NUOVA OFFENSIVA SOCIETA' COLELLA SU SORGENTE CON CONCESSIONE SCADUTA DA DUE ANNI, E DOPO DUE BANDI BOCCIATI DAL TAR E IL TERZO AL PALO.

FONTE PRIMAVERA POPOLI: SANTA CROCE DIFFIDA REGIONE ABRUZZO, “BASTA PROROGHE A SAN BENEDETTO”

26 Ottobre 2020 08:26

PESCARA – Impedire immediatamente alla società San Benedetto di estrarre e imbottigliare l’acqua minerale della sorgente fonte Primavera di Popoli, in provincia di Pescara, la cui concessione è scaduta da tempo, ed è stata prorogata dalla Regione Abruzzo, in modo illegittimo, dopo aver emanato, tardivamente,  due bandi, entrambi bocciati dal Tribunale amministrativo regionale.

La guerra abruzzese dell’acqua si arricchisce di un nuovo capitolo, con la perentoria diffida inoltrata dalla società Santa Croce il 29 settembre scorso alla Regione Abruzzo, con allegata minaccia di risarcimenti danni e di rivolgersi all’autorità giudiziaria.

Destinatari il direttore generale Barbara Morgante, il direttore del dipartimento Governo del territorio e Politiche ambientali, Emidio Primavera, il dirigente del Servizio Risorse del territorio e Attività estrattive, Iris Flacco.

La società dell’imprenditore molisano, Camillo Colella, si è aggiudicata provvisoriamente l’8 maggio scorso, battendo proprio la San Benedetto, le sorgenti Sant’Antonio Sponga di cui era stata già concessionaria fino al 2015, per poi vedersele revocare dalla Regione, con conseguente contenzioso senza esclusione di colpi durato anni.

Quella della Sant’Antonio Sponga è stata solo una delle partite che vedono in campo i due importanti players delle acque minerali: la Santa Croce ha partecipato anche alla gara per l’assegnazione della sorgente di acqua minerale Valle Reale, anch’essa a Popoli e San Benedetto in Perillis (L’Aquila), assieme all’attuale concessionario Gran Guizza che fa parte proprio del Gruppo San Benedetto, che questa volta si è aggiudicata la partita.

La Santa Croce, veniamo dunque al nuovo fronte caldo, è poi pronta a competere anche per la concessione della sorgente Fonte Primavera, sempre a Popoli. Sfruttata dal 1988 dalla San Benedetto, e dal lontanissimo 2008 in proroga. In attesa del bando per rinnovare la concessione, ma che una volta indetto, la prima volta nel febbraio 2019 e una seconda a maggio 2019, come illustrato qui di seguito nel dettaglio, è stato clamorosamente bocciato per due volte dal Tribunale amministrativo regionale, dopo i ricorsi della Santa Croce, per problemi legati alle pertinenze inserite nella concessione. E la San Benedetto ha intanto ha continuato a sfruttare la sorgente, grazie a nuove proroghe, concesse dalla Regione per salvaguardare la continuità produttiva e i livelli occupazionali. Proroga che invece, ha più volte rabbiosamente denunciato la Santa Croce, non gli è stata accordata a seguito della revoca della sorgente Sant’Antonio Sponga, in attesa del nuovo concessionario, con il frustato che a Canistro l’acqua va al fiume inutilizzata da oramai più di 5 anni, e oltre 70 lavoratori hanno perso il posto.

Ed è per questa ragione che ora nella missiva si fa notare che nella materia di concessioni minerarie, la proroga è un “rimedio eccezionale”, e può essere disposto a condizione che “sia limitata al tempo strettamente necessario alla procedura di scelta del nuovo contraente”.

A detta della Santa Croce questi requisiti per le sorgenti Fonte Primavera non ci sarebbero. E cosa ancor più grave, come statuisce l’Anac, argomenta Santa Croce, una proroga non può essere concessa per mettere una pezza agli errori e omissioni dell’ente proprietario.

Nella missiva la società di Colella ripercorre dunque la vicenda proprio per evidenziare ritardi, imprevisti ed errori imputabili a suo dire alla Regione.

La concessione mineraria Sant’Angelo, in cui è ricompresa la sorgente Fonte Primavera, è scaduta  il 4 novembre 2018.

Il bando era stato intanto approvato in zona Cesarini, con determina dirigenziale, il 25 ottobre dello stesso anno, mentre il 29 ottobre veniva disposta la proroga della concessione al fine della “difesa dei livelli occupazionali, fino al completamento della procedura di assegnazione della precitata concessione (…) e comunque per un periodo non superiore ad un anno”. La pubblicazione sul Bura del bando è avvenuto poi l’11 febbraio 2019

Un bando nato morto: i 29 gennaio 2019  il Tar di Pescara, su ricorso della Santa Croce, lo ha infatti bocciato, e ha invitato l’amministrazione regionale a riscriverlo, essendo presenti delle irregolarità, in particolare relative alla disponibilità delle pertinenze, ovvero lo stabilimento, che non permetterebbe ad altre imprese di concorrere.

In caso di aggiudicazione, infatti, ha in sostanza argomentato il Tar, i competitor della San Benedetto, non avrebbero infatti l’agibilità per realizzare le infrastrutture necessarie ad estrarre, imbottigliare e stoccare l’acqua, visto che sono presenti in loco le strutture dell’attuale concessionario. Incerta resta poi la clausola sociale, che garantisce i sensibili sconti dei canoni di concessione (da 4 euro a 0,30 ogni mille litri di acqua), in cambio dell’eventuale riassunzione del personale già impiegato nel sito di Popoli. Il Tar infatti ha fatto notare che gli operatori impiegati sono dipendenti della Gran Guizza, affidataria della concessione mineraria Valle Reale. E dunque di fatto non riassumibili da altri concorrenti.




Il 7 febbraio 2019 con una delibera di giunta la Regione Abruzzo ha dichiarato di volersi conformare a quanto rilevato dal Tar, ovvero di revocare il vecchio bando e di scriverne uno nuovo.

Il servizio Politica energetica, Qualità dell’aria, Sina, Risorse estrattive del territorio ha disposto così l’avvio del nuovo procedimento, ma non solo, si legge nella lettera della Santa Croce,  ha disposto a anche  “l’innovazione del provvedimento di proroga tecnica (…) a favore del concessionario uscente – Ditta San Benedetto Spa – agli stessi fatti e condizioni stabiliti con la medesima, escludendo contestualmente e senza soluzione di continuità, il termine temporale della proroga stessa fino alla scelta del nuovo concessionario e posponendo, a quest’ultimo atto, la presa in carico da parte della Regione Abruzzo del bene minerario e delle relative pertinenze indisponibili”.

Il nuovo bando è stato pubblicato il 17 maggio 2019.

Ma la Santa Croce ha ravvisato le medesime “illegittimità”, parlando di “bando fotocopia”, ha dunque fatto nuovamente ricorso al Tar, che gli ha dato il 5 luglio 2019 ancora una volta ragione, in merito alla disponibilità delle pertinenze, che anche nella nuova versione, non permetterebbe ad altre imprese di concorrere, riscontrate nel bando precedente.

ll Tar ha poi imposto alla Regione la nomina di un “verificatore”, proveniente dalla Regione Emilia Romagna, con l’incarico di risolvere una volta per tutte le criticità e consentire l’emanazione di un bando con tutti i crismi e finalmente inattaccabile.

Si è da allora ancora in attesa del bando. Ed anche della trattazione “nel merito” del ricorso da parte del Tar. Nel frattempo la San Benedetto continua a sfruttare il giacimento idrico in proroga.

Nella missiva Santa Croce richiama anche quanto stabilito dall’Autorità anti-corruzione, l’Anac, ovvero che “la proroga tecnica non può essere concessa laddove la stessa sia necessitata per colpe e responsabilità dell’Amministrazione procedente”.

E a detta della Santa Croce, “le proroghe concesse alla San Benedetto S.p.A. trovano fondamento nell’inerzia dell’Amministrazione che ha omesso di attivarsi, benché ampliamente preavvertita, al fine di evitarle”.

Infatti si sostiene, la Regione  “ha omesso di attivarsi in tempo utile per l’emanazione del bando e, dall’altra, per aver confezionato due bandi privi di efficacia”.

Per tutta questa serie di ragioni, la Santa Croce chiede formalmente agli organi in indirizzo “di adottare ogni più opportuno provvedimento diretto a far cessare ogni facoltà di emungimento da parte della Soc. San Benedetto S.p.A. in ordine al Pozzo Primavera relativo alla concessione Sant’Angelo stante la violazione delle norme sopra richiamate.

Minacciando di agire in giudizio “per il risarcimento dei danni conseguenti la violazione delle norme sulla concorrenza e dei principi di non discriminazione e trasparenza.  E “riservando nella eventuale sede giudiziaria specifici ed ulteriori motivi di censure”.

Infine si chiede “di conoscere il nominativo del Responsabile del Procedimento e la decisione che sarà assunta nel rispetto dei termini di cui alla L. 241/90”.

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