IL GINEPRAIO DEGLI ENTI PARTECIPATI D’ABRUZZO, MANCATE RAZIONALIZZAZIONI, ALTO COSTO PERSONALE

FOCUS SU RAPPORTO CORTE DEI CONTI, CRITICITA' ANCHE IN REGIONE, MA QUOZIENTE INDEBITAMENTO SOTTO CONTROLLO

25 Agosto 2021 08:12

Regione - Abruzzo, Politica

L’AQUILA – In Abruzzo non solo splendide foreste che colorano di verde il paesaggio, ma anche  un ginepraio di 182 enti partecipati dai Comuni, nella quasi totalità, per i quali non si procede alla razionalizzazione e riduzione da tempo auspicata, in cui il costo per i dipendenti è ben al di sopra della media nazionale, ma dove complessivamente i conti sono sotto la soglia di allarme. Inoltre si scopre che il 15% delle amministrazioni comunali sono  inadempienti sugli agli obblighi di comunicazione.

È quanto emerge dal referto della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, “Gli organismi partecipati dagli enti territoriali e sanitari” che analizza, attraverso i dati disponibili aggiornati al 2018, la diffusione, la rilevanza economica e la tendenza evolutiva del fenomeno delle partecipazioni pubbliche, anche alla luce delle verifiche operate sulle singole realtà territoriali dalle Sezioni regionali di controllo.

Il tema è di scottante attualità: è atteso un provvedimento del governo, previsto dal Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato con 191,5 miliardi dall’Europa, che riguarda  proprio il “capitalismo municipale”. Gli affidamenti in house dei Comuni alle loro partecipate, diventeranno sempre più difficili. I sindaci dovranno spiegare prima dell’affidamento perché affidare il trasporto pubblico o la raccolta rifiuti a una propria partecipata è più vantaggioso per gli utenti che fare una gara.

L’obiettivo del rapporto della Corte dei Conti, è stato dunque quello di esaminare l’impatto delle esternalizzazioni sui bilanci degli enti partecipanti, verificando, inoltre, in quale misura gli stessi enti si siano attenuti all’obbligo di ricondurre il mantenimento delle partecipazioni nell’alveo dei principi di efficienza, di efficacia e di economicità dell’azione amministrativa.

Il quadro che emerge è a luci ed ombre: “Il sistema delle partecipazioni pubbliche – ribadisce la Corte dei Conti – rappresenta un nodo cruciale per la vita economica del Paese, tuttavia, le amministrazioni in alcuni casi hanno utilizzato tale strumento privatistico al fine di eludere i vincoli di finanza pubblica”.

Come rilevato in passato, aggiunge la Corte, “gli enti tendono a ‘conservare’ le partecipazioni detenute, senza alcun intervento di razionalizzazione, con percentuali superiori all’80%. Questo si riscontra diffusamente nei Comuni mentre le Province/Città metropolitane e Regioni/Province Autonome hanno dimostrato condotte più attive”.

La Corte dei conti ha individuato 7.154 organismi partecipati in via diretta e indiretta dagli enti territoriali e ha rilevato 101.478 partecipazioni, di cui 23.154 dirette e 78.324 indirette, per la maggior parte riferite ai Comuni, quasi il 97%.

In Abruzzo come detto sono 185 gli enti, e 73 in teoria attendono che si compia o addirittura si avvii un processo di razionalizzazione, che potrebbe arrivare anche alla dismissione.

Ebbene: nell’esercizio 2018 è in perdita circa il 23% delle 2.656 società a controllo pubblico, con un risultato d’esercizio negativo che si attesta sul valore di 555 milioni di euro.

In Abruzzo la perdita è di 4,3 milioni di euro, per 79 società monitorate.

Altro dato significativo è quello sul personale impiegato, e si rileva un valore medio di incidenza del costo del personale sul costo della produzione pari a 20,39%, con punte che superano il 38% proprio in Abruzzo, oltre che Molise, Calabria e Sardegna e addirittura oltre il 53% nella Regione Sicilia, mentre la stessa incidenza risulta diffusamente meno elevata nelle Regioni delle aree Nord e Centro

C’è poi la percentuale dei comuni inadempienti agli obblighi di comunicazione dei dati inerenti al possesso di partecipazioni in società e organismi.

In Abruzzo ne risultano inadempienti 46 su 305 il 15%, per una popolazione di 131.000 persone. In Italia comuni inadempienti sono 229 il 9,13%. Situazione più virtuosa in Val d’Aosta con 1,3%  di Comuni inadempienti, la più disastrosa in Calabria e Sardegna, con il 22%.

Infine, ma non certo da ultimo, il capitolo finanziario.

Nel complesso, i debiti delle società controllate ammontano a 42,8 miliardi. La maggior parte di tali debiti (il 57%) è stata contratta dalle partecipate dell’area settentrionale (rispettivamente il 34% nel Nord-Ovest e il 23% nel Nord-Est), con una forte concentrazione in Lombardia (8,29 miliardi), Veneto e Piemonte (rispettivamente 4,08 e 3,77 miliardi). Tra le Regioni del Centro,
spiccano le società del Lazio (4,07 miliardi) e della Toscana (3,5 miliardi); nel Meridione, i valori più elevati si registrano in Campania e Sicilia (3,13 e 1,98 miliardi).

Al fine di valutare la sostenibilità di tale indebitamento è possibile calcolare il rapporto tra capitale di terzi (totale debiti) e capitale proprio (patrimonio netto), dal quale si evince un quoziente di indebitamento generalmente inferiore all’unità, seppure in non pochi territori regionali si registrino valori superiori all’unità.

Valori inferiori all’unità si osservano nelle società controllate della Valle d’Aosta, del Piemonte, della Lombardia, del Trentino-Alto Adige/Südtirol, del Friuli-Venezia Giulia, dell’Emilia-Romagna, delle Marche, del Lazio e anche in Abruzzo.

Il quoziente di indebitamento a livello complessivo nazionale risulta essere 1,52 con alcune Regioni che si allontanano dalla media nazionale come la Puglia con un quoziente pari a 4,94 e la P.A. di Bolzano con un valore pari a 4,82.

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