GIULIANOVA: FIGLIO TOLTO AL PADRE DA TRIBUNALE MINORI, SENATORE PILLON E LEGALI, ”GRAVISSIME ANOMALIE”

24 Gennaio 2020 15:39

GIULIANOVA – Torna sotto i rifletotri la vicenda del ragazzino di 14 anni che il Tribunale per i Minorenni d’Abruzzo ha disposto debba andare a vivere dalla madre, ma che vuole rimare con il papà, rifiutandosi di seguire l’assistente sociale e la polizia urbana.

Un caso accostato a quello ben più noto di Bibbiano in emilia Romagna, di cui è parlato nella conferenza stampa che si è tenuta a Giulianova, in provincia di Teramo, a cui hanno partecipato il senatore della Lega Simone Pillon ed i legali del padre, D. G. di Tortoreto, gli avvocati Romina Cristina D’Agostini ed Annalisa Corradetti.

Il senatore Pillon ha presentato sulla vicenda una interrogazione al Ministero della Giustizia   

I legali del padre hanno sottolineato “le anomalie del procedimento, tra cui il tentativo di porre in esecuzione, in due occasioni, in decreto prima che venisse pubblicato e notificato alle parti. Solo il diniego del minore di seguire l’Assistente sociale, intervenuta presso l’abitazione paterna con l’ausilio della forza pubblica, ha impedito il suo prelievo”. 

“Il decreto – hanno aggiunto i legali – è stato pronunciato dal Tribunale dell’ L’Aquila senza che sia stato preventivamente convocato il minore e senza che il padre abbia avuto la possibilità di esercitare il proprio diritto di difesa in considerazione che è stato sospeso dalla responsabilità genitoriale”.

Il padre ha proposto reclamo in Corte di Appello di L’Aquila ed ha chiesto che venisse ascoltato il figlio, avendo quest’ultimo scritto di suo pugno una lettera al Magistrato nella quale chiedeva di essere sentito  e di voler rimanere con il padre.

“Ciò nonostante, ad oggi – hanno spiegato i legali -, non solo la Corte non ha disposto l’audizione del minore ma non ha sospeso neppure il decreto e pertanto il ragazzo potrebbe essere in ogni momento prelevato dalla propria abitazione e strappato all’amore del padre. Si auspica che la Corte di Appello rivaluti il caso e sospenda il decreto in attesa di una più approfondita istruttoria. Il padre non intende arrendersi e farà valere i diritti del figlio in tutte sedi e con ogni azione che la legge gli consenta”.

 

 

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