FORESTA MODELLO: VALLE DELL’ATERNO UNITA PER TUTELA PAESAGGIO A MOSAICO E DELLA SUA ECONOMIA

di Filippo Tronca

27 Gennaio 2022 16:20

L’AQUILA – Il paesaggio a “mosaico rurale” mediterraneo, contro la monotonia del cemento, il totalitarismo dell’agroindustria. Un quadro d’artista, dipinto da ignoto Creatore, e dalle donne e dagli uomini nel corso dei secoli, con i colori, il profumo, i suoni e le forme dei boschi a perdita d’occhio, dei pascoli e dei campi coltivati, dei sentieri, dei fiumi e dei paesi raggranellati sulle alture.

Nasce intorno all’esigenza di tutelare e rendere vivibile questo patrimonio materiale e spirituale, il progetto “Foresta Modello Valle dell’Aterno”, che coinvolge in Abruzzo 15 comuni ad oriente Sud-Est dell’Aquila e da 60 soci individuali tra imprese e associazioni, che seppure frenato dall’emergenza covid, è pronto a realizzare, passo dopo passo, un ambizioso piano strategico. Un libro dei sogni, o forse no, capace di restituire a queste meravigliose vallate soggette a spopolamento e marginalità un protagonismo economico, turistico e culturale.

A raccontare ad Abruzzoweb questa sfida è il presidente dell’associazione Foresta Modello Valle Aterno, Alessio di Giulio, 62enne, cresciuto a Milano da famiglia abruzzese e marchigiana, da circa 30 anni residente a Fontecchio dove gestisce la Casa torre del Cornone, che è nello stesso tempo struttura ricettiva e centro di educazione ambientale.

“Quella della Foresta Modello – spiega Di Giulio – è una modalità mutuata dal Canada dove è stata sviluppata una ventina di anni fa per poi diffondersi in tutto il mondo, intorno ad una idea molto semplice: unire le forze e coinvolgere le comunità locali e tutti i portatori di interessi per redigere ed attuare un piano strategico per la gestione condivisa di vaste aree rurali e naturali, in un’ottica non solo di conservazione ambientale, ma anche di gestione e creazione di una economia sostenibile e resiliente in quel determinato territorio. Attraverso il dialogo e la ricerca di soluzioni condivise, si superano inoltre l’isolamento ed i conflitti fra persone, imprese e comuni per cooperare verso uno sviluppo sostenibile e concreto. L’associazione, di fatto, è un tavolo di confronto che non ha come obbiettivo un libro dei sogni, ma azioni realistiche da sviluppare assieme, mettendole nero su bianco, appunto in un piano strategico di sviluppo”.

Il progetto, uno dei pochi in Italia, ha visto la luce nell’ottobre 2018 allorché la Regione Abruzzo ha formalmente aderito alla International Model Forest Network (IMFN), la Rete Internazionale delle Foreste Modello e poi con il decreto di giunta 82 del 1 febbraio 2019, ha designato come area pilota la media Valle dell’Aterno ed i 15 comuni che si sono candidati, per una parte significativa nel territorio del Parco Naturale Regionale del Sirente-Velino: Secinaro, Molina, Acciano, San Benedetto in Perillis, Tione degli Abruzzi, Caporciano, Fontecchio, Fagnano Alto, Prata d’Ansidonia, San Demetrio ne’Vestini, Poggio Picenze, San Eusanio Forconese, Villa Sant’Angelo, Ocre e Fossa.

Aspetto interessante di questa approccio, oltre al coinvolgimento di enti e soggetti attivi, è che non si riduce a una mera e cristallizzante conservazione dell’esistente, ovvero in primis dei 18.000 ettari di boschi, che occupano in media il 56 % del territorio, costituiti da querceti di roverella, carpino e orniello e per il 7% da faggete.

Spiega infatti Di Giulio, “una foresta ha bisogno dell’uomo e viceversa, soprattutto quando l’obiettivo è salvaguardare e restituire ai posteri il nostro paesaggio a mosaico, un vanto dell’Europa mediterranea: il bosco va pertanto curato. Nei secoli passati, vista la necessità di legname per il riscaldamento e come materiale da costruzione, la foresta è stata sfruttata in modo intensivo ed eccessivo fino al denudamento di buona parte dei nostri monti. Negli ultimi decenni, però, lo spopolamento e l’abbandono di queste valli ha fatto sì che le foreste si siano molto ampliate in superficie . Ma anche questo non è un fenomeno completamente positivo perché questa espansione minaccia di far sparire il paesaggio del “mosaico rurale” con la sua biodiversità, per esempio invadendo pascoli e terreni agricoli. Inoltre, trattandosi di boschi cedui di fatto abbandonati e con tanta biomassa secca, il rischio di incendio è notevole, considerando pure che sono presenti pinetine artificiali abbandonate con alberi fittissimi e malmessi che rappresentano spesso un potenziale innesco al fuoco”.

Pertanto uno degli obiettivi del piano strategico è quello di rilanciare le utilizzazioni boschive leggere, e la filiera bosco-legno, compatibilmente con la presenza e le priorità del Parco e con la conservazione del paesaggio rurale a mosaico e delle foreste vetuste per incrementare il valore biologico del bosco ma anche per dare un maggior valore commerciale del legname ricavato dalla gestione sostenibile del bosco.

Si punta pure a promuovere piccoli prelievi per l’impiego locale delle fonti energetiche a biomassa, adottando esclusivamente caldaie di piccola taglia con un approvvigionamento di corto raggio. Non va poi trascurata la necessità di promuovere l’adozione diffusa di standard di qualità e sicurezza per il lavoro in bosco.

Altro obiettivo principale del progetto Foresta Modello è centrato sull’agricoltura, con la messa in rete di produttori tradizionali, il recupero dei terreni abbandonati e lo sviluppo di piccoli centri di trasformazione e vendita. Nel 2019 si è costituita la “Comunità Slow Food per la Valorizzazione della Foresta Modello della Valle dell’Aterno“, al fine di promuovere le produzioni prevalentemente biologiche, coltivate in larga parte all’interno del parco regionale Sirente-Velino, contribuire al recupero e utilizzo delle sementi antiche e incoraggiare, soprattutto i giovani, a restare e a intraprendere attività sul territorio.

E sono numerosi gli agricoltori che hanno già aderito, i cui prodotti e attività sono raccolte nel Catalogo dei produttori Valle dell’Aterno, scaricabile  a questo indirizzo web.

Foresta modello dovrà dare anche il suo contributo al contenimento dei danni da fauna selvatica, affiancando all’abbattimento selettivo, recinti di cattura per cinghiali, mattatoio mobile, canali di commercializzazione locali ed esterni al territorio anche “modi diversi ed innovativi già sperimentati di contenimento dei danni alle colture (ad esempio con nuove tecniche di dissuasione con gli ultrasuoni)” e puntando alla valorizzazione sia turistica che sia economica della fauna selvatica.

Il nesso tra paesaggio a mosaico e attività economica è evidente nella tutela delle cave dei tartufi.

“Stiamo già avviando una azione finanziata dalla Regione Abruzzo e in sinergia con l’Università dell’Aquila per effettuare un’analisi e mappatura della produttività dei nostri boschi, per quel che riguarda il tartufo – spiega Di Giulio – così da meglio comprendere quale modalità di gestione del bosco favorisce la crescita di questo fungo, per esempio favorendo l’ingresso della luce e riducendo lo stress idrico estivo e la competizione degli alberi per l’acqua. Tutto questo a beneficio della salute del bosco e anche di un’attività, la raccolta del tartufo, che in queste valli rappresenta una voce economica significativa”.

Infine il turismo, e da questo punto di vista Alessio Di Giulio gioca in casa.

“Il piano strategico prevede la creazione di un gruppo di lavoro per definire standard di qualità, con un disciplinare che garantisca la qualità dei prodotti e dei servizi di chi lo sottoscrive, e definire i criteri e le modalità di controllo della corrispondenza fra quanto proposto agli ospiti e quanto sottoscritto nel disciplinare. Inoltre stiamo lavorando già ad un piano di marketing basato su un’immagine comune, incentrata sul turismo a basso impatto ambientale, di una comunità che si prende cura del proprio territorio, di spazi montani orizzontali ed aperti con grandi scenari, chiusi dai monti sullo sfondo. La presenza di torri e castelli, delle grotte di Stiffe, delle Pagliare di Tione, del Cammino di Celestino e poi il silenzio e pace, il carattere medioevale ben conservato degli insediamenti e di molti edifici. In una parola, tutta la bellezza che mi ha fatto innamorare di questa terra tanti anni fa”.

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