LE DIFESE: STEFANO, ''SENTENZA DI PRIMO GRADO E' TOTALMENTE INFONDATA''
COPPI: ''GIULIANI FACEVA IL RABDOMANTE'' E LUI REPLICA: ''FANGO SU DI ME''

GRANDI RISCHI: LO STATO LA DIFENDE, ”NESSUNO HA RASSICURATO, ASSOLUZIONE”

Autore dell'articolo: Alberto Orsini

18 Ottobre 2014 11:55

L'AQUILA – “Nessuno ha detto: state tranquilli perché non ci sarà un terremoto. E se anche fosse stato detto, è il passo successivo a non esserci, ossia non c'è stata la comunicazione alla popolazione”.

E ancora, “quel giorno non ci fu una riunione della commissione Grandi rischi, non c'è stata perché non è stata convocata”.

Così Carlo Sica, avvocato dello Stato, citato come responsabile civile nell'ambito del processo alla commissione Grandi rischi, nella terza udienza del processo d'Appello ha chiesto l'assoluzione degli imputati perché il fatto non sussiste o, in subordine, perché il fatto non costituisce reato.

Dopo aver ascoltato le ragioni dell’accusa, rappresentata dall’avvocato generale Romolo Como e sostenuta dalle numerose parti civili, oggi in aula si sono cominciati a sentire gli argomenti difensivi, in parte prosecuzione di quelli del processo di primo grado. In aula erano presenti gli imputati De Bernardinis, Boschi, Selvaggi ed Eva.

Tosti gli attacchi all’ex assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati, che ha evitato di essere processata in un filone parallelo, e all’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, che dopo due richieste di archiviazione della procura della Repubblica, entrambe rifiutate, è sub iudice da parte della procura generale e in particolare dello stesso Como, che corre verso una richiesta di rinvio a giudizio.

Non era una riunione della Grandi rischi, e se anche lo era i compiti di prevenzione spettavano alle autorità, non agli stessi esperti: questo in sintesi lo scudo difensivo con numerose articolazioni messo in piedi prima di tutto dall’avvocato di Claudio Eva, Alessandra Stefano.

Tosta anche la rivendicazione dell’avvocato di Stato: “Lo Stato si sta impegnando con i miliardi della ricostruzione”, anche se nell’ultima finanziaria ci sono zero nuove risorse, un’invasione di campo parsa poco attinente all’oggetto del processo.

A contestare l’avvocato Sica anche il tecnico Giampaolo Giuliani, sbertucciato da Bertolaso all’epoca del sisma, riabilitato dalla requisitoria di Como nelle scorse udienze, “non era un pincopallo qualsiasi”.

Proprio Como alle stilettate degli avvocati difensori ha preso più volte appunti in vista di una eventuale replica, ma all’uscita dall’aula ai cronisti si è confessato dubbioso sulla volontà di pronunciarla effettivamente, una questione di strategia processuale: solo in caso di suo intervento-bis, infatti, si avvierebbe la sequela di controrepliche, tanto delle parti civili quanto delle difese, che dilaterebbe ancora i tempi del processo che, invece, si vuole concluso nel più breve tempo possibile.

Al termine dell’intervento di Franco Coppi, legale di Giulio Selvaggi, il presidente del collegio giudicante Fabrizia Francabandera ha aggiornato a venerdì 24, udienza che dovrebbe vedere (con coda a sabato 25 solo se necessario) il completamento delle arringhe degli avvocati difensori, tranne i due interventi già fissati per il venerdì successivo (31): quelli di Alfredo Biondi ed Enzo Musco.

E proprio nel pomeriggio di venerdì 31 il giudice Francabandera avrebbe l’intenzione di entrare in camera di Consiglio per arrivare entro qualche ora alla sentenza di Appello. Ma i tempi molto probabilmente si allungheranno un po’.

LE ARRINGHE

GLI AVVOCATI DI STATO: “NESSUNA RASSICURAZIONE”

L'organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio è stato condannato il 22 ottobre 2012 dal tribunale dell'Aquila nella sua composizione del 31 marzo 2009 quando i 7 esperti diedero false rassicurazioni ai cittadini e sottovalutarono il rischio sismico, 6 gli anni di reclusione ciascuno per omicidio colposo e lesioni colpose.

Sica ha anche sottolineato l'impegno dello Stato nella ricostruzione post-sisma del capoluogo abruzzese, “lo Stato si sta impegnando per la ricostruzione dell'Aquila, nei prossimi 6 anni arriveranno molti fondi in questa città”.

Il legale ha ricalcato anche alcuni argomenti di cui aveva parlato 2 anni fa nell'arringa al processo di primo grado. “Il dolore non può essere dimenticato ma non sono d'accordo con la causa di quel dolore – ha detto – La causa di quelle morti è una causa fatale, il terremoto non è prevedibile”.

Anche il collega di Sica, Massimo Giannuzzi, ha affermato che la Cgr non ha colpe attribuendo la responsabilità, in questo caso, agli organi di informazione.

“C’è stato un cortocircuito mediatico con le dichiarazioni prima della riunione di De Bernardinis inserite in un articolo sul post-riunione”, ha detto riferendosi all’intervista rilasciata al cronista Gianfranco Colacito di Inabruzzo.com.

 “Non esiste un nesso causale tra l’esito della riunione e il comportamento delle persone – ha evidenziato – perché la riunione e i suoi contenuti erano privati non pubblici”.

LE DIFESE

ACCUSATA LA STATI: STEFANO, “HA MENTITO”

“La sentenza di primo grado è totalmente infondata su tutti gli aspetti, parte da un presupposto sbagliato”.

Una bocciatura totale all'operato del tribunale dell'Aquila, quella espressa dall'avvocato Alessandra Stefano, primo difensore dei 7 imputati del processo d'Appello alla commissione Grandi rischi a prendere la parola questa mattina in aula, in occasione della terza udienza.

Dopo quasi 3 ore di intervento, ha chiesto l'assoluzione per insussistenza del fatto oppure per non averlo commesso e il rigetto dell'appello del pm che chiede la condanna per un caso di morte in più rispetto al primo grado.

La Stefano, che assiste Claudio Eva dopo aver difeso in primo grado Gian Michele Calvi, ha criticato pesantemente e più volte la posizione dell'ex assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati, indagata e poi archiviata in un procedimento connesso al filone principale dopo una telefonata intercettata con l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso e che è stata tra i testimoni dell'accusa nel processo di primo grado.

Contestata in particolare proprio quella deposizione. “La Stati aveva una coda di paglia stratosferica. Ha dichiarato una serie di cose strampalate e false e si è ben guardata dal raccontare della telefonata intercettata – ha attaccato l'avvocato difensore – Mente spudoratamente sapendo di mentire sulla convocazione della riunione, dice che l'aveva contattata lei per non dire che le aveva telefonato Bertolaso. Nessuno, men che meno lei, immaginava che sarebbe venuta fuori quella intercettazione”.

Anche per Bertolaso serie recriminazioni: “Da indagato in procedimento connesso si è guardato bene di assumersi la responsabilità della mancata informazione, che atteneva alla Protezione civile, gettandola invece alla commissione”.

Quanto alla Stati, inoltre, avrebbe narrato “che erano previsti già piani di evacuazione, di emergenza, cose se non allarmanti certo non rassicuranti. Se il messaggio in sede di riunione fosse stato rassicurante, che senso avrebbero avuto questi riferimenti?”.

“Dopo il 31 marzo ha fatto una riunione operativa per tenersi pronti perché poteva succedere qualcosa – ha aggiunto ancora – Nessuno ha mai detto che non sarebbe successo nulla, è una leggenda metropolitana e ce ne sono troppe in questo processo”.

Tra i passaggi citati anche l'intervista a uno degli imputati, Bernardo De Bernardinis, fatta prima della riunione dal giornalista di Inabruzzo Gianfranco Colacito, tra i documenti chiave del processo, quella del “bicchiere di vino” da bere invece di preoccuparsi delle scosse che ha fatto gridare alla rassicurazione.

La Stefano ha ricordato come l'intervista fosse stata svolta prima della riunione con il tentativo da parte del cronista di farla passare per svolta dopo, negato da De Bernardinis.

“La maggior parte dei testimoni ha fatto riferimento come motivo che li avrebbe indotti ad abbandonare comportamenti tradizionali a quella frase – ha ricordato il difensore – Tutti l'hanno percepito come esito della riunione. Veniva trasmessa solo la frase non c'è pericolo, ma non era quello che era stato detto”, anche perché “in un'intervista successiva alla riunione De Bernardinis non fa alcun riferimento a scarico di energia o situazioni rassicuranti”.

Ancora sulla Stati, l'avvocato di Eva ha evidenziato le conseguenze della frase “grazie perché mi consentite di rassicurare la gente” pronunciata nel corso della riunione.

“La Stati poteva essere rassicurata solo sull'ultimo argomento trattato, l'aspetto del gas radon. Non faccio polemica, ma è desiderio di valutare quello che è avvenuto – ha detto – Quell'affermazione della Stati viene utilizzata in sentenza 7 volte, ripetuta come un mantra ma si riferisce solo all'ultima parte”.

In avvio di arringa, l'avvocato ha fatto notare che “se anche la condotta degli imputati fosse stata insufficiente questo non basterebbe a configurare la condotta penale, perché mancherebbe il segmento del dovere di informazione – ha sottolineato – Con tutto il rispetto, il tribunale dell'Aquila non ha capito alcuni passaggi e rivendico il diritto di poter criticare la sentenza anche in modo pesante perché ha comportato conseguenze pesanti per tutti”.

L'avvocato ha sottolineato più volte che formalmente “non era la commissione Grandi rischi, ma era una riunione di esperti seri. Non erano 4 amici al bar come ha detto il procuratore generale”.





“La riunione era convocata in base al comma 10 e non al comma 9 dell'articolo 3 e in questo senso tra i compiti degli esperti non c'è alcun dovere di informazione nei confronti di chicchessia”, ha poi ribadito in riferimento alla normativa nazionale sulla Cgr.

COPPI: “GLI ESPERTI POTEVANO PARLARE SOLO ALLE AUTORITA'''

“Nella riunione della Grandi rischi gli esperti potevano solo dire, e lo ha fatto Boschi, che bisogna costruire bene e sanare situazioni di pericolosità, per quanto lo consenta la nostra disastrata economia. Per il resto, potevano solo consegnare dati alle autorità che avrebbero dovuto assumere determinazioni”.

Così l’avvocato difensore di Giulio Selvaggi, Franco Coppi, nella sua arringa difensiva al processo d’Appello alla commissione Grandi rischi.

Anche questo legale ha cercato di deviare le responsabilità di una corretta informazione dalla commissione di esperti alle autorità preposte.

“Possiamo incolparli solo se accertiamo che gli imputati si fossero resi conto che, parlando in quel modo, i comportamenti della popolazione sarebbero cambiati e le persone, invece di precipitarsi fuori dopo una scossa – ha aggiunto – sarebbero rimaste a casa a causa delle loro indicazioni fuorvianti, modificando la propria condotta”.

Critiche da Coppi al tecnico Giampaolo Giuliani e alle sue teorie di previsione dei terremoti attraverso la misurazione delle oscillazioni del gas radon.

“All’Aquila andava pronosticando terremoti nelle 6-24 ore una serie di rabdomanti, tra cui l’ineffabile Giuliani, che non è uno scienziato, ma un tecnico, secondo qualcuno nemmeno laureato. Con tutto il rispetto – ha evidenziato – non si può paragonare ai partecipanti alla riunione”.

Poi Coppi si è soffermato sulla posizione del suo assistito, Giulio Selvaggi. “La strategia dell’accusa dice che se c’è stata una riunione formale della commissione le responsabilità sono di tutti, ma così non è stato – ha premesso – Se responsabilità ci sono, sono responsabilità individuali: Selvaggi accompagnava Boschi, punto e basta, nessuno lo aveva convocato tranne Boschi, era uno scrupolo di Boschi”.

E sulla sentenza di primo grado del giudice Marco Billi, ha concluso addebitando “una profonda ingiustizia laddove ha ritenuto responsabili tutti gli imputati che, secondo me, non lo sono, ma in particolare ritenendo responsabile Selvaggi”.

Di qui la richiesta di riforma della sentenza con l’assoluzione per insussistenza del fatto. (alb.or.)

LE REAZIONI

GIULIANI: “FANGO SU DI ME DAI PROFESSORI DELLA SCIENZA INFUSA”

“Questo processo non ci sarebbe stato se questi professori della scienza infusa, come sono stati definiti, non avessero gettato fango su una persona, su un ricercatore che da anni lavorava su un progetto che in quel momento dava l’allarme”.

Così Giampaolo Giuliani, il tecnico che studia il radon in relazione alla possibilità di prevedere i terremoti, a margine della terza udienza del processo d’Appello alla commissione Grandi rischi, in corso all’Aquila.

Giuliani è stato oggi in aula ad assistere insieme ad altri aquilani, molti dei quali familiari delle 309 vittime.

E secondo lui “gli interventi degli avvocati dello Stato offendono lo Stato, ma soprattutto la dignità delle vittime e i sopravvissuti”.

Giuliani salì agli onori della cronaca per i suoi modelli di previsione delle scosse sismiche non ritenuti, però, affidabili da gran parte della comunità scientifica.

Secondo l’accusa e le parti civili fu proprio quel sistema di previsione, basato sull’osservazione del radon, conosciuto anche da gente comune e al centro dell’attenzione nei giorni immediatamente precedenti il sisma del 6 aprile, a spingere la Protezione civile a convocare la riunione della Grandi rischi all’Aquila, quindi per la prima volta nella storia non a Roma, per mettere a tacere “un imbecille”, come Guido Bertolaso definisce Giuliani in un’intercettazione.

Bertolaso, allora capo della Protezione civile, è indagato in un filone parallelo del processo alla commissione.

Giuliani ha ricordato poi la vicenda della previsione di una scossa a Sulmona (L’Aquila) una settimana prima del sisma dell’Aquila, fatto per il quale fu denunciato per procurato allarme dall’allora sindaco di Sulmona, Fabio Federico.

“Non ci sarebbe stato questo processo se non avessero detto bugie sul fatto che io avevo previsto il terremoto a Sulmona e non all’Aquila. Questa è una bugia data ad arte e ancora oggi nel mondo si è convinti di ciò – è sbottato – La malafede di Bertolaso e Boschi nell’indirizzare il sindaco di Sulmona a fare una denuncia e a farmi finire sotto inchiesta ha fatto sì che, una settimana dopo, io non abbia potuto avvisare tutti gli aquilani e molte persone che poi sono morte”.

“Ne ho salvate oltre 350 tra L’Aquila, Poggio Picenze e Paganica dicendo loro ‘fate conto di essere in campeggio e passate la notte fuori casa’. E ci sono le prove dei messaggi”, ha assicurato.

“Gli interventi degli avvocati dello Stato mancando di dialettica offendono lo Stato, ma soprattutto offendono la dignità delle vittime e i sopravvissuti – ha attaccato poi commentando le prime arringhe – L’offesa sta nell’aver affermato che L’Aquila è stata ripagata e sarà ripagata dai miliardi di euro che sono stati dati e verranno dati per la ricostruzione. Come se avessimo voluto il terremoto per interesse”.

“Ma le dichiarazioni sono offensive nei confronti del pubblico ministero Fabio Picuti e del procuratore generale Romolo Como, due magistrati di rilievo della nostra città che si sono impegnati per il riconoscimento della giustizia e per far pagare gli errori fatti a quanti avevano la responsabilità dell’incolumità della gente”, ha concluso Giuliani.

IL PROCESSO

L'organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato condannato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.

I condannati in primo grado a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali colpose sono Franco Barberi, all'epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Originata dall'esposto di un avvocato aquilano, Antonio Valentini, per conto di alcuni familiari delle vittime del sisma, l'inchiesta è divenuta di pubblico dominio il 3 giugno 2010 con l'emissione di sette avvisi di garanzia.

Il 10 dicembre 2010 l'esordio in aula per l'udienza preliminare, conclusa con il rinvio a giudizio per tutti; il 20 settembre 2011 la prima udienza dibattimentale, con il giudice Billi che ha imposto un ritmo veloce, spesso un appuntamento a settimana.

Ecco perché dopo un anno e un mese, un tempo considerato record per un dibattimento così delicato, il 22 ottobre 2012 è arrivata la sentenza di primo grado, esplicitata dal magistrato in 950 pagine di motivazioni il 18 gennaio 2013 (mentre 500 erano le pagine della requisitoria scritta dei pubblici ministeri Fabio Picuti e Roberta D'Avolio).

Definito spesso “processo alla scienza” (erroneamente secondo l'accusa e il giudice), questo dibattimento ha avuto una rilevanza internazionale, seguito dai media di tutto il mondo e anche da riviste scientifiche estere.

Nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati quasi 300 testimoni tra quelli dell'accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D'Avolio, e quelli di parte civile e delle difese. Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea.

I PROTAGONISTI DELL'APPELLO
I GIUDICI
Fabrizia Ida Francabandera | Carla De Matteis | Marco Flamini
L'ACCUSA
Avvocato generale
Romolo Como
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Franco Coppi
Gian Michele Calvi Enzo Musco
Claudio Eva Alfredo Biondi e Alessandra Stefano
Mauro Dolce Filippo Dinacci
I DOCUMENTI
Il verbale | Il castello accusatorio | Requisitoria 1° grado
LA SENTENZA INTEGRALE di 1° grado

Processo Grandi Rischi, la sentenza by Alberto Orsini

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