ELEZIONI: CALENDA E RENZI VERSO TERZO POLO, PD, “AIUTA DESTRE”. MELONI, “CLAUSOLA PRO UCRAINA”

1 Agosto 2022 10:19

Italia - Cronaca, Politica

ROMA – Motori accesi e sempre più rombanti nei partiti in vista delle elezioni politiche del 25 settembre. Nel centrodestra, che sente la vittoria in tasca, oggi si comincia a ragionare sul programma, ma già si registrano diversità di sensibilità sulla politica estera e sull’appoggio incondizionato all’Ucraina, voluto con fermezza dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.  Acque ancora agitate nel centrosinistra, dove iI segretario Pd Enrico Letta lancia strali contro il terzo polo, che “aiuterà solo le destre”, annunciato da Matteo Renzi di Italia viva e a cui potrebbe aderire Carlo Calenda di Azione pone le sue condizioni al Pd per una alleanza, considerate difficilmente accoglibili, visto il niet alla presenza dei Verdi, di Insieme per il futuro di Luigi Di Maio e di Sinistra italiana. Sempre forte l’attrito nel Movimento 5 stelle tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, il fondatore del movimento ha detto no al nome dell’ex premier sul simbolo pentastellato.

MELONI: CLAUSOLA PRO- UCRAINA NEL PROGRAMMA

Il centrodestra lavora al  programma della coalizione. Meloni vuole che nel documento finale ci sia un riferimento chiaro alla collocazione internazionale dell’Italia e al sostegno “senza se e senza ma” al popolo ucraino. Un messaggio rivolto all’esterno, ma pure agli alleati: nessun ammiccamento a Vladimir Putin sarà tollerato. Una condizione a cui, alla vigilia dell’incontro, ribatte, sorpresa, la Lega: “Che bisogno c’è di ribadirlo? Siamo tutti a sostegno dell’Ucraina”.

Si mostra d’accordo invece Antonio Tajani di Forza Italia: “Il programma sarà il nostro segnale di unità d’intenti: i cittadini sapranno dove e con chi vogliamo andare». Con due pilastri: «La politica estera e il no ai cambi di casacca”.

Lavoro, tasse, sicurezza. Sono questi i temi che Matteo Salvini mette in cima al programma del centrodestra. Il Leader della Lega, parlando a Radio Anch’io, parla di flat tax al 15%, del taglio dell’Iva sui beni di prima necessità e rilancia sulle autonomie. Quindi precisa: nessuno scambio con Giorgia Meloni su Autonomie-riforma presidenziale. Un tema, quest’ultimo su cui Salvini dice di essere anche d’accordo.  Un altro tasto su cui la Lega batte è quello dell’azzeramento della legge Fornero con l’avvicinamento a quota 41 per le pensioni.  Alla domanda se si veda ancora al Viminale qualora il centrodestra dovesse vincere le elezioni, Salvini risponde: “io mi vedo dove mi vedono gli italiani”.

Al di là del programma per l’ex ministro dell’interno cominciare a definire la possibile squadra di governo da mettere in campo in caso di vittoria elettorale sarebbe un altro elemento di chiarezza da parte della coalizione.  Il leader della Lega ribadisce quindi la posizione filo atlantica del suo partito ( “noi siamo per la libertà, la democrazia e la pace”, dice).

CALENDA DETTA LE CONDIZIONI A PD: “NO AGLI ANTI-DRAGHI”

Si complica la partita delle alleanze nel campo contrapposto al centrodestra. A pochi giorni dalla dead line per la presentazione dei contrassegni e simboli elettorali e, ancor di più, a ridosso della scadenza della presentazione delle liste e dei candidati, ovvero delle decisioni sui collegi uninominali, la situazione nel centrosinistra appare tutt’altro che rosea, con il rischio concreto che l’alleanza tra Pd e Azione possa saltare ancor prima di vedere la luce.

I tempi stringono e sia il segretario del Pd, Enrico Letta, che l’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ne sono consapevoli, tanto da sollecitare entrambi una risposta definitiva. Letta lo fa lanciando un “appello accorato” affinchè Calenda torni sui suoi passi e desista dall’ipotesi – caldeggiata invece da Matteo Renzi – di dar vita a un terzo polo. Una scelta che, avverte il leader dem, favorirebbe solo la destra. Quindi, Letta torna a mettere in campo tutta la “generosità” e la volontà di “unire, le porte sono aperte”.

Anche Calenda, dopo aver dettato le sue condizioni (no all’alleanza se dentro ci sono anche Sinistra italiana, Verdi, Di Maio e i transfughi dei 5 stelle), va in pressing sul Pd chiedendo una risposta che non è ancora arrivata. In una lettera inviata al numero uno del Nazareno, i vertici di Azione e Più Europa chiedono a Letta risposte chiare anche sul programma, sul quale – è la richiesta – bisogna trovare punti di omogeneità.

Ad esempio, viene spiegato, “come si fa ad iniziare la campagna elettorale lanciando una patrimoniale? Insomma, si osserva da Azione e Più Europa, ci sono tanti elementi che ci accomunano, dal salario minimo ai diritti, ma su altrettanti bisogna fare chiarezza, come ad esempio sulle infrastrutture energetiche, le politiche fiscali: su questi temi occorre trovare punti di compatibilità”.

Ma il nodo principale per sbloccare l’alleanza, ribadiscono dalle due forze di centro, è che Letta dica no a chi non ha sostenuto il governo Draghi (Sinistra italiana e Verdi) e chi lo ha fatto cadere (M5s e ex M5s, ma anche Di Maio): nessun voto di Azione potrà andare nel maggioritario a questi esponenti. Il che, tradotto, significa che il Pd può ‘ospitarli’ ma nel proporzionale. Del resto, viene ricordato, è un ‘sacrificio’ che le forze di centro sono pronte a compiere con nomi che possono far storcere il naso agli elettori dem negli uninominali (come ad esempio le due ministre ex Fi).

RENZI LANCIA IL TERZO POLO, “PRONTO A CORRERE DA SOLO”

ll leader di Italia Viva Matteo Renzi – intervistato da Mezz’ora in più su Rai 3 – ha preso le distanze dalla coalizione di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia e dallo schieramento opposto che potrebbe comprendere Luigi Di Maio e Nicola Fratoianni.

“Se gli schieramenti sono questi, certo che corro da solo al centro”, ha avvertito l’ex presidente del Consiglio. Che dunque punta tutto su quello che definisce uno spazio “moderato e riformista” nel segno di Mario Draghi. L’obiettivo dichiarato è quello di “superare il 5%”.

Il numero uno di Iv ha comunque aperto le porte a Carlo Calenda, invitato a riflettere bene sulle prossime mosse in vista del ritorno alle urne. Mano tesa al leader di Azione, che nella giornata di domani dovrebbe sciogliere le riserve e prendere un decisione ufficiale sull’alveo politico da sposare. In tal senso Renzi auspica l’asse con Calenda: “Se al centro, come spero, ci saranno altri, come Azione che ci sta pensando, bene. Se decide di stare in questa parte ha un ruolo molto rilevante”.

LETTA, “TERZO POLO AIUTA LA DESTRA”

L’ipotesi di un terzo polo accende la campagna verso le elezioni politiche 2022 del 25 settembre. Il segretario del Pd, Enrico Letta, dalla festa dell’Unità di Casalgrande, a Reggio Emilia, lancia l’appello: “Mi sento di fare un appello a tutti coloro che hanno dubbi in queste ore sul fatto di creare una larga e convinta alleanza che sia in grado di battere le destre e che pensano che fare un terzo polo sia più conveniente. Penso che il terzo polo sia il modo migliore per aiutare le destre”. Un messaggio indirizzato in particolare a Carlo Calenda.

M5S: IL DIKTAT DI GRILLO, “NO AL NOME DI CONTE NEL SIMBOLO”

“Assolutamente non cambia”, il simbolo del M5S resta lo stesso: “E’ fuori discussione” perché “non è mai stato messo in dubbio”. Dunque il cerchio rosso, la scritta MoVimento e la data 2050 in bella vista, deadline per un’Italia verde. Il nome di Giuseppe Conte non figurerà nel contrassegno. Almeno per Beppe Grillo. Fonti vicine al fondatore e garante assicurano all’Adnkronos che la questione logo non sarebbe nemmeno sul tavolo: “non se ne è mai parlato”. Ma a prescindere da questo, Grillo “non vuole personalismi”, l’unica eccezione risale agli albori del Movimento, quando nel marchio elettorale figurava la scritta ‘beppegrillo.it’ , ma erano altri tempi, quando il blog del comico genovese era l’unica finestra sul mondo 5 Stelle.

Che la questione non sia stata affrontata è verosimile. Perché fonti autorevoli del Movimento assicurano all’Adnkronos che Conte in realtà sia alle prese con questioni ben più scottanti. Ovvero a lavoro per sbrogliare il nodo ‘parlamentarie’, con Grillo fermo, granitico, su tutta la linea: no alla scelta dei capilista, no alle pluricandidature e dunque nessuna deroga al principio di territorialità. In sintesi, il fondatore vuole un replay delle vecchie ‘parlamentarie’, lasciando di fatto agli attivisti la stesure delle liste elettorali, composte dal basso attraverso il voto sulla piattaforma grillina.

L’ex premier si batte invece per un sistema misto, che dia sì la parola alla Rete, ma consenta a lui quanto meno di mettere bocca sui capilista, per garantire i fedelissimi ma anche per evitare che un voto su Skyvote – a rischio correnti ‘dimaiane’- apra le porte del Parlamento a potenziali cavalli di Troia. La questione simbolo, dunque, resta al momento sullo sfondo. Anche se si tratta di una partita nient’affatto secondaria.

I parlamentari, ma anche nel quartiere generale di Campo Marzio, sono convinti che la scritta Conte nel simbolo finisca per rafforzarlo -d’accordo sondaggisti e addetti ai lavori-, strizzando l’occhio a quell’elettorato che non è attratto dal M5S ma sarebbe disposto a mettere una crocetta sul nome dell’ex premier. Ma per Grillo la questione non esiste: “Il simbolo resterà certamente quello che conosciamo”, ribadiscono con fermezza fonti vicine al garante.

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