GOVERNO, CONTE AL QUIRINALE PER LE DIMISSIONI:
APERTA LA CRISI, SERVE MAGGIORANZA STABILE

CONSULTAZIONI LAMPO CAPO DELLO STATO CON TUTTE LE FORZE POLITICHE; M5S, PD E LEU AUSPICANO INCARICO "TER"

25 Gennaio 2021 19:20

ROMA – Il premier Giuseppe Conte salirà al Quirinale per dimettersi, aprendo una delicata crisi di governo. Comunicherà prima al Consiglio dei Ministri la sua decisione di lasciare il governo, poi salirà al Colle per la formalizzazione. Da quel momento in poi diverse soluzioni entreranno negli scenari che dovrà valutare il Capo dello Stato, che sicuramente avvierà consultazioni lampo con tutte le forze politiche, dal reincarico al premier uscente per un “ter”, come a parole auspicano Pd, M5s e Leu, fino alla soluzione estrema dello scioglimento delle Camere. Il Movimento Cinque Stelle, a caldo, definisce il passaggio a un Conte ter “inevitabile” e “l’unico sbocco di questa crisi scellerata”.

Una maggioranza stabile e un governo coeso. Saranno questi i parametri con i quali Sergio Mattarella valuterà i passi che dovranno seguire alle dimissioni di Conte. Quando domani mattina il premier salirà al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni, il percorso non avrà grandi sorprese.

La giornata è stata, di nuovo, convulsa; per molte ore sono circolate voci che anticipavano al pomeriggio di oggi la salita al Colle da parte del premier. Visto poi che non tutti in maggioranza sono stati concordi sulla strategia da usare per evitare la crisi, alla fine Conte ha deciso di lasciare passare ancora qualche ora per far sedimentare la polvere e, secondo alcuni, anche per trovare qualche altro sostegno in Parlamento dopo la cesura delle dimissioni invocata da molti responsabili. Ma una volta pronunciata la parola dimissioni, la crisi sarà formalmente aperta e la palla passerà al Capo dello Stato, la scena si sposterà da palazzo Chigi al Quirinale dove in poche ore saliranno i gruppi parlamentari (si vedrà se sarà nata per allora anche una “gamba” di centro a sostegno dell’esecutivo). Toccherà allora a Mattarella, nel rispetto delle Camere, scoprire le loro valutazioni per capire se sia possibile dare una maggioranza stabile e un governo coeso al Paese, necessario per uscire dalla pandemia




Un “governo di salvezza nazionale”: è questa la formula sotto la quale potrebbero ritrovarsi i sottoscrittori del patto che ha portato alla formazione del Conte II assieme a forze liberali e moderate provenienti dal centro destra. Così il premier potrebbe ricostruire lo schema delle alleanze che hanno retto l’esecutivo fino ad oggi, ma senza lasciare che Matteo Renzi e i parlamentari di Italia Viva rimangano decisivi per le sorti della legislatura. In chi ha lavorato nelle ultime settimane a tessere la rete dei contatti, prevale l’ottimismo sul fatto che il presidente del Consiglio abbia in mano numeri certi. Altrimenti, viene spiegato, non avrebbe scelto la strada delle dimissioni.

Uno schema leggibile in controluce anche dal Tweet del segretario pd, Nicola Zingaretti: “Con Conte per un nuovo governo chiaramente europeista e sostenuto da una base parlamentare ampia, che garantisca credibilità e stabilità per affrontare le grandi sfide che l’Italia ha davanti”. I dem hanno lavorato fino alla fine per creare le condizioni per andare avanti con il governo in essere. Così, quando le voci su un pressing del Pd per spingere conte a salire al Quirinale si sono fatte insistenti, hanno tenuto a precisare che il partito “non ha chiesto e non sta chiedendo a Conte di andare al Quirinale” ribadendo che “la strada è quella indicata dal segretario Zingaretti e dal vicesegretario Andrea Orlando in queste ore e passa per un Governo autorevole, europeista e in grado di affrontare i problemi facendo un appello alla responsabilità a tutti”.

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