EX ASSESSORE REGIONALE NOMINATO GRAZIE AD ASSE FI-FDI, TRA SOSPIRI E MARSILIO; LEGA IRRITATA, COORDINATORE AZZURRO PAGANO SCAVALCATO

GATTI DESIGNATO ALLA CORTE DEI CONTI, IN REGIONE RESA DEI CONTI IN MAGGIORANZA

6 Dicembre 2019 00:45

TERAMO – Una designazione alla prestigiosa carica di giudice non togato della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti Abruzzo, destinata a provocare  una nuova resa dei conti nella maggioranza di centrodestra in Regione, e all'interno di Forza Italia.

È quella, annunciata da tempo, dell'avvocato teramano Paolo Gatti, assessore e consigliere regionale azzurro.

Un “blitz” da parte del presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia anche lui, con il pieno accordo del presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d'Italia, che si trova negli Usa, che hanno preferito l'ex assessore in una rosa di 24 candidati. 

La nomina, che varrà a Gatti uno stipendio da 194 mila euro lordi l'anno, dovrà essere ora effettuata con decreto del presidente della Repubblica.

La decisione però già provoca la forte irritazione da parte della Lega, partito azionista di maggioranza del centrodestra in Regione, con 10 consiglieri e 4 assessori, ancora una volta scavalcata dall'asse Fi- Fdi.

Lo stesso che aveva portato alle nomine questa estate dei direttori generali delle Asl provinciali di L'Aquila e di Chieti, e che aveva provocato la prima crisi del governo nato dal voto del febbraio. 

La Lega avrebbe preferito la designazione del dirigente del settore Bilancio, Ebron D’Aristotele, che può vantare un ottimo curriculum, e un ascendente nell'aera del centrodestra. Chi mastica amaro è poi il senatore Nazario Pagano, coordinatore regionale di Forza Italia, che aveva nelle more dello spoils system voluto avere lui l'ultima parola per l'importante casella.

E in una recente riunione di maggioranza, lo stesso Pagano e il coordinatore della Lega in Abruzzo, l'onorevole Luigi D'Eramo, avevano chiesto di aspettare.

E invece hanno deciso Sospiri, e l'area ex aennina a cui appartiene anche l'assessore Mauro Febbo, di un partito sempre più lacerato e nel guado. 





Sospiri non a caso è dato oramai in partenza per Fratelli d'Italia, mirando, almeno così assicurano le voci di corridoio, ad una candidatura blindata in parlamento e che, tenuto conto del dimezzamento dei parlamentari, Forza Italia non potrà garantirgli, a differenza del partito di Giorgia Meloni, che veleggia sopra il 10 per cento dei consensi, secondo gli ultimi sondaggi. 

Gatti andrà ad affiancare alla Corte dei Conti Antonio Dandolo, il cui mandato scade nel 2021, indicato da Luciano D'Alfonso, ex presidente della Regione e ora senatore del Partito democratico. 

A provare a sbarrare la strada a Gatti è stato anche il consigliere regionale di Abruzzo in Comune, Sandro Mariani, da sempre rivale teramano del forzista. 

In una lettera a Sospiri, Mariani aveva in soldoni sostenuto come Gatti non avesse “le necessarie competenze in materie aziendalistiche, economiche, finanziarie, giuridiche e contabili”, e non poteva garantire “i necessari requisiti di terzietà eimparzialità che un membro giudicante deve possedere”.

Tutto inutile: troppo forte la rete di relazioni che Gatti è riuscito a tessere, confermando l'indubbia abilità politica che gli ha fatto meritare l’appellativo di “mister diecimila voti”, in virtù dei 10.098 preferenze prese alle Regionali 2008 e le 10.528 a quelle del 2014. 

E' stato poi accusato, dentro il centrodestra, di aver causato la caduta, nel dicembre 2017, del sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, di Forza Italia, pugnalato alle spalle dal gruppo consiliare “gattiano” di Futuro in, che è stata la premessa per la conquista del Comune, nel giugno 2018, da parte del centrosinistra di Gianguido D'Alberto, del  dopo anni di dominio del centrodestra.

In molti avevano pronosticato la fine politica di Gatti, e lui aveva annunciato pure il clamoroso ritiro dalla politica attiva e istituzionale. In pochi gli avevano creduto, ma Gatti in effetti non si è candidato alle elezioni regionali di febbraio, nonostante il suo buon bagaglio di voti.

Di fatto ha rinunciato ad uno scranno all'Emiciclo dal valore di 140 mila euro l'anno, per ottenere ora una poltrona da 200 mila euro.

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