così dalle elezioni politiche. Invece la risposta arrivata dalla nostra gente è stata eccezionale, davvero commovente. Vedere persone in fila sotto il sole, a 40 gradi, che sacrificavano giorni di vacanza per noi ci ha resi ancora più forti e convinti di quello che stiamo facendo. Per il resto la campagna è basata su una finta contrapposizione fra una destra e una sinistra allineate nella loro posizione europeista. Servono tutti lo stesso padrone, anche la Meloni che è sibito corsa a rassicurare “i mercati” e i grandi gruppi finanziari, dichiarando che proseguirà con l’agenda Draghi, come se non avesse fatto già abbastanza danni. Per questo bisogna votare ItalExit, perché sarà in cane da guardia che morderà chiunque cerchi di svendere il nostro Paese.

Quanto hanno influito sul programma attuale del vostro partito gli ultimi due anni e mezzo, cioè quelli dell’emergenza Covid-19?

La posizione di ItalExit è sempre rimasta la stessa sin da quando è nata, come testimonia il nostro nome. Siamo un partito con un profondo impianto ideale e con una visione ben precisa della società. Una visione completamente diversa da quella imposta dalla propaganda neoliberista, una visione sociale che coniuga il pragmatismo e la tradizione. Abbiamo un programma innovativo, vogliamo rimettere l’uomo al centro del progetto sociale, mentre le èlite predominanti cercano di escludere il fattore umano dal lavoro e di costruire una società neofeudale e ipertecnologica. Un vero orrore, uno scenario da brutto film di fantascienza. In questo contesto, l’emergenza Covid ha accelerato una dinamica che era già proiettata verso un progetto di forte controllo sociale. Nel nostro Paese si sono viste attuare imposizioni sempre più stringenti, limitazioni della libertà palesemente incostituzionali. Attraverso una propaganda martellante e a senso unico che, come emerge ogni giorno di più, non aveva niente di scientifico, si sono messe le persone le une contro le altre, vaccinati e non vaccinati, con questi ultimi vittime di una persecuzione sociale senza precedenti nel dopoguerra. Questa situazione disgustosa a noi è servita se non altro per dimostrare chi siamo: un partito che vuole tutelare le persone, le libertà individuali, i diritti dei lavoratori lesi prima attraverso riforme sempre più svantaggiose e penalizzanti, poi con le sospensioni da lavoro e stipendio per chi esercitava il proprio sacrosanto diritto costituzionale di decidere per la propria salute. La lista delle nefandezze, alla quale non può mancare il folle protocollo “tachipirina e vigile attesa” del ministro Speranza, potrebbe continuare ancora per molto, passando attraverso l’obbligo vaccinale e il ricatto del Green Pass. Non a caso uno dei primi punti del nostro programma una volta in Parlamento sarà di chiedere la costituzione immediata di una commissione d’inchiesta per tutto ciò che è successo durante la gestione pandemica. Basta segreti, vogliamo la verità!

Quale è invece la vostra posizione sulla guerra in Ucraina?

La guerra in Ucraina è un evento drammatico per il mondo intero, perché apre scenari imprevedibili e cupi. La nostra posizione al riguardo è stata da subito chiara: siamo contrari all’invio di armi e favorevoli all’apertura immediata di un vero tavolo diplomatico. Che non si fa soprattutto perché l’attuale amministrazione degli Stati Uniti non ha nessuna intenzione di favorire la pace possibile. Mi spaventa questa posizione, e mi fa capire come la Nato rappresenti ormai una struttura obsoleta, in cui l’Europa è prona al volere degli americani. Draghi ha obbedito a ogni comando di Biden, non a caso. Io invece voglio un’Italia neutrale, impegnata a esercitare la maestria diplomatica che ci ha sempre contraddistinto.

Una delle accuse nei confronti di ItalExit è di aver accolto molte persone legate all’estrema destra.

Abbiamo qualche candidato che proviene da esperienze di destra, qualche candidato che proviene da esperienze di sinistra e molti altri che hanno deciso di impegnarsi per la prima volta in politica, perché hanno avvertito l’urgenza di mettersi in gioco in un momento drammatico della nostra storia. Noi abbiamo accolto tutti, chiedendo a tutti di sottoscrivere il nostro programma e il nostro statuto, che al primo punto recita che ci schieriamo a difesa della Costituzione. Chi fa parte di ItalExit lo sa e sa che non ci sposteremo di un millimetro da questa posizione. Detto questo, la contrapposizione fra destra e sinistra è ormai un tema superato, perché oggi si scontrano due diverse visioni del mondo: una che vuole un mondo ipertecnologico, ipercontrollato e sottoposto allo strapotere di multinazionali e grande finanza e alla filosofia arida del globalismo. L’altra che vuole rimettere l’uomo al centro e non vuole cancellare le tradizioni, le specificità dei popoli formatesi nei secoli, la bellezza dell’essere umano che si confronta e collabora nel rispetto reciproco, crescendo in armonia proprio grazie alle diverse esperienze condivise.

L’uscita dell’Italia dall’Euro ha un ruolo centrale per voi. I partiti cosiddetti di “establishment” che avevano messo in programma la stessa proposta, l’hanno, per così dire, abbandonata lungo il cammino. Voi cosa farete con questo tema?

Ci chiamiamo ItalExit, e già nel nome è scritto il nostro unico possibile cammino: possiamo essere solo ciò che siamo. I tradimenti di Lega e 5Stelle, che sono passati dalle magliette No Euro al ruolo di vassalli del governo Draghi e a governare insieme all’ultraeuropeista Pd, hanno causato tanti danni. Molta gente si è sentita tradita, e a ragione. Ma arrendersi sarebbe la risposta più sbagliata, le forze del dissenso che sono nate e stanno crescendo non hanno niente a che vedere con i vecchi partiti. Vogliamo uscire dall’euro e dai trattati europei e ricostruire l’Italia a partire dalla sovranità monetaria, motore indispensabile per qualsiasi vera politica espansiva pensata per far ripartire l’economia e per offrire a tutti un futuro migliore. Senza sovranità monetaria saremo sempre sudditi, ricattati, sottoposti a regole che ci stanno prosciugando. Se qualcuno promette cambiamenti restando in questa Ue e genuflettendosi alla grande finanza, semplicemente sta raccontando una grande menzogna. O si cambia il sistema, o continueremo a sprofondare.

Come giudica l’augurio di superare il 3 per cento che vi ha dedicato recentemente Mario Monti, uno degli uomini che ha voluto e vuole l’Italia dentro il sistema europeo e che rappresenta molto, se non tutto, ciò che a ItalExit non sta bene?

Mario Monti è furbo. Tutti gli esponenti di queste èlite neoliberiste lo sono. Abbiamo a che fare con persone intelligenti, questo è bene ricordarselo perché se no si rischia di sottovalutare l’avversario. Quell’augurio di entrare in Parlamento non costava niente e serviva semmai ad ammantare la figura del peggior premier che l’Italia abbia avuto da quando siamo una Repubblica di un’aura di magnanimità. Ma quando dal 3% passeremo al 30%, e succederà, vedrà che Mario Monti e gli altri del suo giro saranno molto meno sereni e sorridenti.

Da sondaggi più o meno attendibili, alla fine la spunterà Giorgia Meloni. Cambierà qualcosa con lei al “comando” dell’Italia, oppure no?

Cosa vuole che cambi? Euromeloni, Eurosalvini, Euroletta, Eurocalenda, Eurogrillini… parlano tutti la stessa lingua e servono tutti lo stesso padrone. Lo scenario più probabile è che la devastante crisi energetica in atto spinga i partiti a riunirsi presto in un altro governo minestrone, con alla guida l’ennesimo “tecnico” calato dall’alto. In ogni caso, con queste premesse non vedo cosa possa cambiare di veramente significativo.

ItalExit è presente anche in Abruzzo, Regione a guida centrodestra e sempre più in difficoltà dal punto di vista economico e sociale. Cosa vuole dire agli elettori abruzzesi?

Che noi siamo il futuro. Che vediamo più lontano degli altri. Che per primi siamo riusciti a uscire dai vecchi schemi e a proporre qualcosa di nuovo, di realizzabile, che oggi a molti potrà sembrare strano dopo decenni di propaganda neoliberista, ma che in realtà rappresenta l’unica concreta speranza per il domani. ItalExit è il punto d’unione fra la grandezza del passato di questo meraviglioso Paese e la speranza di un avvenire che valga la pena di essere vissuto. Quindi agli abruzzesi posso dire le stesse cose che direi a tutti gli italiani: dateci fiducia. Metteteci alla prova. Non vi deluderemo.

I CANDIDATI DI ITALEXIT IN ABRUZZO

Questi i candidati al collegio proporzionale alla Camera di Italexit: Giorgia Gonnelli, Francesco Terra, Damiana Fiammenghi, Domenico Liberati

Al plurinominale al Senato ci sono invece Massimo Pietrangeli, Rosetta Enza Blundo, Lorenzo Vallorea.

Nel collegi uninominali corrono Giovanni Corregiari a Chieti, Giustino D’Uva nel collegio Pescara Teramo costa, Arianna Salvatore a L’Aquila Teramo interno.

All’uninominale al Senato Italexit candida Aldo Di Bacco.

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