GRANDE PESCARA, C’E’ CHI DICE NO. DE MARTINIS: “SVANTAGGI E POCHI RISPARMI”

SINDACO MONTESILVANO SI SCHIERA APERTAMENTE CONTRO FUSIONE CON PESCARA E SPOLTORE PREVISTA DA REFERENDUM E LEGGE REGIONALE. "TEMPI STRETTI E TROPPE INCOGNITE, MOLTO MEGLIO CONDIVISIONE DI SERVIZI"

3 Gennaio 2022 08:19

Pescara: Abruzzo

MONTESILVANO  – Un conto è essere favorevoli come io sono alla maggiore sinergia territoriale, alla condivisione dei servizi, un conto è procedere ad una fusione piena di incognite, che avrebbe più svantaggi che vantaggi, cancellando comuni come  Montesilvano e Spoltore a tutto vantaggio del comune più grande, quello di Pescara”.

A cantare un de profundis della Grande Pescara ovvero della fusione incorso dei tre grandi comuni della costa abruzzese nella Grande Pescara, con la nascita di una città metropolitana da 193mila abitanti,  è il sindaco di Montesilvano, Ottavio De Martinis, leghista, intervistato Abruzzoweb a poche ore dallo spoglio delle schede delle elezioni provinciali che, come ampiamente nei pronostici, lo hanno incoronato presidente della Provincia di Pescara.

Che la Grande Pescara avesse molti nemici, soprattutto nella classe politica e dirigente dei comuni più piccoli  Montesilvano, 54 mila abitanti e Spoltore, meno di 19mila non è certo un segreto. Per la paura motivata che questo processo avvantaggi soprattutto Pescara, che di abitanti ne ha 120mila. Eppure in teoria il processo è irreversibile, sancito la legge regionale 26 dell’agosto 2018, che ha ratificato di fatto l’esito del referendum consultivo del maggio 2014, dove i sì alla fusione sono stati il 70,3% a Pescara, mentre a Montesilvano il 52,2% e a Spoltore il 51,1%. Fusione che si sarebbe dovuta portare a termine, con lo scioglimento dei tre consigli comunali e nuova elezione unica, al primo gennaio 2022. Poi a causa dell’emergenza covid, il temine è stato spostato al gennaio 2023.

Uno slittamento che ha ridato forza a chi lavora ad un definitivo passo indietro che dovrà passare però necessariamente per una modifica o una cancellazione della legge regionale del 2018. Come vorrebbe di fatto De Martinis, e il sindaco del Partito democratico di Spoltore, Luciano Di Lorito, mentre il sindaco di Forza Italia di Pescara, Carlo Masci è schierato per il sì alla fusione senza se e senza ma.

“Divergenze trasversali ai partiti  e ai territori  – ammette De Martinis – rendono problematico trovare una maggioranza coesa per il dietrofront o uno slittamento ulteriore in consiglio regionale, che per me sarebbe la scelta più saggia, anche perché il termine del gennaio 2023 non sufficiente per portare a compimento un iter complicato, tenuto conto che la legge del 2018 è stata scritta male, e ha molti punti oscuri, e di incerta interpretazione”

Un solo esempio: “la legge regionale dice che ci sarà un unico consiglio e una unica giunta al posto delle attuali tre, ma non dice se poi saranno istituite o meno municipalità periferiche. E non è una cosa da poco, perché se ci saranno queste realtà circoscrizionali, potrebbe anche accadere che i tanto sbandierati risparmi in termini di numeri di consiglieri e amministratori, non ci sarà”.

“E con quali vantaggi ci dovremmo fondere?” incalza De Martinis: “trasferimenti aggiuntivi dal governo centrale per le città metropolitane sono garantiti oltre una soglia di popolazione che allo stato attuale la Grande Pescara non raggiungerebbe, e comunque si tratta di qualche milione di euro l’anno, con cui ci puoi rifare giusto tre o quattro strade, al costo non indifferente, in termini politici e sociali, di marginalizzare territori importanti come quelli di Montesilvano e Spoltore, indebolire un presidio istituzionale sul territorio”.

A questo proposito va ricordato che nella manovra finanziaria è previsto anche un sostanzioso aumento degli stipendi dei sindaci degli assessori, quasi a raddoppiare gli emolumenti da qui ai prossimi anni, e questo  è sicuramente un elemento che non gioca a favore della fusione.

Ma per De Martinis, non è questione di riduzione di numero di scranni e relative indennità, quanto “oggettivi problemi per arrivare alla fusione, non sono stati valutati con la dovuta attenzione: ne faccio uno, che magari non è il più importante, ma emblematico: sia a Pescara, che a Spoltore e Montesilvano ci sono delle strade che hanno lo stesso nome. E questo significa mettere mano anche alla toponomastica ovvero cambiare le carte d’identità i dati sulle residenze e così via”.

Anche la fusione parallela dei vari servizi ha dei problemi, assicura il sindaco: “Noi a Montesilvano abbiamo una società in house, che si occupa di riscossione tributi, mentre Pescara si affida ad un gestore esterno, e sarà estremamente problematico fare una scelta ottimale e non conflittuale”.

De Martins propone dunque non una fusione ma una più soft unione, di quei servizi che possono essere gestiti in comune.

In questo caso si che si avrebbero risparmio e si garantirebbe maggiore efficienza: come amministrazione comunale abbiamo già proposto una unificazione dei servizi sociali, proponendo di estendere il nostro modello che a conti fatti è più economico rispetto a quello di Pescara che si affida cooperative esterne. Anche qui: con la fusione il rischio è che venga imposta anche a noi la governance di Pescara, la meno vantaggiosa”.

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