FOIBE E GIORNO RICORDO: SCOTTI, “CRIMINI FASCISTI TACIUTI O DIMENTICATI. E LA SINISTRA NON PARLA”

di Roberto Santilli

10 Febbraio 2024 09:35

Italia - Cronaca

L’AQUILA – “Molti di coloro che negli ultimi vent’anni hanno organizzato raduni e conferenze sul tema Foibe ed Esodo giuliano-dalmata, tacendo i crimini fascisti, hanno di fatto taciuto i crimini dei loro padri e dei loro nonni, militi delle milizie fasciste e addirittura al fianco dei nazisti dopo l’8 settembre 1943. I loro crimini sono stati dimenticati”.

A novantasei anni, Giacomo Scotti – scrittore, giornalista e traduttore italiano – prende carta e penna. E scrive, facendo riflettere e pure arrabbiare, come fa chi non ha ceduto all’uso di una tecnologia ormai quasi totalmente padrona della società in cui viviamo, anche dei Massacri delle Foibe e dell’Esodo giuliano-dalmata.

Vicende strette sovente nella morsa della sola ideologia e non della pura e semplice ricostruzione storica e che sono non di rado foriere di accesi scontri soprattutto in ambito politico – pure in Abruzzo – essendo argomenti di una battaglia che, quando disputata, si svolge quasi sempre sul nervo scoperto tra destre e sinistre per quanto accadde in una orribile porzione del secolo scorso, in una zona d’Europa lastricata di cadaveri e di tremendi drammi assortiti causati da quella immane catastrofe che fu la Seconda Guerra mondiale.

Compresi quelle sul fronte orientale delle nostre parti – basti pensare a ciò che accadde prima e dopo l’8 settembre 1943 – tra ferite forse mai del tutto rimarginate ed in un mare di semplificazioni e mistificazioni di stampo mass-mediatico e politico e cerimonie come il Giorno del Ricordo, che viene celebrato ogni anno il 10 febbraio pure nella nostra regione, con in sottofondo quella costante motivazione che fa riferimento al tempo, al “troppo tempo” in cui Foibe ed Esodo giuliano-dalmata sarebbero stati “nascosti” alla narrazione nazionale dalle forze di sinistra e comuniste.





“Per cominciare – è il pensiero ad AbruzzoWeb.it di Giacomo Scotti, un passato da giovane fervente antifascista e comunista, che da quasi quarant’anni vive e lavora dividendosi tra Italia e Croazia e che prende applausi e premi per le sue opere, ma anche accuse di ‘negazionismo’ perché non considera pulizia etnica quella riferita alle Foibe – di questi argomenti si è scritto su giornali, volumetti e ‘volumoni’ fin dai primi mesi del Dopoguerra. Si è parlato e si parla anche dei dalmati, ma si dimentica che Zara, unica città italiana in Dalmazia da prima della guerra, fu sgomberata per ordine di Roma già nel corso del conflitto. Fu il governo di De Gasperi, poi, ad organizzare l’esodo degli italiani da Pola nell’immediato dopoguerra, inviando navi da trasporto. I rimasti, per lo più ex partigiani, furono dichiarati traditori titoisti. Dopo venti anni dopo l’istituzione del Giorno del Ricordo, aumentano le cifre degli infoibati. Si cominciò con 800 per arrivare a 10mila”.

“Nel numero degli infoibati, del resto – continua Scotti, autore, tra gli altri, di importanti libri come ‘I massacri di luglio. La storia censurata dei crimini fascisti in Jugoslavia’ e ‘Il fascio e la svastica. Storia e crimini del movimento Ustascia’, entrambi pubblicati dalla casa editrice Red Star – vengono inseriti pure gli squadristi della Rsi caduti negli ultimi scontri con le truppe partigiane. Tra i caduti del maggio 1945 e gli infoibati definiti vittime innocenti e martiri troviamo segretari del Fascio, come Giuseppe Cossetto, dirigenti del Guf istriano, come sua figlia Norma Cossetto (alla cui memoria sono state dedicate libri, opere d’arte, vie tra cui una anche all’Aquila, eccetera), squadristi sciarpa littorio, podestà, legionari, volontari della guerra d’Africa e comandanti delle squadre d’azione; tra i martiri del Comunismo titino troviamo Mario Nardini, caduto a Trieste, capitano della Milizia Difesa Territoriale al servizio dei nazisti, già membro dell’XI legione della Milizia Fascista Speciale, Michele Polonio Balbi, caduto il 3 maggio 1945 a Fiume, sottocapo manipolo del 3° reggimento della Milizia Difesa Territoriale, Vincenzo Sorrentino, prefetto di Zara, membro del Tribunale Speciale che condannava a morte con facilità girando per la Dalmazia. E si potrebbe continuare. A tutti, ancor prima del Giorno del Ricordo, sono state conferite medaglie post mortem”.

“Da quando viene celebrato il Giorno del Ricordo – aggiunge il 96enne originario di Saviano, in Campania – non viene mai rispettato il terzo articolo della legge, dopo le foibe e l’esodo e cioè quello delle ‘più complesse vicende del confine orientale’, fra le quali vi sono le stragi compiute dal Fascismo italiano durante l’occupazione di gran parte della Slovenia (annessa all’Italia quale provincia di Lubiana), di gran parte della Croazia (con l’intera Dalmazia) e del Montenegro. Inoltre, nel Giorno del Ricordo, che poi comincia prima del 10 febbraio e si prolunga per mesi ogni anno, si tacciono i crimini di guerra commessi dal regime fascista, le stragi compiute durante l’occupazione e l’oppressione subita dalle popolazioni slave dell’Istria, di Fiume e del Quarnaro dalla fine della Prima Guerra Mondiale, e cioè dall’annessione all’Italia fascista di quella regione. L’autrice triestina dell’opuscolo ‘Le foibe tra storia e mito’, Claudia Cernigoi, ricorda a tal proposito le repressioni subite dalla popolazione fascista nel ventennio mussoliniano: su 978 processi condotti in Italia dal Tribunale speciale fascista tra il 1927 e il 1943, ben 131 furono condotti contro 544 imputati croati e sloveni dell’Istria”.

“Su un totale di 4.596 condanne – prosegue quindi Scotti – 476 furono comminate a sloveni e croati. Su 27.722 anni di carcere, 4.893 furono inflitti a queste due comunità. Contro sloveni, croati, istro-quarnerini e giuliani furono comminate 33 condanne a morte su un totale di 42 nel resto dell’Italia. Ancora prima dell’inizio della lotta armata, negli anni 1930-1942 i plotoni d’esecuzione fascisti fucilarono 19 sloveni. Durante l’occupazione dell’ex Jugoslavia, in seguito all’attacco da questa subita il 6 aprile 1941 senza dichiarazione di guerra, e precisamente nel periodo di 29 mesi (fino al settembre 1943), furono commessi crimini innumerevoli. Fu un’occupazione di estrema durezza che portò alla morte circa 450mila jugoslavi. I documenti delle Forze Armate italiane recitano ‘Il trattamento da fare ai partigiani non deve essere sintetizzato dalla formula dente per dente bensì da quella ‘testa per dente’ e ancora, ‘Si sappia bene che eccessi di reazione non verranno mai perseguiti’. Seguirono repressioni, massacri, fucilazioni, deportazioni di migliaia e migliaia di civili tra vecchi, donne e bambini nei campi di Arbe, Gonars, Cairo Montenotte e in altre località dell’Italia, dove la mortalità fu altissima per fame, malattie, maltrattamenti”.

“Di questi crimini – sottolinea poi lo scrittore, giornalista e traduttore – in Italia non si parla. Degli 800 criminali di guerra italiani denunciati dall’ex Jugoslavia, nessuno è stato processato e condannato in Italia. E dei loro crimini non si parla. Nel Giorno del Ricordo ascoltiamo una narrazione a senso unico di stampo antistorico, revisionista, nazionalista, spesso marcatamente neofascista. Le stragi del Fascismo nell’ex Jugoslavia e tutti i tristi eventi sfuggono alla memoria di chi, nel Giorno del Ricordo, urla calpestando la dimensione storica. Purtroppo, se si eccettuano gli associati dell’Anpi, l’Associazione dei partigiani, la sinistra tace. Ai giovani va detta la verità, tutti dovrebbero battersi per la verità. Agli italiani bisogna far conoscere tutte le facce della tragedia provocata dal Fascismo nella ex Jugoslavia, far conoscere quegli eventi nella loro vera dimensione. Bisogna affrontare la tematica con vigore storico e profondità. Come spesso ha scritto e detto la friulana Alessandra Kersevan, ricercatrice di Resistenza, storica e autrice di alcuni volumi su questa materia”.





“Molti di coloro che negli ultimi venti anni hanno organizzato raduni e conferenze sul tema Foibe ed Esodo, tacendo i crimini fascisti, tacevano di fatto i crimini dei loro padri e nonni, militi delle milizie fasciste e addirittura al fianco dei nazisti dopo l’8 settembre 1943. I loro crimini sono stati dimenticati. Il Giorno del Ricordo spesso, purtroppo, serve a moltiplicare l’erezione di cippi e la dedica dei giardini, vie e piazze a criminali fascisti, in memoria degli ‘scomparsi’ negli scontri con i reparti partigiani”, conclude Scotti.

 

 

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