IN MOLTI EVOCANO ''MAFIA DEI PASCOLI'', MA CHIAPPINI RIBATTE: ''ASSEGNAZIONI FATTE SECONDO LE REGOLE''; OLTRE 130 CARCASSE ABBANDONATE, INDIVIDUATI PROPRIETARI

GIALLO SU PECORE TROVATE MORTE A LUCOLI SINDACO, ”FATTO GRAVE, INDAGINI IN CORSO”

14 Gennaio 2020 07:52

L'AQUILA – È giallo fitto sulle 138 carcasse di pecore rivenute sulle montagne del comune di Lucoli, ad ovest dell'Aquila, in zona “Le Conche” il 27 dicembre scorso. Su cui ora indagano i Carabinieri forestali. 

Lasciate morire su un terreno, in cui a gennaio non potevano esserci ovini al pascolo, visto che c'è una norma che impone di riportare gli animali nelle stalle entro il 30 ottobre. 

Animali dunque abbandonati al loro destino. L'episodio è stato intanto inevitabilmente accostato, in primis da allevatori e cittadini locali, al fenomeno conosciuto come “mafia dei pascoli”. ovvero ad un allevamento “fittizio”, utile solo per giustificare i generosi finanziamenti europei a favore del comparto zootecnico. 

Come riferito in una nota scritta inviata ad AbruzzoWeb, il sindaco di Lucoli, Walter Chiappini, spiega che “a seguito di rinvenimento, da parte del responsabile di Polizia locale, Fabio Angelone, è stato subito allertato il competente Servizio Veterinario della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila che è tempestivamente intervenuto sul posto, assieme al sottoscritto ed al responsabile della Polizia Locale comunale, identificando, tramite i microchip, la proprietà degli ovini abbandonati”.
 
Il sindaco precisa che i responsabili “convocati immediatamente, si sono presentati qualche ora dopo il rinvenimento”.

Il primo cittadcino aggiunge poi di non potere, “per ovvie ragioni di riservatezza e di segretezza, indicare nello specifico i provvedimenti adottati. Tuttavia, tutte le strade per assicurare una pronta risposta al grave illecito riscontrato, in tutte le sedi, sono state già prontamente intraprese”. 

Resta il sospetto che l'episodio sia ascrivibile al fenomeno della “mafia dei pascoli”., al pari di quelli avvenuti, e di cui AbruzzoWeb ha già riferito, sui pascoli di Campo Imperatore, e anche sui monti della Laga.  






Ovvero all'andazzo, reso possibile dalle “zone grigie” lasciate da una lacunosa legge nazionale, di cui sono protagonisti grossi gruppi e consorzi con sede legale in particolare nel nord Italia, e che continuano a prendere in affitto, anche in Abruzzo, grandi superfici a pascolo e prato pascolo, che hanno canoni nettamente inferiori rispetto alle superfici seminative. Questo infatti permette di incassare l’alto valore dei loro titoli Agea, nell'ordine di anche 10 mila euro a ettaro.

Un business che vale centinaia di milioni di euro e che riguardale le Alpi e gli Appennini. Ovviamente non c'è nessun interesse per gli animali, che la legge impone si pascolino su questi terreni, ovvero per la loro carne e latte. Ad essere munti sono, per farla breve, i soldi dei contribuenti europei, e non più il latte.

“Vorrei che fosse chiaro – commenta però il sindaco di Lucoli – che non siamo terra di nessuno, come probabilmente qualcuno immagina, e che saranno adottate tutte le misure necessarie affinché non vi sia spazio per comportamenti ingiustificabili come quelli del caso in questione, a tutela della legalità, dell’ambiente, della salute degli animali e della dignità della stessa comunità lucolana”.

Per quanto riguarda l'ipotesi paventata della presenza della cosiddetta “mafia dei pascoli”, Chiappini spiega che “è chiaro che non compete al Comune l’attività di indagine sulle organizzazioni criminali. Tuttavia, sul punto vorrei osservare che i pascoli comunali, dopo regolare assegnazione agli allevatori residenti aventi diritto tramite le antiche regole della fida pascolo, sono stati concessi a seguito di asta pubblica – escludendo qualsiasi concessione diretta – e gli oneri di competenza comunale, ed in particolare le verifiche previste dall’articolo 89 del Codice Antimafia, sono stati rigorosamente rispettati”. 

Il sindaco sottolinea infine che “anche che l’economica gestione del patrimonio comunale è uno specifico obbligo di legge per le pubbliche amministrazioni oltre che una necessità in un sistema che ormai da anni si è strutturato come federale, anche dal punto di vista fiscale. E’ ormai dal 2011 che il legislatore ha soppresso i trasferimenti statali ed introdotto regole che impongono agli enti locali di auto sostenersi, anche dal punto di vista finanziario. La concessione dei terreni demaniali non richiesti dai residenti è pertanto necessaria per poter erogare alla comunità lucolana i servizi e le opere che ogni buona amministrazione ha l’obbligo di rendere ed in prospettiva magari provare a ridurre il carico fiscale”. (f.t.)

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