LETTERA DEL PRIMO CITTADINO DELL'AQUILA A IL FATTO QUOTIDIANO: 'SOSTENERE LE AREE INTERNE, NO A LOTTE INDIVIDUALI'

GABBIE SALARIALI, BIONDI A SALA, ‘INIQUE E CONTESTATE, SERVE RILANCIO CITTA’ MEDIE’

14 Luglio 2020 12:22

L’AQUILA – “È sbagliato che il dipendente pubblico guadagni gli stessi soldi a Milano e a Reggio Calabria. È sbagliato perché il costo della vita è diverso”.

Pur non nominandole mai, il sindaco di Milano, Beppe Sala (Pd), ha riacceso la polemica sulle cosiddette gabbie salariali, scatenando una ridda di reazioni. Tra queste c'è anche quella del sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, che ha scritto una lettera aperta al “Fatto quotidiano”, sostenendo, in antitesi al pensiero del primo cittadino meneghino, la necessità dello sviluppo delle città medie.

“Il tema – ha scritto Biondi – è stato alimentato negli anni ’50 e ’60 proprio dal sistema delle gabbie salariali, contestatissime e inique. Una sorta di pezza colori messa lì per coprire l'incapacità dello Stato o per derogare alla responsabilità politica degli amministratori pubblici. Il problema non è guadagnare di più, ma raggiungere l'obiettivo di vivibilità. L'obiettivo deve essere il riequilibrio generale che non passa per interventi temporanei, ma per investimenti che rilasciano alle aree interne il loro surplus. Sono quelle che durante l'emergenza Covid hanno dimostrato di essere isole felici e che corrono il rischio di rimanere schiacciata e nel conflitto secolare tra Nord e sud”.

Biondi ha citato la “carta dell'Aquila”, promossa il 23 novembre scorso insieme ad altri comuni terremotati come Avellino, Carpi e Ascoli Piceno, sottoscritta da circa 100 tra sindaci, intellettuali ed economisti. 

“Abbiamo posto l'accento – ha spiegato ancora Biondi – sul contesto interno, luogo di decongestione sempre più attenzionato non solo per svaghi turistici ma anche per insediamenti produttivi, ricerca, alvei di cultura sperimentale. Ci sono quattro assi su cui concentrare le politiche pubbliche: cultura, turismo, innovazione e formazione. È l'Italia delle aree interne che non chiede un aumento di stipendio, pur dovendo combattere con la carenza delle infrastrutture, la mancanza di servizi e peso fiscale da nababbi. Oggi lo Stato deve infrastrutturare, materialmente e immaterialmente queste aree, renderle raggiungibili, promuovere la detassazione per incentivare il ripopolamento. La sfida è il “glocale”, sono i servizi, le gabbie – questa volta sì – fiscali, la creazione di luoghi dove è bello nascere, vivere e invecchiare e non lotte individuali che hanno tanto un sapore desueto e affatto futuribile”.

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