GERACE PARADISO D’EUROPA, NEL LIBRO DI GEMELLI LA BELLEZZA DEI BORGHI CHE PARLA ANCHE ALL’ABRUZZO

22 Luglio 2021 07:45

L’AQUILA – Un invito alla conoscenza, non solo turistica, per chi vuole scoprire senza fretta la magia di uno dei borghi più belli d’Italia, crocevia di culture, punto d’incontro tra oriente e occidente, incastonato tra le montagne, lo splendore delle spiagge e il silenzio delle selve. Inventario di meraviglie e testimonianze del genio umano, in una Calabria schiva, sensuale, autentica, ancora conosciuta poco e male, Gerace scruta il Mar Jonio, appollaiata sulla sua rupe. Ammalia il visitatore piano piano, con stilettate di eleganza e sussulti di stupore.

Questo il mondo aperto da “Gerace paradiso d’Europa” opera del 1983 dell’indimenticato Salvatore Gemelli, medico chirurgo, primario ospedaliero con specializzazioni in cardiologia e geriatria, e professore universitario, apprezzato e stimato uomo di cultura, scomparso nel marzo del 1988, a soli 48 anni, lasciando un segno indelebile anche fuori dai confini della Calabria.

Presentato a palazzo Alessandri a L’Aquila, in primis da uno dei quattro figli, l’avvocato Paolo Maria Gemelli, che ha legami molto forti con il capoluogo abruzzese. Al suo fianco l’avvocato Francesco Maria Spanò, che ha curato la postfazione della terza ristampa, a cura della casa editrice Cangemi, e ancora dagli avvocati aquilani Alessandra Lopardi e Riccardo Lopardi, alla presenza del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. A moderare il giornalista e saggista Salvatore Santangelo.

L’iniziativa è stata sostenuta dall’associazione Tratturo magno 4.0 di cui è presidente il costruttore Danilo Taddei. A completare questo viaggio nella bellezza, la mostra fotografica virtuale della fotografa canadese Cindi Emond, “For all the ‘I Love You’s’ we forgot to say” sulle terre pastorali dell’Abruzzo, affiancata dalla mostra virtuale di litografie di Edward Lear.

Il libro conduce il visitatore alla riscoperta dell’arte e della storia di Gerace, che nel Medioevo fu importante centro strategico, militare e religioso. Il possente Castello normanno e la grandiosa Cattedrale consacrata nel 1045, ma anche le numerose chiese ancora oggi riverberano l’intensità delle culture greche e latine. Le grotte, scavate nella roccia del Borgo Maggiore, dove un tempo risiedevano gli artigiani dell’argilla e oggi dimorano i nuovi artisti, e i dintorni ricchi di aree archeologiche. Paradiso d’Europa: il titolo prende spunto dalla definizione di Francesco Malarbí, sacerdote e latinista geracese del Settecento, “europeista ante litteram” come lo definisce Francesco Maria Spanò nella postfazione, dove ripercorre le orme dei molti viaggiatori illustri ammaliati da Gerace conducendo il lettore in un viaggio appassionato tra storia, letteratura, sociologia e arte, fino a svelare la scoperta di un importante dipinto.

 

 

 

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