GAS: IL GOVERNO RASSICURA, “NESSUN TIMORE PER FORNITURE ENERGETICHE”

10 Ottobre 2023 19:28

Italia - Cronaca

ROMA – “Non c’è preoccupazione” per le forniture energetiche italiane.

Palazzo Chigi interviene per rassicurare, dopo l’attacco di Hamas a Israele e i prezzi dell’energia che salgono.

L’avvio del conflitto in Israele ha per ora avuto l’effetto di una fiammata sul gas: era a 38,2 euro venerdì alla chiusura dei mercati mentre ora finisce la giornata a 49,4 euro.

L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, spiega che “l’impatto della guerra sulla produzione del gas è marginale”, ma “sono le possibili conseguenze che spaventano il mercato”. In questa situazione, aggiunge, “sostituire il gas russo diventa più complesso”.

La guerra comunque – per dirlo con le parole del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aggiunge instabilità ad un quadro già complicato. L’attenzione è puntata sul fronte energetico.

Israele dopo l’attacco da Gaza ha chiuso il giacimento di gas offshore di Tamar, il più grande del Paese, perché è a tiro dei razzi di Hamas. Di per sé, questa chiusura non avrebbe conseguenze significative sui mercati. Tamar (che produce metà del gas israeliano) rifornisce solo Israele, Giordania ed Egitto: poca roba.





Ma gli operatori del settore temono altro. Hanno paura che il conflitto si allarghi.

Gli Stati Uniti potrebbero bloccare le esportazioni di petrolio dall’Iran (che avevano lasciato fluire per calmierare i prezzi dopo la crisi ucraina). Il Qatar (grande finanziatore di Hamas) potrebbe tagliare le sue forniture di gas all’Europa. E soprattutto, potrebbero esserci attentati ai gasdotti.

Così, è partita la corsa ad accaparrarsi le materie prime, ed i prezzi hanno cominciato a salire. In una sola giornata il gas alla Borsa di Amsterdam sale del 12,5%, fino a 49,4 euro.

Al nervosismo per la situazione in Medio Oriente, si aggiunge la notizia di una perdita dal gasdotto tra Finlandia ed Estonia, che viene chiuso. Secondo il governo di Helsinki, è dovuta probabilmente a un sabotaggio. Hamas non c’entra, ma in questo clima di guerra, è la classica notizia che agita i mercati, e li fa schizzare verso l’alto.

Va meglio sul fronte del petrolio. Il prezzo a New York registra un lieve calo, dello 0,57%, dopo i rialzi di ieri.

Cresce invece in Italia, il prezzo medio dell’energia elettrica: la scorsa settimana è salito del 3,9% rispetto alla settimana precedente. Le Borse europee per il momento non si fanno spaventare dalla guerra: salgono tutte, sull’onda di esponenti della Fed che hanno visto probabile uno stop sul rialzo dei tassi. Milano chiude a +2,3%.





Per l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, “l’impatto della guerra sulla produzione del gas è marginale, però chiaramente sono tutti gli schemi e le possibili conseguenze che preoccupano il mercato, che ovviamente è molto prudente. A questo punto però dobbiamo capire come è l’evoluzione”. Descalzi aggiunge che, con “le tensioni che si stanno verificando, la guerra in Russia, ora un’altra guerra non lontano da noi”, sostituire il gas russo “diventa più complesso”.

Anche il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, spiega che dopo l’attacco a Israele “abbiamo visto i report di aumenti di prezzi del petrolio e del gas, e questo è ovviamente qualcosa che stiamo tenendo d’occhio”.

Il governo Meloni cerca di tranquillizzare. Non c’è “al momento preoccupazione” per le forniture energetiche italiane, spiegano fonti di Palazzo Chigi, che però aggiungono che la situazione è costantemente “monitorata”. Gli stoccaggi di gas hanno superato il 97% in Italia e in Ue.

Il vicepremier Matteo Salvini prevede che “ci saranno problemi anche economici, ma parlare di incrementi di gas e di materie prime è prematuro”. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non nasconde che la guerra aggiunge instabilità ad un quadro che è già complicato e ammette che le stime della Nadef potranno essere rivisto in peggio: “abbiamo previsto degli scenari avversi, tra cui anche e soprattutto l’aumento del prezzo del petrolio. È chiaro che se la situazione peggiora, non solo in Italia, ma a livello globale, bisognerà fare delle riflessioni”.

Le riflessioni intanto le hanno fatte le aziende nostrane, e non sono buone.

Secondo un’indagine di Bankitalia, le valutazioni delle imprese italiane sulla situazione economica del Paese e le attese sulle proprie condizioni operative sono “significativamente peggiorate”.

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