GIUSTIZIA, ANM ABRUZZO: “NO A LOGICHE AZIENDALISTICHE NEI TRIBUNALI”

17 Maggio 2022 16:25

Regione: Cronaca

CHIETI – La Giunta esecutiva distrettuale Abruzzo dell’Associazione Nazionale Magistrati interviene all’indomani dell’astensione, contro la riforma dell’ordinamento giudiziario, alla quale hanno aderito 69 magistrati del distretto dell’Aquila di cui 23 comunque impegnati in servizi essenziali come da Codice di Autoregolamentazione.

Sono numerosi i punti della riforma che non convincono “perché questa finisce per travasare le logiche aziendalistiche all’interno dei palazzi di giustizia, minando l’indipendenza del magistrato, baluardo della tutela giurisdizionale del cittadino”, si legge fra l’altro in una nota della Giunta esecutiva distrettuale Abruzzo dell’Associazione Nazionale Magistrati. Per Anm Abruzzo “il vizio di fondo è pensare che se una sentenza venga riformata nei successivi gradi di giudizio, o se un’istanza cautelare del pubblico ministero non trovi accoglimento, ciò sia da ricollegare a un errore del magistrato, che per ciò solo vada sanzionato, quanto meno sul piano della valutazione della sua professionalità” paventando il rischio di un “pericoloso invito al conformismo giudiziario”.

Secondo Amn Abruzzo, inoltre, “il vizio di fondo è pensare che il pubblico ministero possa essere l’avvocato dell’accusa o, come è stato definito di recente in occasione di un evento pubblico svoltosi a Pescara, un “antagonista sportivo” dell’indagato, che possa percepire una condanna come una vittoria e un’assoluzione come una sconfitta; mentre, al contrario, egli è la prima garanzia giurisdizionale del cittadino”.

“Il Paese – per Anm Abruzzo – ha bisogno di pubblici ministeri che ragionino come giudici, che siano aperti al dubbio sull’innocenza dell’indagato, che valutino le prove con lo stesso atteggiamento di terzietà del giudice, che con fatica cerchino la ‘verità’ – qualunque verità – insieme agli altri attori del processo, che indaghino, come accaduto di recente, anche gli scandali della magistratura stessa e le responsabilità delle forze di polizia, come nel caso della morte di Stefano Cucchi”.

Per Anm Abruzzo “la verità processuale non è precostituita, ma si costruisce in un percorso graduale, appunto il processo, in cui le prove vengono acquisite nella dialettica delle parti, a cui ogni soggetto del processo fornisce il suo fondamentale apporto”.

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