GREEN PASS, LANDINI: “NON SIAMO CONTRARI MA NO A LICENZIAMENTI”

1 Agosto 2021 09:46

Italia: Lavoro

ROMA – “Il sindacato non è contrario al green pass sui luoghi di lavoro, purché non diventi un pretesto per licenziare”.

È quanto afferma il segretario generale della Cgil Maurizio Landini in un’intervista al Corriere della Sera in cui spiega che riguardo alla certificazione verde non ci sono contrarietà di principio, “ma c’è un discrimine: non è possibile pensare a licenziamenti o demansionamenti” per i dipendenti che dicono no.

Landini spiega che il sindacato è “a favore del fatto che le persone si vaccinino” e dice: “Stiamo raccomandando ai lavoratori di farlo”. Però rendere obbligatorio un trattamento sanitario “è qualcosa che si può decidere solo per legge. Se il governo valuta che sia necessario – prosegue -, può varare una norma”.

Il segretario generale non vuole vedere la responsabilità “scaricata su un accordo fra le parti sociali”. La sospensione dello stipendio per i non vaccinati è qualcosa di “inaccettabile” per la Cgil, e Landini propone misure alternative: “Ci sono esperienze in diverse aziende che utilizzano lo smart working per certi dipendenti o fanno un uso molto diffuso dei tamponi”. Secondo Landini, “chi ha paura, va aiutato a superarla. Se una persona che esita viene trattata in modo sprezzante, la si consegna alla logica dei no vax”.

Sui rischi paventati da Confindustria con l’abbattimento delle emissioni chiesto dall’Ue, il segretario della Cgil osserva che “proprio perché siamo di fronte a una transizione ambientale, digitale e anche demografica, trovo che sia il momento di cambiare. È momento della pianificazione e di una politica industriale seria. Lasciare al mercato il compito di risolvere tutti i problemi significa andare a sbattere”.

“Invece di resistere al cambiamento – aggiunge Landini -, in Italia dobbiamo discutere di come possiamo essere all’ avanguardia facendo sistema e serve un collegamento fra il piano per il Recovery e le politiche industriali, che un po’ manca. Non dobbiamo pensare a cosa succede domattina, ma ai prossimi cinque o dieci anni”.

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