GREEN PASS, LO SFOGO DI UNA LAVORATRICE: “DEVO PAGARE TAMPONI CON LO STIPENDIO DA PRECARIA”

17 Ottobre 2021 08:57

Regione: Sanità

L’AQUILA – “A chi comanda e a chi gli dà ragione va benissimo se un lavoratore, persino precario e che prende uno stipendio ridicolo, spende soldi per pagarsi i tamponi che servono per non perdere il lavoro. Se però c’è da aumentare stipendio e tutele contrattuali, non se ne parla. E se si viene buttati in mezzo a una strada, tanto meglio. Così si elimina il problema alla radice”.

A sfogarsi, attraverso AbruzzoWeb, è una lavoratrice di un’azienda privata nel settore della sanità abruzzese, mentre si apre una settimana in cui, secondo le stime del Governo, sarebbero tre milioni i lavoratori senza il certificato verde, il tredici per cento degli occupati in Italia. Persone che per accedere al posto di lavoro entro fine anno dovranno fare ogni due giorni il tampone per avere il green pass.

“Non ho obbligo vaccinale – spiega la lavoratrice, che ha chiesto di restare anonima, a questo giornale – ed ho scelto liberamente di non vaccinarmi. Non vado contro la legge, non commetto reato, ma da dopodomani dovrò presentarmi al lavoro con il green pass, nel pieno del caos perché farmacie e strutture sia pubbliche che private dedicate a questo servizio non sono in grado di fare giornalmente un numero di test sufficienti per coprire la domanda, con i tamponi comunque interamente a mio carico. In pratica, devo pagare per andare al lavoro. E, ovviamente, non posso minimamente sperare, insieme a colleghe e colleghi, in un miglioramento delle condizioni contrattuali e quindi salariali, quindi non posso reclamare il diritto a una vita migliore, ma devo esibire, pena la sospensione senza stipendio, o addirittura, nel caso peggiore, il licenziamento, che in questo momento storico significherebbe restare disoccupata per non si sa quanto tempo, una certificazione illogica e totalmente fuori dalla nostra Costituzione”.

“E devo pure sentirmi dire, non soltanto da qualche collega – prosegue – che chi è vaccinato non infetta, cosa assolutamente non vera e non capisco come si possa ancora affermare ad alta voce una simile scemenza, ma pure che il vaccino è ‘gratis’, una falsità bella e buona perché i vaccini sono stati pagati, profumatamente, da quello Stato italiano che negli ultimi anni ha solo tagliato risorse ai servizi pubblici, che ha approvato forme di precarizzazione estrema anche nel mio settore e che se rispetto la legge, visto che l’obbligo vaccinale non c’è, in un modo o nell’altro devo essere messa alle strette perché ‘prima o poi ti becchi il Covid e occupi un posto letto che non meriti, perché lo Stato ti ha dato il vaccino e tu non lo hai voluto”.

“Quindi – conclude la lavoratrice – da dopodomani metterò mano al portafoglio e mi pagherò i tamponi. Consapevole che le bollette e il carburante sono già aumentati, che se oserò alzare la testa e chiedere un aumento di stipendio e un contratto migliore verrò preso a pernacchie anche dai sindacati e che, se dovessi aver bisogno di una visita in ospedale, dovrò dare la colpa a chi, come me, non si è vaccinato se me la daranno tra un anno e mezzo. E qualcuno farà pure finta di non ricordare che certe cose accadevano anche quando il Covid-19 non c’era”. (red.)

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