FABBRICA CLANDESTINA DI SIGARETTE NELLA MARSICA: GIRO D’AFFARI MILIONARIO, 12 MISURE CAUTELARI

18 Giugno 2021 10:02

AVEZZANO – Gestivano una centrale per la produzione e la lavorazione clandestina di tabacco e sigarette, con un giro d’affari milionario.

Con queste accuse, il gip del tribunale di Avezzano, su richiesta della Procura, ha emesso dodici misure cautelari, di cui due in carcere, nei confronti dei componenti di una presunta banda dedita al contrabbando di tabacchi.

I provvedimenti, ricorda Il Centro, scaturiscono da un’indagine che nel settembre 2019 aveva portato a un maxi sequestro in un casolare adibito a deposito clandestino alla periferia della città, ai piedi del Monte Salviano: furono scoperte tonnellate di prodotti tra tabacco trinciato e merce per il fumo in generale. L’accusa principale è quella di associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi e detenzione di tabacchi senza autorizzazione. L’operazione è stata avviata dalla Guardia di finanza di Rieti insieme alle Fiamme gialle di Avezzano. Si tratta, secondo l’accusa del sostituto procuratore della repubblica di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, titolare dell’inchiesta, di lavorazione di tabacco grezzo, per circa 30 quintali di materiale sequestrato.

Sono sette i marsicani coinvolti. Il tribunale ha emesso due ordini di custodia cautelare in carcere, due ai domiciliari e otto con obbligo di firma.

In particolare, sono stati arrestati Antonello Celestini, 58 anni, di San Giustino (Perugia) e Bachour Saadeh, 61 anni, siriano, mentre sono stati messi ai domiciliari l’imprenditore Emidio Baldini, 63 anni, di Celano, e Diego Mazzia, 33 anni, di Acerra (Napoli). Santina (Sandra) Tomassini, 48 anni, moglie di Baldini, anche lei di Celano, Leonardo Citti, 58 anni, di Perugia, Daniele Faricelli, 60 anni, di Avezzano, Fabio Rossi, 55 anni, di San Giustino (Perugia), Stefania Selva, 60 anni, di Avezzano, Cesidio Del Roscio, 52 anni, di Trasacco, Issam Gnanem, 50 anni, e Ousai Hanna, 31 anni, entrambi siriani, sono stati tutti sottoposti all’obbligo di firma.

La struttura organizzativa, secondo l’accusa, si muoveva come una vera e propria fabbrica, con diversi ruoli interni. L’approvvigionamento dei tabacchi avveniva tramite canali fuori dal regime commerciale del Monopolio e quindi in nero. Erano stati acquistati anche dei macchinari per la lavorazione del tabacco sfuso che veniva trasformato in sigarette di melassa da fumo, la cosiddetta shisha. C’era poi l’attività di distribuzione e commercializzazione nel territorio italiano a cui collaboravano delle persone reclutate proprio a tale scopo.

Le sedi operative dell’associazione erano quelle di Celano e Avezzano dove venivano stoccati e immagazzinati i prodotti grezzi e quelli già lavorati.

Ma l’attività, secondo gli accertamenti andava avanti da molto più tempo. L’inchiesta ha un respiro di carattere nazionale, visto che si ipotizza che la merce lavorata finiva sui mercati di mezzo mondo. È impressionante infatti la quantità di prodotto trovato all’interno di quella struttura che la Finanza definisce “una fabbrica abusiva di sigarette”. In particolare, c’erano tre tonnellate di melassa per narghilè, due contenitori in acciaio con impastatrici, bilance industriali, decine di secchi contenenti la materia prima per la preparazione della melassa, barattoli vuoti. Nei prossimi cinque giorni si terranno gli interrogatori di garanzia per gli indagati.

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