EX RESPONSABILE PEPE, “SILVIO NON PUO’ FARCELA, AL COLLE ANDRA’ DRAGHI, C’E TERRORE DEL VOTO”

ELEZIONI PRESIDENTE REPUBBLICA: L'ANALISI PARLAMENTARE FI DAL 2001 AL 2013, "BERLUSCONI NON HA TENUTO CONTO DEL FUOCO AMICO, A COMINCIARE DA MINISTRI CENTRODESTRA IN CARICA. INUTILE CERCARE VOTI TRA SBANDATI DEL GRUPPO MISTO"

20 Gennaio 2022 15:27

Regione: Abruzzo

L’AQUILA – “Silvio Berlusconi non può farcela, perché il  vero problema non è riuscire a fare campagna acquisti tra gli sbandati del gruppo misto. Il suo problema  è il ‘fuoco amico’, dei  ministri del centrodestra scelti personalmente da Mario Draghi, i parlamentari che per nessuna ragione vogliono tornare a casa, prima di maturare il vitalizio a settembre e senza possibilità di rielezione. Perché una cosa è certa: se Draghi non andrà al Quirinale, il governo cadrà perché si prenderà atto che non c’è una maggioranza”.

La disincantata analisi, a dispetto delle ambizioni di Berlusconi di salire al Colle, arriva da una persona a lui vicina, Mario Pepe, professore della Università La Sapienza di Roma, medico, internista clinico, ex parlamentare dal 2001 al 2013 con Forza Italia e Pdl. Salito agli onori della cronaca come promotore dell’operazione ‘responsabili’ che consentì a Silvio Berlusconi di salvare il suo quarto governo nel dicembre del 2010.

“Vorrei far notare  – spiega ad Abruzzoweb – che nella manovra finanziaria appena approvata Draghi non ha calcato la mano non ha imposto la sua linea non ha scontentato nessuno, proprio in coerenza alla strategia di conquista del quirinale. Direi purtroppo, perché mi sarei aspettato in finanziaria riforme importanti, a cominciare ad esempio da una profonda revisione del reddito di cittadinanza, che ora  resta invece un assegno di assistenza sine cura. Ed ora, visto il quadro politico che si trova davanti,  è pronto a salire al Colle. Del resto ha l’età giusta, 74 anni, mentre  Silvio ne ha 86 anni, che mi sembrano un po’ troppi,  più di quelli di Sandro Pertini, che stato eletto  a 80 anni”.

“Se dunque alla fine sarà Draghi andare al Colle chi prenderà il posto suo alla guida del governo?” A questa domanda risponde sicuro Pepe: “immagino un presidente del consiglio istituzionale,  come il presidente della Camera Roberto Fico o del Senato Maria Casellati. Con i ministri tutti più o meno allo stesso posto. Un governo che avrà come priorità ovviamente il Pnrr e la gestione della pandemia”.

Del resto ragiona l’ex parlamentare, “ad andare subito al voto non ci pensa proprio nessuno, al di là della maturazione del diritto al vitalizio. I cittadini sono infatti esausti, provati da 2 anni di pandemia. Guardate cosa è successo alle suppletive di Roma: ha votato appena il 10% degli aventi diritti. La verità che tra il palazzo e popolo si sta aprendo una voragine. E dunque meglio attendere il ritorno alle urne”.

Insomma, nell’analisi di Mario Pepe, l’ex presidente la Bce ha per così dire  “fregato” tutti, imponendo un percorso obbligato che volente o nolente,  lo porterà  a diventare presidente della Repubblica, e per di più con un governo che seguirà pedissequamente la sua linea.

Presidenzialismo di fatto dunque?  “Ma c’è già un presidenzialismo di fatto – osserva Pepe -, e  la cosa ha anche i suoi pregi. In periodi difficili come quello che stiamo vivendo serve capacità di decisione. In questa emergenza la Camera e il Senato non hanno toccato palla. De resto il peso dei parlamentari oggi è molto leggero, non rappresentano nemmeno i loro territori, non si sa da dove vengono, sono miracolati del listone. Ai miei tempi quando si trattava di votare la finanziaria passavamo le nottate senza dormire, poi andavamo dal barbiere che ci aspettava per rimetterci in sesto e continuavamo. Oggi in Parlamento non c’è più nemmeno il barbiere”.

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