IL 1° MAGGIO DELLA FESICA-CONFSAL, “NO AD EMERGENZA STRUTTURALE. ORA LAVORO E SOLIDARIETA’ SOCIALE”

BRUNO MARIANI, SEGRETARIO NAZIONALE: "PER USCIRE DA QUESTA SITUAZIONE SENZA PRECEDENTI, LE FORZE GOVERNATIVE, CON LA GIUSTA GESTIONE DEL PNRR, DELLA POLITICA ESTERA E DI QUELLA SANITARIA, POSSONO E DEVONO FARE LA DIFFERENZA". PROMOSSO IL SINDACATO IN ABRUZZO, "NELLA VOSTRA REGIONE CI BATTIAMO PER ELIMINARE IL PRECARIATO E PER ALTRE GIUSTE CAUSE"

1 Maggio 2022 08:36

Regione: Lavoro

L’AQUILA – “È chiaro che c’è un’emergenza, ma in certi ambiti non si può mistificare la realtà per i propri fini facendola passare per strutturale, altrimenti cadrebbe il termine proprio di emergenza; dunque eccezionale e passeggera. Per evitare che le cose vadano sempre peggio, ognuno con le prerogative del proprio ruolo, serve intanto agire in verità. Oggi, invece, si è davanti a politiche o atteggiamenti figli dell’inganno e del tornaconto ed il popolo non deve essere alla mercé di nessuno”.

Questo uno dei passaggi dell’intervista di AbruzzoWebBruno Mariani, segretario nazionale del sindacato Fesica Confsal, nel giorno, durissimo come “tradizione” da troppi anni, della Festa dei Lavoratori, il 1° maggio, che arriva in un periodo storico fatto di emergenze sanitarie e di guerra alle “porte di casa”, quella tra Russia e Ucraina.

Mariani, romano, 68 anni, alla guida di Fesica, una delle federazioni più grandi della Confsal – oggi presente in piazza del Plebiscito a Napoli per un evento legato proprio al 1° Maggio dal titolo ‘Insieme per + sviluppo + occupazione + sicurezza: lavoratrici, lavoratori, imprenditori, giovani, pensionati – interviene, dunque, analizzando la situazione e proponendo le vie d’uscita come quelle che proprio il sindacato di cui fa parte ha in mente e mette sul piatto da tempo anche in Abruzzo, in un momento drammatico per il mondo del lavoro in tutta Italia, tra precariato sempre più diffuso, morti nei cantieri ogni giorno e una disoccupazione che continua a crescere quasi inesorabilmente, con cittadini e imprese sempre più in difficoltà e un crollo economico e sociale che è molto di più di uno spettro.

Mariani, questo è l’ennesimo 1° Maggio durissimo per molti lavoratori e disoccupati italiani. Cosa si aspetta il vostro sindacato? Si può uscire bene da questa situazione, oppure gli scenari sono sempre più foschi?

Sì, purtroppo non è la ‘Festa del Lavoro’ che ci aspettavamo, ma lo stato delle cose non era lontanamente prevedibile. Però la giornata di oggi serve a rimarcare i temi che, almeno a noi, stanno particolarmente a cuore come il lavoro e la solidarietà sociale, giusto per citarne alcuni. La situazione economica italiana e geopolitica in generale, lascia certamente riflettere sugli scenari che possono aprirsi, ma ci aspettiamo dagli italiani – che storicamente sanno rimboccarsi le maniche – un atteggiamento di coraggio e determinazione, non da piagnisteo, per venire fuori da quella quotidianità intrinseca di problemi che non meritano. Noi come Fesica, Federazione aderente a Confsal, a supporto di cittadini e lavoratori cerchiamo di fare la nostra parte con i mezzi e le caratteristiche tipiche di un’Organizzazione sindacale, ma è chiaro che per uscire da questa situazione senza precedenti le forze governative con la giusta gestione del Pnrr, della politica estera e di quella sanitaria, possono e devono fare la differenza.

Da anni, i diritti dei lavoratori vengono corrosi con la motivazione dell’emergenza. E negli ultimi due anni si è passati dal Covid-19 alla guerra tra Russia e Ucraina. Quali strumenti vanno utilizzati, secondo lei, per evitare che le cose vadano sempre peggio?

È vero, talvolta i diritti dei lavoratori vengono espropriati impropriamente anche in questo modo e non può accadere, equivale ad un sopruso con l’aggravante. È chiaro che c’è un’emergenza, ma in certi ambiti non si può mistificare la realtà per i propri fini facendola passare per strutturale, altrimenti cadrebbe il termine proprio di emergenza; dunque eccezionale e passeggera. Per evitare che le cose vadano sempre peggio, ognuno con le prerogative del proprio ruolo, serve intanto agire in verità. Oggi si è davanti a politiche o atteggiamenti figli dell’inganno e del tornaconto ed il popolo non deve essere alla mercé di nessuno. Dopodiché lo Stato, come tale, deve garantire tutti ed il normale funzionamento della Nazione e con essa della scuola, delle aziende, dei nosocomi, dei trasporti, della pubblica sicurezza e tutto quello che ruota attorno alla normalità di città sane ed all’economia reale. Alcuni strumenti per arrivare a questi sono imprescindibili e sempre più attuali: la mediazione, la politica interna e sociale, la gestione finanziaria, i rapporti intelligenti con l’Europa, il buon senso e l’amore per quanto costruito di buono fino ad ora. Ma attenzione, bisogna sempre guardare come sta la gente, quali sono i problemi che attanagliano maggiormente realtà locali e lavoratori, famiglie, giovani e anziani; sono lo specchio del Paese, politica e sindacati lo sanno o, almeno, dovrebbero saperlo.

Il fatto che ci sia molta gente che non si fida più del sindacato, cosa significa per lei?

Significa che qualcuno dovrebbe interrogarsi sul proprio ruolo e sulla mission originaria del sindacalista che, per alcuni aspetti, negli anni è cambiata, ma che non deve essere sopraffatta dalla gestione di interessi personali che vanno molto oltre l’impegno in una Organizzazione. Oggi siamo davanti a Confederazioni e Federazioni che hanno numeri e dipendenti da multinazionali, che barattano partite di cui un sindacato dei lavoratori non dovrebbe occuparsi. Per carità, l’attività sindacale abbraccia tanti aspetti, non solo connessi alle relazioni industriali o ad una certa rappresentanza nei posti che contano, ma abbiamo il dovere morale di ripeterci che siamo a servizio dei lavoratori. Per fortuna esistono ancora buoni esempi, che con la forza della determinazione e sicuri di quello che si rivendica o salvaguardia riescono ad essere legittimati dai propri iscritti e dalle battaglie, per così dire, vinte.

In questa regione sono tante le situazioni gravi in cui versano molti lavoratori. Cosa può fare un sindacato come il vostro per aiutarli?

Stargli accanto. Guidarli nelle relazioni e nelle azioni con la parte datoriale, assisterli lì dove può essere determinante con i mezzi e l’esperienza di tanti casi e situazioni affrontati nel corso degli anni e nelle più disparate realtà del mondo del lavoro italiano.

Come sta il vostro sindacato, che ha cominciato a farsi conoscere anche in Abruzzo?

La Fesica Confsal cresce e di questo come segretario a guida del Nazionale, ma in dialogo aperto e quotidiano con le segreterie dei territori, devo dire grazie. Grazie a chi talvolta mette a rischio anche alcuni rapporti in azienda o rinuncia al tempo da dedicare alla famiglia per fare sindacato anche fuori i luoghi di lavoro. Ultimamente siamo stati alla ribalta delle cronache regionali abruzzesi grazie ad assemblee, audizioni in Regione ed interventi che riguardano l’internalizzazione dei lavoratori delle cooperative nelle Asl per eliminare un precariato che non può più essere alimentato. Modelli virtuosi sono già stati espressi in altre regioni, non vedo il motivo perché in Abruzzo non si possa prendere questa strada del tutto percorribile e conveniente per l’Azienda sanitaria locale. Giusto formare nuovamente, giusto rivedere alcuni aspetti, ma oggi è la cosa migliore da fare per l’Azienda e dipendenti. Mi sembra sia tesi condivisa, ora deve essere applicata. Norme e giurisprudenza permettono di farlo. E, sempre per rimanere in Abruzzo, proprio nella provincia aquilana, la nostra Federazione è riuscita recentemente a raccogliere 1.200 firme di persone libere per una giusta causa ferma da anni, quella della rete internet al Distretto sanitario di Tornimparte, poi portata a termine egregiamente. Questo significa fare sindacato, quello vero, e che piccoli o grandi che si sia, ideologizzati od autonomi, bisogna continuare a fare. (red.)

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