GIUSTIZIA: MARTINO VS D’ALFONSO, “NECESSARIE RIFORME, MA SBAGLIATO ATTACCARE LA PROCURA PESCARA”

IN VISTA DEL REFERENDUM. DEPUTATO DI FI TIRA ORECCHIE A SENATORE DEM CHE HA ATTACCATO MAGISTRATURA CAPOLUOGO ADRIATICO DOPO LE INCHIESTE CHE LO HANNO COINVOLTO FINITE IN UN NULLA DI FATTO: "OCCORRE DISTINGUERE TRA VICENDE PERSONALI E POLITICHE E MANTENERE RUOLO ISTITUZIONALE"

6 Giugno 2022 08:49

Pescara - Abruzzo, Politica

L’AQUILA –  “Ritengo inopportuni gli attacchi nei confronti della procura di Pescara, da parte del senatore del Pd D’Alfonso,  dobbiamo sempre distinguere le vicende personali da quelle politiche e occorre  sempre mantenere il ruolo di rappresentante delle istituzioni”.

La tirata di orecchie a Luciano D’Alfonso, senatore dem, presidente della commissione Finanze e Tesoro, ex sindaco di Pescara ed ex presidente di Regione, arriva, a sorpresa, dal deputato di FI, Antonio Martino, imprenditore della città adriatica, che scende in campo per difendere la Procura di Pescara dall’attacco del suo collega parlamentare.

L’affondo del 46enne esponente azzurro, capogruppo azzurro nella commissione Finanze e Tesoro e componente della commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, è destinato a stimolare un dibattito politico e generazionale, e sicuramente polemiche, tra due pescaresi doc (anche se D’Alfonso è nato 57 anni fa nella vicina Lettomanoppello) su un tema delicato come quello della giustizia.

Argomento di forte attualità alla luce del referendum del 12 giugno prossimo. E la diatriba tra i due esponenti politici i cui partiti tra l’altro sono insieme al governo nazionale è innescata dalla discesa in campo di Martino a difesa della Procura di Pescara, dalla quale in passato sono partite inchieste nei confronti dell’ex governatore abruzzese: in questo scenario, c’è da sottolineare che, curiosamente, i due la pensano allo stesso modo sul referendum sulla Giustizia essendo orientati per il SI’, con D’Alfonso, controcorrente rispetto al suo partito.

In particolare, il forzista commenta quanto dichiarato, in tema di giustizia, in recenti occasioni pubbliche da D’Alfonso, che ad ottobre dello scorso anno ha fondato l’Associazione 358, dall’articolo del Codice di procedura penale, che impone al pm di raccogliere prove, non solo contro, ma anche a favore dell’indagato. Associazione nata per “sviluppare un dibattito concreto sugli errori che sono commessi dai magistrati”, e perché “si torni ad una cultura garantista”, e al principio di innocenza che si dimentica troppo spesso”.

D’Alfonso, che ha subito più di un processo, risultando poi assolto, citando gli errori giudiziari di cui sono stati vittima Giuseppe D’Angelo, ex sindaco di Casacanditella, recentemente scomparso e Valterio Cirillo l’architetto pescarese e consigliere comunale, che, nel ’93 è si uccise dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, per poi risultare estraneo ai fatti, ha parlato di “Leviatano della giustizia”, di  “indagini preliminari sbagliate”, di “una certa ‘giustizietta emotiva’, capace di far vedere al popolo di Barabba che cosa si può intraprendere attraverso una presa di coscienza dalla serratura”.

E, in riferimento alla Procura di Pescara e alle sue personali vicende giudiziarie, ha detto “Da noi, lo voglio dire alla pescarese, ci sono stati venti anni di ‘schioffi’ da parte della Procura della Repubblica. Ci sono stati vent’anni di trazione ad opera della polizia giudiziaria nei confronti della Procura. Il 99 per cento dei casi come si è concluso? Con ‘assolti perché il fatto non sussiste’. A cominciare dal sottoscritto: io ho subito l’antagonismo sportivo di 53 ipotesi accusatorie da cui sono stato assolto 53 volte perché ‘il fatto non sussiste’.

Come ha riferito il Fatto quotidiano, il procuratore di Pescara, Giuseppe Bellelli,  è stato indotto a disertare il convegno di venerdì scorso  organizzato da D’Alfonso Le indagini preliminari, le paure di ogni cittadino e la soluzione scritta dell’articolo 358 del codice di procedura penale”, proprio per le posizioni assunte da D’Alfonso,  e anche “per tutelare un suo collega, pm a Pescara, denunciato da D’Alfonso, poi archiviato dalla procura di Campobasso”.

Posizioni e parole eccessive, e inopportune, per Martino, che pure appartiene ad un partito che non ha certo lesinato critiche e attacchi alla cosiddetta “magistratura politicizzata”, alle “toghe rosse”, alle inchieste in una sola direzione”, in particolare sulle vicende giudiziarie che hanno tormentato il leader Silvio Berlusconi, ultima delle quali, recenti, con la richiesta da parte della Procura di Milano di 6 anni di carcere nell’ambito del processo Ruby Ter. Un fatto che ha fatto tornare a galla roventi polemiche.

“Concordo in pieno con D’Alfonso – tiene però a sottolineare Martino – sulla necessità di riformare la giustizia italiana, ed infatti Forza Italia e l’intero centrodestra è in questi giorni impegnato a dare impulso al referendum del 12 giugno, per raggiungere il quorum, e far vincere il Sì”.

Ma detto questo, “ogni momento di riflessione ed analisi è importante, eccetto però le note stonate e gli attacchi nei confronti della Procura di Pescara. Gli errori ci possono essere, come è nella natura delle cose umane. Piuttosto, sono convinto che se ci fosse più collaborazione tra politica e magistratura, tutti insieme potremmo contribuire ad una evoluzione migliorativa del sistema giudiziario”.

Martino è stato tirato recentemente in ballo sui media nella vicenda del passaggio di proprietà di un immobile sul lungomare di Pescara stimato 3,5 milioni di euro, di proprietà della Dynamin Holding spa, creata da Martino, alla Fondazione Pescarabruzzo presieduto da 26 anni da Nicola Mattoscio, nell’ambito della restituzione di un prestito obbligazionario contratto dalla stessa società che negli ultimi anni è entrata in difficoltà. Va precisato che il 46enne deputato si è dimesso da ogni ruolo societario prima della elezione alla Camera dei deputati nel marzo del 2018, e prima delle difficoltà e della stessa cessione dell’immobile.

Pure in questa vicenda Martino e D’Alfonso, il primo emergente in campo nazionale, il secondo uomo forte della politica abruzzese a Roma, anche se non pubblicamente, si sono scontrati: infatti, l’attività della fondazione Pescarabruzzo, con l’audizione di Mattoscio, è finita sotto la lente di ingrandimento della commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario nell’ambito di una strategia di attacco gestita dal senatore D’Alfonso nel perorare il passaggio di consegne alla guida dell’importante organismo dopo 26 anni di presidenza Mattoscio. Di contro, Martino ha sempre mantenuto un atteggiamento equilibrato.

Mattoscio, replicando duramente al quotidiano Il Centro che ha dedicato una inchiesta sulla vicenda, ha spiegato che “quell’investimento, così come altri analoghi, risponde solo ed esclusivamente al principio di gestire il patrimonio della Fondazione nel modo più efficace, conservandone il valore e procurando con professionalità un adeguato rendimento per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali”.

E riferendosi proprio a questa vicenda, conclude Martino: “La mia decisione di impegnarmi in politica ha creato problemi a me e alle mie attività imprenditoriali, ma nonostante questo e per dare ragione e onorare la mia scelta, ho massima cura di scindere il ruolo dell’imprenditore da quello del politico, avendo preso impegno solenne nei confronti della comunità che mi ha eletto, facendo prevalere il mio essere oggi uomo delle istituzioni”.

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