GREEN PASS, IL GIORNO DELL’OBBLIGO AL LAVORO:
SCATTANO MOBILITAZIONI, L’ITALIA RISCHIA IL BLOCCO

IN MIGLIAIA FUORI DAL PORTO DI TRIESTE, BLOCCATE OPERAZIONI IN QUELLO DI GENOVA, A TORINO OPERAI PRESIDIANO LE FABBRICHE, ANNUNCIATI ALTRI SCIOPERI

15 Ottobre 2021 08:15

Italia: Cronaca

ROMA – Il Green pass diventa obbligatorio sui luoghi di lavoro.

Ma sul D-Day del certificato verde incombe il rischio del blocco del Paese, su cui peserà la mobilitazione di portuali e autotrasportatori, che potrebbe causare uno stop nel settore della logistica. Ad alzare le barricate contro il lasciapassare sono soprattutto i lavoratori marittimi di Trieste, dove il 40% dei 950 dipendenti non è vaccinato, mentre “Trasportounito” annuncia che “mancheranno all’appello circa 80mila conducenti dei camion e altri mezzi distribuiti su 98.000 imprese”.

Lo stesso ministro del Lavoro, Andrea Orlando, parla di “avvio complicato, ma che era nell’ordine delle cose ed è il prezzo da pagare per spingere nella direzione giusta il Paese”.

Il rischio di una falsa partenza, oltre alle diserzioni, è aggravato anche delle manifestazioni in diverse città: la più importante è a Roma, dove il luogo del sit-in dei “No Pass”, già spostato due volte dalla Questura, è previsto al Circo Massimo, e con una schieramento di 1000 agenti. Una decisione presa sulla scia delle intenzioni emerse dall’ultimo Comitato per la Sicurezza convocato dal Viminale, le cui intenzioni sarebbero quelle di evitare lo svolgimento di proteste vicino ai palazzi della politica e a “obiettivi sensibili”.

Le prefetture e le forze dell’ordine, intanto, sono allertate: nelle prossime ore potrebbero verificarsi iniziative contro il Green pass davanti a “ingressi aziendali” e “presso aeroporti, porti, punti di snodo stradale, autostradale e ferroviari, finalizzati a creare disagi con possibile intralcio alla regolarità dei servizi e delle attività produttive”, scrive in una circolare il Dipartimento di Pubblica Sicurezza.

Alle autorità sul territorio si chiede per domani e “per i giorni a venire” la “massima intensificazione” dell’azione di controllo del territorio e di “osservazione” nei confronti di soggetti o gruppi “ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico”.

Nel documento firmato dal capo della Polizia, Lamberto Giannini, non si può escludere “il pretesto” per un “ulteriore inasprimento dei toni” della protesta, con “azioni” verso “obiettivi esposti a rischio” e con “possibili episodi di contrapposizione tra gruppi aderenti a opposti estremismi”. Temi, questi, che sono stati anche al centro di un’audizione, al Copasir, del direttore del sistema di informazione per la sicurezza (Aisi).

Tra le varie categorie, i capofila delle proteste sono i componenti del Coordinamento lavoratori portuali di Trieste: “siamo determinati sulle nostre posizioni, ma siamo sempre disponibili a discutere con chiunque”, dicono sperando ancora nella trattativa. E per revocare lo sciopero chiedono al Governo una proroga dell’introduzione del Pass al 30 ottobre, “per prendere un po’ di tempo e trovare poi una soluzione”.

Ma la linea di Palazzo Chigi è ferma e l’Esecutivo – sebbene si valuti di rafforzare gli aiuti alle aziende che pagano i test ai dipendenti – non è stato disposto ad alcuno slittamento dell’entrata in vigore dell’obbligo del certificato verde. Anche il ministro Orlando spiega a chiare lettere: “posticipare significa solo rallentare una battaglia da vincere il prima possibile” contro il virus. I sindacati dei trasporti però calcolano cifre che, se confermate, porterebbero alla paralisi di interi settori e non solo della logistica.

“Il Green pass riverserà sulla testa delle imprese di autotrasporto più di 70 milioni al giorno”, sostiene ‘Trasportounito’, secondo cui “i maggiori costi deriveranno dalla mancata produttività degli autisti che non saranno più impiegabili e non sostituibili per carenza di personale”. Ciò potrebbe anche comportare “ritardi delle consegne, circa 320.000 ore al giorno in più rispetto allo standard giornaliero”. E Coldiretti aggiunge: “con l’85% dei trasporti commerciali che in Italia avviene su strada, lo stop di camion e tir mette a rischio la spesa degli italiani soprattutto per i prodotti più deperibili come il latte, la frutta e la verdura che non riescono a raggiungere gli scaffali dei mercati”.

I grandi gruppi della distribuzione organizzata, Coop ed Esselunga in testa, non vedono però criticità legate alle forniture per eventuali blocchi nel trasporto merci. Proprio per permettere approvigionamenti gli autotrasportatori provenienti dall’estero e non in possesso del lasciapassare (o vaccinati con sieri non riconosciuti), potranno comunque accedere – come già previsto dalle regole – ai luoghi di carico e scarico delle merci, ma non potranno partecipare alle operazioni.

Criticità si profilano anche sul fronte dei trasporti pubblici, dove tra i dipendenti la percentuale di non vaccinati va dal 10% al 20%. A Milano, oltre ai 272 lavoratori del settore che hanno dichiarato la loro non disponibilità a rispettare l’obbligo di presentazione del certificato verde, l’azienda locale del Tpl ha registrato un aumento del 15% di personale in malattia. Stesso tipo di cifre, ferie comprese, del 10-12% a Roma: nella Capitale Atac per prevenire eventuali problemi al servizio monitorerà i picchi di assenteismo. A Verona e Genova invece si prevede il 10% di assenze. Messi di fronte alla prova del Green pass molti impiegati hanno quindi scelto la ‘protesta passiva’: disertare per problemi di salute.

MILLE LAVORATORI FUORI DAL PORTO DI TRIESTE, A TORINO OPERAI PRESIDIANO LE FABBRICHE

Sono già circa un migliaio le persone raggruppate davanti al Varco 4 del Porto di Trieste, luogo di ritrovo della manifestazione annunciata dal Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste. Non si tratta solo di portuali, molti riconoscibili dai giubbotti gialli, ma anche di tanti che non operano nello scalo. L’accesso fino a questo momento è stato consentito ma i camion che arrivano, magari da oltre confine, si scoraggiano per la folla e tornano indietro. Sono tante comunque le persone che stanno arrivando dalle 7.00 in poi.

“Di fatto il porto oggi non sta funzionando”, dice Stefano Puzzer, il leader del sindacato autonomo che ha organizzato la manifestazione no green pass al porto di Trieste, che precisa: “Non c’è nessun blocco, chi vuole lavorare lo fa” .

“Sono entrate pochissime persone, della mia azienda solo due persone”, spiega Michele Bussoni, un altro dei portuali. “Che il porto non funzioni si capisce dalle gru ferme e dal fatto che alcune navi sono state spostate in altri porti”.

Un presidio di lavoratori sta bloccando le operazioni portuali al varco Etiopia, nel porto di Genova. Al momento l’operatività dello scalo è nulla. Al terminal nessun particolare problema. All’esterno della palazzina che ospita gli uffici permane il presidio dei lavoratori senza green pass mentre una cinquantina di camalli, che stamani stazionavano davanti ai cancelli, sono entrati.

La rappresentanza sindacale interna dello stabilimento di Susegana (Treviso) di Electrolux ha risposto con uno sciopero stamane all’avvio dell’obbligatorietà del green pass per i lavoratori. La quota dei non vaccinati tra i 1.100 dipendenti diretti nell’impianto, è del 20%. L’adesione allo sciopero, nel primo turno, iniziato alle 5, riferisce la stessa Rsu, è stata tale da consentire
l’attivazione di una sola linea di produzione sulle 4 totali. Fra i partecipanti alla protesta vi sarebbe una parte consistente dei 250 dipendenti con contratto a termine.

Per Francesco, operaio della Fiat Avio di Rivalta Torinese, stamattina all’alba, insieme a un centinaio di persone, si è ritrovato dinanzi alla porta 10 dello stabilimento aerospaziale: “Solo in questo Paese bisogna pagare per lavorare, sono qui da trentadue anni e stamattina non posso entrare perché non sono vaccinato, ci stanno privando della libertà”.

Accanto a lui Roberto, impiegato in un’azienda alimentare del territorio, che si è unito alla protesta: “Ho tre figli e ho bisogno di lavorare, ma non cederò al vaccino o al tampone, veri e propri ricatti”. Contrario al tampone anche Enrico “mettano quelli salivari, non voglio rovinarmi il naso. Oggi non possiamo entrare perché siamo senza green pass. L’azienda ha segnalato la nostra assenza, il posto non lo rischiamo ma non siamo pagati”.

Altri presidi – fanno sapere i sindacati – sono stati annunciati alla Pirelli di Settimo Torinese e alla Iveco di via Puglia.

Lunghe file si sono formate questa mattina davanti agli ingressi del Palazzo di Giustizia di Torino nella giornata inaugurale del Green pass per accedere ai luoghi di lavoro. A comporre la coda è il personale dipendente e di cancelleria, in attesa di superare i controlli.

Per entrare, il personale deve esibire il certificato verde e compilare una autocertificazione. È previsto anche il rilevamento della temperatura. All’ingresso posteriore, da dove è possibile servirsi del parcheggio sotterraneo, la coda è formata da auto. Per gli avvocati non è previsto il Green pass.

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