FONDAZIONE PESCARABRUZZO: “NORME OK, CONTI RECORD”. MATTOSCIO IN COMMISSIONE INCHIESTA BANCHE

IN ESCLUSIVA RELAZIONE CHE IL PRESIDENTE, DA 25 ANNI AL TIMONE, PRESENTERA’ PER DIFENDERSI DALL’ATTACCO DEL PENTASTELLATO LANNUTTI CON LA “REGIA” DI D'ALFONSO PER IL CONTROLLO DELL’AMBITO ORGANISMO.  NUMERI RILEVANTI A LIVELLO NAZIONALE: PATRIMONIO NETTO DI 206 MLN E 47 PER SOCIALE, CULTURA E TERRITORIO  

11 Gennaio 2022 08:40

Pescara - Abruzzo, Cronaca

PESCARA – Giorno della verità e della chiarezza per l’attività della potentissima fondazione Pescarabruzzo finita sotto la lente di ingrandimento della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario e oggetto di interrogazioni parlamentari da parte del senatore M5S di origini abruzzesi Elio Lannutti.

E al centro di un braccio di ferro politico che ha come obiettivo finale, non emerso pubblicamente, la conquista dell’ambitissimo organismo, un’azione molto decisa della quale non è estraneo l’uomo forte della politica abruzzese a Roma, il 56enne senatore del Pd Luciano D’Alfonso, presidente della commissione Finanze e Tesoro ed ex governatore abruzzese.

Oggi, il 69enne professore ed economista Nicola Mattoscio, alla guida da 25 anni della fondazione, come presidente dal 1996 ad oggi e con una parentesi come segretario generale dal 2016 al 2020, sarà infatti ascoltato dall’organismo guidato dalla deputata pentastellata Carla Ruocco, che sta passando al setaccio tutte le fondazioni bancarie italiane, non solo dunque Pescarabruzzo.

Anche se da come si erano messe le cose, era apparso che in questa indagine sulla gestione, in particolare per verificare l’attività finanziaria e di intermediazioni, delle fondazioni della penisola, fosse stata presa di mira proprio quella pescarese.

E secondo quanto si è appreso, proprio per questo motivo discusso peraltro in seno alle riunioni della commissione, la audizione, prevista a novembre, è saltata per due volte. Ed oggi i lavori partiranno con l’intervento di Francesco Profumo, presidente dell’ Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, poi sarà la volta di Mattoscio, in passato vicino, almeno formalmente a D’Alfonso, come presidente della Saga, società di gestione dell’aeroporto d’Abruzzo di Pescara, durante la passata amministrazione regionale di centrosinistra, un ruolo nel quale Mattoscio ha ripianato i conti del sodalizio di gestione.

Mattoscio, docente di economia alla Marconi di Roma e già professore ordinario all’Università di Chieti e Pescara, già alla guida sia pure per un breve periodo, dell’affondata banca Caripe, di cui la fondazione è figlia, si presenterà con un dettagliato dossier, nel quale si esibiscono i numeri da record a livello italiano di Pescarabruzzo: un patrimonio netto di 206 milioni, e all’attivo 47 milioni per finanziare le più svariate attività sociali, culturali e territoriali, ultima delle quali l’Imago museum, inaugurato a settembre, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Questa testata fornisce in esclusiva alcune anticipazioni della tanto attesa relazione dalla quale emerge una realtà che cresce in controtendenza rispetto ad altre fondazioni, che la fanno ora la prima nel Mezzogiorno, “a prova di una gestione virtuosa e oculata”, testimoniata dal fatto che gli organismi di vertici hanno compensi complessivi pari alla metà di quello che la legge potrebbe consentire.

Mattoscio sottolinea anche che “questi risultati favorevoli hanno potuto realizzarsi nel tempo grazie anche una governance stabile”. Ovvero, tra le righe, proprio alla grazie sua venticinquennale guida.

Di fatto, una risposta secca agli attacchi che la fondazione Pescarabruzzo subisce da mesi dal senatore del Movimento 5 Stelle Lannutti, presidente emerito dell’associazione dei consumatori Adusbef, membro oltre che della commissione Finanze e Tesoro, anche della commissione d’inchiesta che oggi ascolterà Mattoscio.

Originario di Archi, in provincia di Chieti, quasi “compaesano” di Mattoscio, originario della vicina Gessopalena. Ma oggi in commissione ci sarà anche un altro abruzzese, il deputato di Fi Antonio Martino, 45enne imprenditore pescarese, che è anche capogruppo degli azzurri nella commissione Finanze e Tesoro.

Lannutti in due interrogazione al ministro dell’Economia e Finanza, Daniele Franco, ha già avanzato dubbi e posto interrogativi sulla trasparenza dell’attività della fondazione, e l’anomala durata dell’incarico di vertice di Mattoscio, arrivato al quarto di secolo.

Ma dietro lannutti, assicurano i bene informati, regista dell’operazione sarebbe nientemeno senatore pescarese del Pd Luciano D’Alfonso. Intenzionato a quanto si vocifera a prendere il controllo di una fondazione che rappresenta uno dei centri di potere più evidenti della sua città e non solo, che fa gola nel risiko della politica anche ad altri protagonisti.

Da quanto si apprende, ci sarebbe addirittura già un papabile pronto a sostituire l’intramontabile Mattoscio: l’ex capogruppo del Partito democratico al Comune di Pescara, Marco Presutti, 50enne professore di letteratura e latino, molto vicino politicamente a D’Alfonso, del quale ha uno stretto rapporto di amicizia. Una prova del fatto che il senatore dem non ha mai smesso di pensare alla sua terra e, soprattutto, non ha rinunciato a progettare nuove avventure politiche in Abruzzo, dove è stato oltre che governatore, sindaco di Pescara e presidente della Provincia di Pescara.

Lannutti, nelle interrogazioni, ha evidenziato in particolare che Mattoscio, “governa la fondazione da quasi 25 anni senza soluzione di continuità”. Ed ancora “ci sono fascicoli aperti relativi alle attività della fondazione in relazione ai soldi che sarebbero stati erogati negli ultimi anni a privati”, situazioni all’attenzione dello stesso  Ministero.

Nelle interrogazioni si fa anche riferimento “a operazioni immobiliari portate a termine dalla società Gestione culturali srl, unipersonale”, di proprietà della stessa fondazione, che avrebbero coinvolto anche il mondo calcistico pescarese.

E come spiegato al quotidiano Il Centro, Lannutti chiederà oggi a Mattoscio “quanti soldi ha elargito dal 1996 ad oggi Pescarabruzzo, e in 25 anni quanti e quali ruoli ha ricoperto Mattoscio e per quanto tempo, a proposito dei prestiti obbligazionari verso società quotate e, soprattutto, non quotate, quali interessi sono stati richiesti, quali società che hanno beneficiato di prestiti obbligazionari ricompaiono nell’attività di compravendita immobiliare della srl Gestioni Culturali, controllata al 100% dalla Fondazione”.

Ma nella relazione controfirmata da revisori e professionisti, le accuse vengono smontare, carte alla mano, nella totalità dei rilievi.

Mattoscio premette che per la fondazione Pescarabruzzo è “un onore l’opportunità che le viene offerta di poter contribuire per prima tra le fondazioni di origine bancaria a contribuire al nobile intento dell’autorevole commissione”.

Mattoscio poi ricorda che Pescarabruzzo è la prima tra le fondazioni di origine bancaria ad adeguarsi alla legge Ciampi in tema di dismissione delle partecipazioni”, ad introdurre lo strumento dell’avviso pubblico”, ad adeguarsi “ai meccanismi statutari a garanzia della sua piena operatività  e indipendenza”. Un elemento centrale nella difesa da parte del professor Mattoscio.

Promuovendo ad esempio un originale distretto urbano dell’economia della cultura e della conoscenza “come più efficace strumento per favorire una maggiore trasparenza e sistematicità contraria alle logiche di erogazioni dispersive che potrebbero risultare più funzionale alla ricerca di facili consensi”.

Sì rivendica così di “essere riusciti ad accrescere e preservare nel tempo il proprio patrimonio netto: nel grafico riprodotto infatti si legge che è passato dai 71 milioni di euro del 1993-1995, ai 207 milioni di euro dal 2011 al 2015, attestandosi ai 206 milioni di euro il quadriennio 2016-2020.

Mentre i fondi per l’attività dell’istituto riservati al sociale, alla cultura e ad iniziative impattanti per il territorio, sono cresciuti costantemente: nel 1996-2000 erano di appena un milione, dal 2001 al 2005 sono saliti a 9 milioni, e dal 2016 al 2020 sono cresciuti a 47 milioni di euro.

Si sottolinea così che “pur essendo Pescarabruzzo originata da una delle più piccole casse di risparmio italiane comunque la più piccola nell’ambito della regione Abruzzo, e oggi la prima nel mezzogiorno peninsulare per patrimonio netto e fondi per le attività”.

Soprattutto “non sarebbe veritiero interpretare l’attuale consistenza del patrimonio come un forziere ereditato, meccanicamente dall’esperienza della ex cassa di risparmio Pescara Loreto Aprutino”, e il “patrimonio e l’attivo di cui oggi Pescarabruzzo vanta, è il risultato quasi esclusivo della sua attività e capacità gestionale conformemente alle disposizioni normative”.

Numeri da record: nella relazione si evidenzia che incremento del patrimonio di Pescarabruzzo, è stato del 175%, dal 1999 al 2020, rispetto al solo il 19% della fondazione Banco di Napoli, al 28% della fondazione Cariplo e al 18% della fondazione Roma. Mentre in Abruzzo si registra il 49% della Fondazione Carispaq,  – 6% della fondazione Tercas e il  -87% per la fondazione Carichieti, poi in default e inglobata alla fondazione Banco di Napoli.

Per quanto riguarda invece i fondi le attività d’istituto la fondazione Pescarabruzzo sbaraglia a tutte le altre fondazioni con un 2.646 % in più sempre dal 1999 al 2000 con la seconda per incremento molto dietro di lei: la fondazione Roma con 244%.
Berardino Santilli e Filippo Tronca

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