ELEZIONI POLITICHE: IN ABRUZZO SOLO 13 SEGGI IN PALIO. È GUERRA NEI PARTITI, IL TOTOCANDIDATI

GRANDI MANOVRE IN VISTA DELLA PRESENTAZIONE LISTE DEL 22 AGOSTO. IN BASE A SONDAGGI ATTUALI 4 POSTI A FRATELLI D'ITALIA, 2 O FORSE 3 ALLA LEGA, 2 A FORZA ITALIA NEL CENTROSINISTRA 2 A PARTITO DEMOCRATICO, 1 AD AZIONE DI CALENDA 1 A MOVIMENTO 5 STELLE. LA PRECISAZIONE DI QUAGLIERI, "RIBADISCO MIA TOTALE APPARTENENZA A FDI"

di Filippo Tronca

5 Agosto 2022 08:35

Chieti - Politica

L’AQUILA – Molti italiani con le tasche vuote e a causa dell’inflazione e del caro bollette,  probabilmente rinunceranno alle vacanze, mentre nei partiti, anche in Abruzzo, già si assiste ad un ingorgo simile all’esodo agostano, per la conquista, o il mantenimento, di un posto al sole – in questo caso non in spiaggia -,  di una poltrona in parlamento, in vista delle elezioni politiche del 25 settembre prossimo, indette obtorto collo dopo l’addio di Mario Draghi, azzoppato dal M5S e poi abbattuto da Lega e Forza Italia.

Una corsa scandita da trattative estenuanti, telefonate compulsive, riunioni e incontri segreti, ed anche da vigorose gomitate e infingardi sgambetti, in quanto a questo giro i posti a disposizione saranno davvero pochi, dopo la riforma che ha tagliato del 30% il numero dei parlamentari eletti che passeranno da 935 (630 deputati e 315 senatori) a 600, di cui 400 deputati e 200 senatori.

In Abruzzo si passerà dagli attuali 21, di cui 14 alla Camera e 7 al Senato, ad appena 13, di cui  9 per gli inquilini di Montecitorio e 4 per quelli di palazzo Madama. Con conseguente terrore, da parte degli onorevoli di prima fascia, per non parlare dei peones, di perdere il ricco stipendio di 14.634 euro al mese per i senatori e di 13.971 euro per i deputati. Fatta salva però almeno la pensione maturata per gli onorevoli al primo mandato allo scadere dei 4 anni, sei mesi e un giorno dall’inizio della legislatura. La data segnata in rosso sul calendario è infatti il 24 settembre, esattamente un giorno prima delle elezioni politiche.

Altra novità di questa tornata è la riforma dei collegi che in Abruzzo, nell’uninominale, prevede tre collegi: L’Aquila e Teramo città, zona costiera teramana e Pescara e poi Chieti. Al posto dei due Pescara-Chieti e L’Aquila-Teramo.

Vediamo dunque la situazione in Abruzzo, tenuto conto che la corsa è contro il tempo, visto che entro il 22 agosto dovranno essere presentate le liste dei candidati o all’ufficio elettorale in Corte d’Appello e ancor prima, entro il 14 agosto, dovranno essere depositati i simboli elettorali al ministero dell’Interno.

In base agli attuali sondaggi, che vedono in forte vantaggio il centrodestra, e premettendo che lo scenario da qui ad un mese e mezzo potrebbe cambiare in modo anche significativo, 8 seggi dovrebbero toccare al centrodestra, e di essi 4 a Fratelli d’Italia, 2 alla Lega e 2 Forza Italia. Con la possibilità di arrivare anche a 9, in particolare se scattasse il terzo per il Carroccio.

Gramo raccolto invece nel centrosinistra, in crisi dopo il naufragio del campo largo, ovvero dell’alleanza organica tra Pd e M5S, quest’ultimo rimasto orfano dell’ex leader Luigi Di Maio, che ha fondato Insieme per il futuro.

Al Pd dovrebbero toccare solo 2 seggi. Ai pentastellati uno soltanto. Ci potrebbe essere poi lo spazio per un seggio ai centristi di centrosinistra, in particolare di Azione di Carlo Calenda, sempre che regga la fresca alleanza con il “campo largo” del Pd, che conta i transfughi dei moderati e anti-sovranisti di Forza Italia, come Renato Brunetta e Mara Carfagna. L’ultimo posto potrebbero andare ad una forza centrista di centrodestra: ma siamo solo a stime molto approssimative.

Partito con il vento in poppa è Fratelli d’Italia, dato dai sondaggi oltre il 23% e che potrà indicare se sarà confermato dalle urne il primo posto, come premier la sua leader Giorgia Meloni, come da accordi sottoscritti con gli alleati. Anche in Abruzzo più che ad una ressa si assiste pertanto ad una rissa, per strappare le candidature e cogliere forse una occasione irripetibile per andare al Roma, in un partito che non ha mai eletto un parlamentare in regione.

Chi aspira ad un posto blindato è innanzitutto Guido Quintino Liris, medico aquilano ed assessore regionale al Bilancio e Personale, ex vice sindaco dell’Aquila, pronto ad abbandonare Palazzo Silone con un anno e mezzo di anticipo, rispetto alle elezioni della primavera 2024 per approfittare di un treno che, stando ai suoi più stretti collaboratori, “non passa più nella vita”.

Data per certa la candidatura anche qui in un posto sicuro in lista, nel collegio di Chieti, del segretario regionale, Etel Sigismondi, capo della segretaria de presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, anche lui di Fdi, da anni umile portatore d’acqua dietro le quinte del partito e senza prebenda alcuna in cambio. Per lui la giusta remunerazione per tanta dedizione.

Resterà a fare il governatore Marsilio, che ha smentito piccato le insinuazioni delle opposizioni di centrosinistra, su una su una fuga anticipata, come del resto aveva fatto Luciano D’Alfonso presidente del Partito democratico, che si è candidato con successo a senatore alle elezioni del 2018, per poi lasciare dopo alcuni mesi la Regione.

Ambiscono alla candidatura in un posto utile nel collegio L’Aquila-Teramo città, anche Paolo Federico, stimato e storico sindaco di Navelli con svariati incarichi amministrativi in enti e consorzi pubblici, ed Ersilia Lancia, moglie di Sigismondi, rieletta alle elezioni comunali dell’Aquila del 12 giugno ed ora assessore al Turismo, Politiche giovanili e Pari opportunità.

A scalpitare anche tanti esponenti di spicco della provincia di Teramo e Pescara, come pure dell’avezzanese: in tal senso, vorrebbero essere della partita, senza la approvazione del partito, il consigliere regionale Mario Quaglieri, medico di Trasacco e presidente della commissione Sanità, entrato in consiglio al posto di Liris nominato assessore. Secondo quanto si apprende da ambienti politici, Quaglieri, insieme, al consigliere provinciale Gianluca Alfonsi, prima delle elezioni anticipate avrebbero avuto proficui contatti con Forza Italia, in particolare con Maurizio Gasparri, e sarebbero stati in procinto di confluire tra gli azzurri. Una manovra che avrebbe fatto arrabbiare i dirigenti provinciali che avrebbero fatto dimettere Liris per mandare a casa Quaglieri. Il diretto interessato replica con la nota pubblicata qui di seguito.

Comunque, il progetto, ora, sarebbe rientrato: e se Liris dovesse andare a Roma, Quaglieri entrerebbe in Giunta e al suo posto a Palazzo dell’Emiciclo arriverebbe Massimo Verrecchia, dirigente regionale tra i più stretti collaboratori di Marsilio nello staff presidenziale.

Comunque, altri nomi  saliranno alla ribalta nei prossimi giorni tra i meloniani, come il consigliere regionale di Pescara Guerino Testa.

Passiamo alla Lega, data al 13% circa ma con propositi di un risultato nettamente migliore: qui un posto assicurato è innanzitutto per il deputato aquilano uscente e segretario regionale, Luigi D’Eramo, tra i più fidati colonnelli del leader Matteo Salvini.

Ma puntano a restare a Montecitorio anche il deputato teramano uscente Antonio Zennaro, transitato due anni fa dal M5S, ed anche, al Senato, l’economista fiorentino, eletto nel 2018 in Abruzzo, Alberto Bagnai. Forti sono però le pressioni sulla dirigenza, lo dimostrano le diverse decine di candidature arrivate per mail. In corsa per un posto utile anche il vicesegretario regionale della Lega, Massimiliano Foschi, ex cardiochirurgo dell’ospedale di Chieti, ora dirigente della Asl di Teramo, originario della Puglia ma abruzzese di adozione.

In verità gli aspiranti onorevoli sono potenzialmente molti altri, compresi i pezzi da novanta in giunta regionale, come il vicepresidente della Regione, l’aquilano Emanuele Imprudente, l’assessore all’Urbanistica, energia e rifiuti, il chietino Nicola Campitelli, l’assessore al Lavoro e al sociale, il teramano Pietro Quaresimale.

Ed anche la teramana Antonella Ballone, presidente della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia e figlia dell’ex presidente regionale di Confindustria, Agostino Ballone, patron del colosso dei trasporti Baltour srl.

In Forza Italia, data dai sondaggi intorno al 8%, un posto è assicurato, tranne sorprese, per il segretario regionale e senatore uscente, il pescarese Nazario Pagano, che avrebbe proposto il suo nome in due posti sicuri sia al proporzionale che all’uninominale, per essere certo della riconferma. Una richiesta rispedita al mittente vista la “fame” di seggi. Nonostante Pagano possa vantare del resto una sincera amicizia con Licia Ronzulli, una delle più strette collaboratrici di Silvio Berlusconi.

Non ha nessuna voglia di tornarsene a Pescara però nemmeno l’imprenditore Antonio Martino, deputato uscente, che nel 2018 si è conquistato il seggio all’uninominale nel collegio dell’Aquila- Teramo, uno dei pochissimi in Italia in cui il centrodestra ha prevalso contro l’allora invincibile M5S. Martino non è ben visto da Pagano, ma ha anche lui estimatori tra i big nazionali del partito.

Circola tra gli azzurri poi il nome di Fabio Altitonante, sindaco di Montorio al Vomano, in provincia di Teramo, che è anche consigliere regionale in Lombardia. Ma un nome su cui tutti, tra gli azzurri, dovranno fare i conti è il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, uomo forte del territorio pescarese.

Tra i moderati di centrodestra lavora ad una ricandidatura anche Gaetano Quagliariello, accademico napoletano, eletto nel 2018 in Abruzzo nella lista di Noi con l’Italia- Udc, oggi leader di Italia al centro.

Passiamo al Partito democratico, dato dai sondaggi al 22,8% seconda forza dopo Fdi, ma in una coalizione, quella di centrosinistra, che allo stato attuale, senza un leader trainante e alleanze tutte da costruire e con tempi strettissimi, ha poche chance di vittoria.

Tra i dem in pole position per una ricandidatura e una rielezione in posti in lista blindati ci sono innanzitutto il senatore Luciano D’Alfonso, che ha preso quota a livello nazionale per il suo ruolo di presidente della Commissione Finanze e Tesoro.

E poi non fa mistero di puntare ad un posto alla Camera il segretario regionale, Michele Fina, avezzanese, fedelissimo del ministro del Lavoro Andrea Orlando.

E tornando nell’aquilano, si vocifera che il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci ci stia facendo un pensiero, dal momento che in molti dalla base lo spingono a giocarsi la partita, anche se sono molto stretti i margini di riuscita, con l’attuale legge elettorale, e i posti blindati già accaparrati. Pietrucci competerebbe all’uninominale nel collegio L’Aquila-Teramo.

Nel teramano si fa il nome del consigliere regionale Dino Pepe, ex assessore all’Agricoltura.

Non sarà della partita invece l’aquilana Stefania Pezzopane, senatrice e poi deputata, infine candidata sindaco dell’Aquila, sconfitta il 12 giugno dal candidato del centrodestra, Pierluigi Biondi, di Fdi.

Chi invece vuole tornare sulla cresta dell’onda è l’avezzanese Giuseppe Di Pangrazio, ex presidente del Consiglio regionale, e fratello del sindaco di Avezzano, Gianni di Pangrazio. Una curiosità: se dovesse candidarsi ed essere eletto Pietrucci, anche se come detto, serve una autentica impresa, Di Pangrazio entrerebbe al suo posto in consiglio regionale come primo dei non eletti alle regionali del 2019.

Potrebbe candidarsi, ma solo per spirito di servizio, il capogruppo in Regione, il chietino Silvio Paolucci, ex assessore alla Sanità e Bilancio. Le sue reali mire sono però, non è un mistero, quelle di correre nel 2024 come candidato presidente della Regione.

Resterà a fare il commissario ricostruzione post sisma 2016, Giovanni Legnini, ex parlamentare, ex vice presidente del Csm e candidato presidente della Regione del centrosinistra nel 2019.

In lista nel Pd potrebbe esserci anche Luciano D’Amico, ex rettore dell’Università di Teramo ed ex presidente della Tua, la società regionale dei trasporti, ma essenzialmente per tirare la volata al sul amico Luciano D’Alfonso.

Nel campo del centrosinistra ambisce ad un ritorno a Roma il teramano Giulio Cesare Sottanelli, ex deputato di Scelta Civica, ed ora leader regionale di Azione, il partito di Carlo Calenda, che in tandem con +Europa  è dato dai sondaggi ad un buon 5%.

Aspira di restare a Roma anche il deputato chietino Camillo D’Alessandro, eletto nel 2018 con il Pd, per cui è stato anche consigliere regionale e sottosegretario di Giunta, poi passato però con Italia viva di Matteo Renzi, di cui è segretario regionale, forza mai decollata nei sondaggi ed oggi data al 2,7% a livello nazionale. Se Italia viva resterà da sola l’impresa diventa ardua, ma non è detta affatto l’ultima parola, la situazione è in continua evoluzione e in Abruzzo da un ulteriore sondaggio è oltre il 4%.

C’è poi Insieme per il Futuro: gli attuali sondaggi lo danno sotto il 2%, ma va anche detto che la situazione è in piena evoluzione per la neonata formazione di Luigi Di Maio.

I nomi da spendere in Abruzzo sono innanzitutto quelli dei due parlamentari che hanno seguito l’ex vicepremier nella nuova rocambolesca avventura,  Gianluca Vacca, ex sottosegretario a Turismo e Cultura e ancor di più il capogruppo in Senato, Primo Di Nicola,  giornalista, che ha collaborato con L’Espresso e il Fatto Quotidiano,  ed ex  direttore del quotidiano abruzzese Il Centro. Altro nome pesante è poi quello di Sara Marcozzi, ex capogruppo M5s in consiglio regionale. L’impresa anche qui pare allo stato attuale proibitiva. E l’unico che potrebbe strappare un seggio è proprio Di Maio, candidandosi però nelle liste del Partito democratico e al tempo stesso dare vita a una lista con i suoi parlamentari, forse addirittura con ancora il suo nome nel simbolo, ma senza lui dentro. Operazione che Stefano Cappellini su La Repubblica ha definito “partito in contumacia”.

Infine il terzo polo pentastellato, trionfatore delle elezioni del 2018, quando in Abruzzo elesse tre senatori, e ben sette deputati.

Un altro mondo e un’altra stagione politica: ora il Movimento 5 stelle dell’ex premier Giuseppe Conte, che ha subìto la scissione dei dimaiani, è dato intorno al 10%, meno di un terzo rispetto al clamoroso  32% del 2018. Il che significa che potrà ambire allo stato attuale ad un solo seggio, massimo due. Un bagno di sangue, comunque vada.

Il partito ha indetto le parlamentarie, ovvero autocandidature per entrare nelle liste elettorali del M5s potranno essere presentate dalle 14 di venerdì 5 agosto alle 14 di lunedì 8 agosto, spiegando che potrà autocandidarsi ciascun iscritto “fatta salva la facoltà del Presidente di indicare modalità e i criteri per la formazione delle liste di candidati”.

La proposta di autocandidatura, viene precisato, si intende relativa alla Circoscrizione/Collegio di residenza, ma si potrà indicare anche quello in cui si ha domicilio professionale o il “centro principale dei propri interessi”.

Fuori dai giochi intanto è però il vastese Gianluca Castaldi, capogruppo al Senato e sottosegretario ai Rapporti con il parlamento uscente, a causa della tagliola dei due mandati imposta dal garante Beppe Grillo.

Fuori dai giochi i consiglieri regionali in carica, esclusi dalle parlamentarie.

Toccherà anche fare i conti con parlamentari uscenti al primo mandato, rimasti pentastellati al netto delle defezioni registrate nel corso della legislatura, e che possono in ogni caso ambire ad una seconda candidatura, come Gabriella Di Girolamo, Daniela Torto, Valentina Corneli e Carmela Grippa.

LA PRECISAZIONE DI QUAGLIERI: “RIBADISCO MIA TOTALE APPARTENENZA A FRATELLI D’ITALIA”

E’ opportuno fare delle precisazioni su quanto riportato in data odierna. Ancora una volta mi trovo ad essere oggetto di ipotetiche migrazioni politiche e, caso strano, sempre a ridosso di appuntamenti elettorali. Fermamente, quindi, ribadisco la mia totale appartenenza a Fratelli d’Italia, partito che mi ha dato la possibilità di essere eletto in seno al Consiglio Regionale Abruzzo e di presiedere la V^ Commissione”.

L0 afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Mario Quaglieri, medico chirurgo, in una precisazione a questa testata, in riferimento all’articolo di oggi sui possibili candidati in Abruzzo alle elezioni politiche del 25 settembre.

“Non ho e non ho mai avuto alcuna intenzione di interloquire con altri gruppi politici al fine di ottenere una poltrona. Ho massimo rispetto e fiducia del Pres. Marsilio, dei vertici nazionali e regionali del partito ai quali mi lega una amicizia oltre all’aspetto prettamente politico.
Ciò è emerso anche nell’ultimo coordinamento di FDI tenutosi nel pomeriggio di mercoledì scorso a Pescara. In quella sede, alla presenza del Governatore Marsilio del Coordinatore regionale Sigismondi e di tutta la dirigenza regionale, ho avuto modo, con estrema serenità, di garantire il massimo impegno e spirito di abnegazione affinché nelle imminenti elezioni politiche in campo nazionale ma soprattutto in Abruzzo, il nostro partito riesca a raggiungere una percentuale tale da poter rappresentare la prima forza politica italiana”.

“Perciò, concludendo, aldilà di chi saranno i nomi che riceveranno la candidatura, con la presente nota confermo la mia appartenenza a Fratelli d’Italia ed il mio massimo impegno per la continua crescita del partito”, chiosa Quaglieri.

Quaglieri era stato al centro di polemiche politiche in occasione delle elezioni Avezzano quando è stato accusato negli ambienti di centrodestra di aver appoggiato Gianni Di Pangrazio con la candidatura di un suo uomo, in competizione con il candidato del centrodestra, e di Fdi, il leghista Tiziano Genovesi. Quaglieri è stato sindaco di Trasacco per due mandati successivi dal 2012, e prima di luo ha indossato la fascia tricolore il compianto padre Luigi Quaglieri, scomparso nel 2015, per anni direttore sanitario della Asl Avezzano-Sulmona-Castel di Sangro.

COME FUNZIONA LA LEGGE ELETTORALE

Si voterà con la legge elettorale denominata “Rosatellum”, dal nome di Ettore Rosato, uno dei principali sostenitori di un sistema che prevede un misto tra maggioritario a proporzionale.

In particolare, la legge elettorale prevede che alla Camera verranno assegnati 148 collegi uninominali, usando quindi il sistema maggioritario, dove i partiti e le coalizioni presenteranno un solo candidato. In questo contesto verrà eletto chi riporterà almeno un voto in più degli altri. Per gli altri 244 seggi è usato il metodo proporzionale, con i collegi plurinominali, dove ogni partito o coalizione presenta una lista di candidati e riceve un numero di seggi in proporzione al numero di voti ricevuti.

Per quanto riguarda l’Abruzzo, in virtù del combinato disposto di riforma e legge elettorale, alla Camera, nel sistema proporzionale verranno eletti 6 (sui 9 di prima) deputati nell’unico collegio Abruzzo 1, mentre in 3 (dai 5 precedenti) nei collegi maggioritari.

In particolare, 1 nel collegio Abruzzo 1 (Chieti), 1 nel collegio Abruzzo 2 (Pescara-Teramo) e 1 nel collegio Abruzzo 3 (L’Aquila Teramo).

Per il Senato, invece, sempre collegio unico per il proporzionale (3 saranno gli eletti sui 5 precedenti) e uno solo (sui due precedenti) per il collegio maggioritario.

 

 

 

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