“I TEATRI ANATOMICI CHE NON C’ERANO”, LO STUDIO STORICO SULLA DIFFICILE FORMAZIONE MEDICA IN ABRUZZO

29 Novembre 2023 09:35

L'Aquila - Scienza e ricerca

L’AQUILA – Importante contributo del Centro Abruzzese dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria alla Conferenza Internazionale di Bologna il 17 e 18 novembre scorsi nell’Aula delle Adunanze della Società Medica Chirurgica, all’interno dell’Archiginnasio della città felsinea, in occasione della Conferenza Internazionale “L’Arte e lo Spazio dell’Anatomia: Origini, Storia e Funzioni dei Teatri Anatomici”.

L’intervento del Centro Abruzzese, dal titolo “I teatri anatomici che non c’erano. Il difficile percorso formativo del medico nelle realtà prive di strutture adeguate: l’Abruzzo”, è stato presentato dal professor Luca Ventura, con la collaborazione dei professori Carlo Alicandri-Ciufelli, Guido Macchiarelli e Ferdinando di Orio, ex rettore dell’Università dell’Aquila e direttore del Centro Abruzzese dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria.

L’evento è stato organizzato dalla Società Italiana di Storia della Medicina nell’ambito del progetto THEsa (THEatre Science Anatomy).

Il programma della conferenza ha compreso ben 51 presentazioni orali tenute da storici della medicina, architetti e curatori museali provenienti, oltre che da numerose sedi italiane, anche da Stati Uniti, Germania, Francia, Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Ungheria, Portogallo e Scozia.





Questa importante ricerca sottolinea come – si legge in un comunicato – nella sua lunga storia, l’Abruzzo non riuscì a dotarsi stabilmente di strutture universitarie se non alla metà del XX secolo. Per lunghissimi periodi di tempo la formazione dei medici abruzzesi avvenne lontano dal suolo natìo, ove alcuni di essi facevano ritorno per operare nei locali ospedali.

Verso la fine del XVIII secolo l’indagine anatomica innalzò il livello della pratica medica incoraggiando il potenziamento dell’istruzione locale, almeno fino all’Unità d’Italia.

L’abolizione dei Reali Licei borbonici portò ad un nuovo accentramento del sapere e dell’istruzione e si dovette attendere oltre un secolo prima di veder risorgere, con l’edificazione delle università d’Abruzzo, l’insegnamento medico nella nostra regione.

LA NOTA COMPLETA

In particolare, all’Aquila il teatro anatomico coincise con quello destinato allo spettacolo: nel 1616 si iniziò a costruire nell’Ospedale Maggiore il primo teatro d’Abruzzo, inaugurato nel 1642. Qui ebbe luogo nel 1788 la prima dissezione anatomica pubblica ad opera di Giuseppe Liberatore (1756-1842), di scuola napoletana e allievo del Cotugno.





In seguito, presso l’ex convento di Sant’Agostino, fu costruita la splendida Sala Olimpica, ispirata all’omonimo teatro vicentino del Palladio, che ebbe vita brevissima.

A Sulmona viene eretto nel 1792 un teatro anatomico presso il nosocomio della Casa Santa dell’Annunziata; vi opera il chirurgo Panfilo Pecci, allievo del Flajani e già attivo a Roma e Bologna.

A Chieti, ove fino ad allora insegnamenti medici venivano impartiti presso abitazioni private, nel 1818 è istituito dal chirurgo Giustino Quadrini un teatro con annessa scuola di anatomia teorica e museo anatomico.

Intorno al 1840, presso l’ospedale di Teramo sorge una sala anatomica con relativo insegnamento retto da Ignazio Rozzi, già docente all’Aquila e anch’egli già titolare di una scuola medica privata.

Questa importante ricerca, tuttora in via di approfondimento, sottolinea non soltanto l’importanza di tutelare lo scarso patrimonio materiale ancora presente in regione, ma anche, attraverso la salvaguardia del bagaglio storico-culturale afferente alla Medicina, la possibilità di fornire modelli organizzativi e spunti utili per la formazione dei medici abruzzesi del futuro.

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