GREEN PASS, GLI ESPERTI: “RISCHIOSI I TAMPONI A 72 ORE”

17 Settembre 2021 18:59

Italia: Sanità

ROMA – Allungare ulteriormente i tempi della validità del tampone ai fini del green pass può essere “rischioso”, dal momento che il tampone attesta l’assenza di infezione da SarsCoV2 nel momento dell’esecuzione e non esclude l’insorgere della positività in un momento successivo.

Passare da 48 a 72 ore di validità “accresce dunque il rischio”.

Virologi ed esperti esprimono forti perplessità rispetto alla nuova norma prevista dal decreto green pass varato ieri dal Consiglio dei ministri, e attendono in merito una pronuncia del Comitato tecnico scientifico Cts.

E sempre il Cts, ha annunciato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, si esprimerà anche rispetto all’utilizzo dei test salivari per il green pass. Sull’utilizzo dei tamponi salivari per il Green Pass, ha spiegato Costa, “il governo ha preso un impegno preciso approvando un ordine del giorno una settimana fa, ma servono evidenze scientifiche. A questo proposito abbiamo chiesto al Cts di esprimersi in maniera chiara. Se il Cts e le evidenze scientifiche ci diranno che il tampone salivare offre sufficienti garanzie da poterlo introdurre come requisito nel Green Pass, per noi si tratterebbe di avere uno strumento in più”.

In merito alle 72 ore di validità dei tamponi molecolari, invece, è netto il giudizio di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute: “Sono molto perplesso su questo allungamento perché di fatto il tampone è una misura puntuale. Lasciare troppo spazio tra l’esito del tampone e la validità del tampone espone a rischi, per cui io sarei piuttosto prudente. Però questa è una risposta che darà il Cts”. Ed ancora: “Col passare del tempo – sostiene Ricciardi – l’attribuzione del green pass col tampone dovrebbe cessare”.

Ciò perché, chiarisce, “quello che succede con il green pass dato solo alle persone vaccinate o guarite è la certezza assoluta che all’interno di un ambiente non c’è la possibilità di infezione”. Una necessità, secondo Ricciardi, dettata dal sempre maggiore diffondersi della variante Delta, che “è completamente diversa e con una carica virale mille volte superiore rispetto a quella originale del virus di Wuhan, per cui se c’è un soggetto infetto all’interno di un ambiente la certezza dell’infezione è praticamente assodata e il rischio è di oltre il 60%”.

Critico anche il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta che giudica la validità del tampone molecolare già fissata a 48 ore come “un accettabile compromesso scientifico” ma a 72 ore, afferma, “è un rischioso compromesso politico”. Il tampone, sottolinea, “è uno strumento diagnostico che serve a confermare o meno la positività a Sars-CoV-2 al momento della sua esecuzione. Già il fatto di considerarlo valido per 48 ore ai fini del rilascio del Green pass era certamente il risultato di un compromesso fra politica e scienza, ma un’ulteriore estensione temporale, valida per il solo test molecolare, è rischiosa per due ragioni”.

Da un lato, chiarisce, “il fatto di essere negativo al tampone in un determinato giorno non esclude che ci si possa positivizzare nei due, che ora diventerebbero 3, giorni successivi, e in possesso di Green pass il rischio di avere più contatti sociali con conseguente trasmissione del contagio aumenta; dall’altro, potrebbe scoraggiare ulteriormente le persone indecise nei confronti della vaccinazione”. Resta il fatto, comunque, precisa, “che il Green pass si può ottenere sia con l’esecuzione di un tampone rapido che di uno molecolare”.

Mette in guardia dai rischi anche Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, rilevando come i test non possono essere considerati del tutto affidabili: “Ci sono due tipologie di test diversi – dice – e sappiamo ormai che i test rapidi hanno qualche difetto di sensibilità nell’individuare positivi, mentre i molecolari hanno performance migliori e sono più affidabili. Ma, anche con questi, c’è un certo rischio di falsi negativi rispetto a chi è in una fase di incubazione della malattia”.

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