FONDI RESTART L’AQUILA: ALBANO “NON SI RIPETANO ERRORI E RITARDI DEL CURA ABRUZZO”

5 Dicembre 2020 09:40

L'Aquila - Politica

L’AQUILA – “L’approvazione da parte del governo con il Cipe sull’uso di 6,5 milioni di euro dei fondi Restart per ristorare le imprese del cratere aquilano è una buona notizia per il nostro territorio, come avevamo suggerito già ad aprile. Per far sì che queste risorse arrivino in modo facile e veloce ai beneficiari, la Regione non deve ripetere gli errori che ancora stiamo scontando sui finanziamenti del Cura Abruzzo, la misura a sostegno delle attività economiche pensata per dare aiuto durante il primo lockdown coprendo i mancati introiti, ma che ad oggi risulta elaborata ed erogata per una percentuale molto bassa”.

Così Stefano Albano, consigliere comunale PD L’Aquila.

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Un simile ritardo anche nell’erogazione dei fondi Restart potrebbe rivelarsi fatale per molte imprese e professionisti del nostro territorio, soprattutto in vista del pesante calo di fatturato che si prevede per dicembre. Stanziare somme importanti è inutile se non si predispone un meccanismo che permetta di trasferirle ai beneficiari con rapidità e qualità. Desta preoccupazione anzitutto la scelta di affidare lo stanziamento di questi fondi ad Invitalia, una realtà sicuramente capace di gestire bandi complessi e con dotazioni economiche più elevate e dunque meno adatta ad occuparsi di bandi minori in regime di de minimis: questa scelta potrebbe ritardare ulteriormente l’erogazione dei ristori.

La rapidità è proprio la questione centrale: per erogare gli indennizzi del Cura Abruzzo, la Regione sta rispondendo a una situazione straordinaria con mezzi ordinari, ossia con un solo funzionario che si sta occupando di smaltire le pratiche per tutto il territorio. Non diamo la colpa ad altri se poi i beneficiari giustamente protestano per i ritardi.

A questo riguardo, la mia proposta concreta e di rapida fattibilità è che la Regione si doti di maggiori unità di personale, circa venti, per il tempo necessario a smaltire tutte le pratiche, andando a reclutare il personale nel mondo dei professionisti abruzzesi, da inquadrare con contratti a tempo determinato.

Bisogna poi rendere noto il criterio con cui vengono calcolati i benefici, che spero si basi sul calo effettivo del reddito degli operatori; si devono infine indicare le modalità con cui le somme verranno consegnate ai beneficiari: ad esempio quella del conto corrente, adottata dal governo con il decreto ristori bis di ottobre, che è sembrata essere efficace. Alle nostre richieste di chiarezza dovrebbe unirsi anche il sindaco Biondi, come rappresentante del Comune che otterrà più risorse da questo fondo e come esponente politico dello stesso partito che guida la Regione. Parallelamente a queste misure emergenziali, poi, la Regione dovrebbe iniziare a disporre un meccanismo snello per consentire l’accesso al credito agevolato alle PMI e ai professionisti appena potranno riprendere la loro attività; la ripartenza dell’economia dopo uno stop richiede sempre capacità di rinnovamento e di adattamento ad un mondo che uscirà sicuramente cambiato da questa pandemia, un po’ come abbiamo già sperimentato col post-terremoto. Questi processi, nei periodi di crisi, devono essere appoggiati dalle istituzioni.

Nel nostro caso, grazie al lavoro della giunta precedente, la Regione Abruzzo aveva ottenuto dal Cipe uno stanziamento di 10 milioni di euro a questo scopo con la Delibera n. 25 del 28 febbraio 2018. L’attuale amministrazione, con Delibera 166 del 24 marzo 2020, ha dimezzato le risorse a disposizione (senza specificare cosa farà dei restanti 5 milioni): si può iniziare da adesso a predisporre un piano per l’accesso al credito che sarebbe uno strumento potente per ridare impulso all’economia appena sarà possibile. Anche il Comune dell’Aquila può fare la sua parte: sempre ad aprile avevo proposto di effettuare una ricognizione dei fondi Restart stanziati e non spesi, settore per settore, senza ricevere risposta.

Le istituzioni locali si affrettino a predisporre un piano ristori da affiancare a quello del governo, altrimenti rischiamo di trovare aziende e partite iva già fallite prima ancora che queste somme arrivino nelle loro tasche.

 

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