IMPRESE IN ABRUZZO NON TROVANO 37% MANODOPERA, CONFARTIGIANATO, “PARADOSSO, IL LAVORO C’E'”

19 Settembre 2023 08:42

Regione - Economia

PESCARA – Per le imprese italiane è sempre più difficile trovare manodopera: nell’ultimo anno la quota di lavoratori introvabili sul totale delle assunzioni previste è passata dal 40,3% di luglio 2022 al 47,9% registrato a luglio 2023.

Lo rileva un rapporto di Confartigianato sulla carenza di personale da cui emerge l’allarme degli imprenditori per un fenomeno diffuso in tutta Italia e in tutti i settori, da quelli tradizionali fino alle attività digitali e hi tech. E la fine del reddito di cittadinanza non sembra aver inciso.

In Abruzzo, scendendo al dettaglio regionale, nel luglio 2022 i lavoratori “introvabili” erano il 37,6%, nel luglio 2023 sono saliti al 49,1%, un dato lievemente dunque superiore alla media italiana.

Nella classifica l’Abruzzo nel 2023 è 11esimo con il Trentino alto Adige, in testa con ben il 61,6%, ma è primo nella classifica, del maggior incremento di mancanza di manodopera specializzata rispetto al 2022, con l’11,1% con tutte le altre regioni sotto il 10% ad eccezione di Trentino, Lombardia, Liguria e Puglia.

In particolare, le maggiori difficoltà di reperimento si riscontrano per i tecnici specializzati nella carpenteria metallica (70,5% di personale difficile da trovare), nelle costruzioni (69,9%), nella conduzione di impianti e macchinari (56,6%).

Dal rapporto di Confartigianato emerge inoltre che, tra le cause di difficile reperimento, per il 32,4% dei lavoratori è dovuto alla mancanza di candidati ed il 10,8% all’inadeguata preparazione dei candidati.





Per questo, le piccole imprese reagiscono intensificando le collaborazioni con gli istituti tecnici e professionali, l’utilizzo di stage, tirocini, percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Inoltre, all’aumento delle retribuzioni, affiancano l’offerta di pacchetti di welfare aziendale, flessibilità dell’orario di lavoro, l’utilizzo dello smart working, interventi per migliorare il clima aziendale e il comfort dei luoghi di lavoro.

In tale ottica, diventa urgente anche in Abruzzo il potenziamento dei Centri per l’impiego d’Abruzzo, in attuazione del piano approvato dalla Regione Abruzzo dalla giunta del presidente Marco Marsilio. Il totale dei finanziamenti che verranno erogati ai Comuni ammonta a 11.416.596,37 euro. Il progetto dovrà essere attuato entro il 31 dicembre 2025.

Il piano prende spunto dall’assegnazione di risorse straordinarie per la ristrutturazione delle sedi dei Centri per l’impiego, al fine di dotare i servizi pubblici per il lavoro del territorio regionale, di nuove strutture o di adeguarle, anche in funzione del rafforzamento degli organici dei servizi da offrire. I soggetti attuatori del piano sono i Comuni sede di Centri per l’impiego. Gli interventi di adeguamento infrastrutturale delle sedi possono essere oggetto di cofinanziamento da parte del Comune o integralmente finanziati con le risorse del piano.

“La carenza di manodopera – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – è diventato uno dei maggiori problemi per le nostre imprese. Siamo al paradosso: il lavoro c’è, mancano i lavoratori. E, nel frattempo, 1,7 milioni di giovani tra 15 e 29 anni non studia, non si forma, non cerca occupazione. Di questo passo, ci giochiamo il futuro del made in Italy. Ecco perchè il dibattito su salario minimo e lavoro povero deve allargarsi ad affrontare con urgenza il vero problema del Paese: la creazione di lavoro di qualità. Serve un’operazione di politica economica e culturale che avvicini la scuola al mondo del lavoro, per formare i giovani con una riforma del sistema di orientamento scolastico che rilanci gli Istituti Professionali e gli Istituti Tecnici, investa sulle competenze a cominciare da quelle digitali e punti sull’alternanza scuola lavoro e sull’apprendistato duale e professionalizzante. Bisogna insegnare ai giovani che nell’impresa ci sono opportunità, adeguatamente retribuite, per realizzare il proprio talento, le proprie ambizioni, per costruirsi il futuro”.

Una crisi che si acuisce sempre di più con il passare dei mesi e che trae spinta da diversi fattori: la crisi demografica, il gap tra scuola e mondo del lavoro, le nuove aspettative dei giovani che non sono disposti ad accettare lavori poco appaganti e retribuzioni di partenza che considerano troppo basse, e il reddito di cittadinanza, ormai agli sgoccioli.

A proposito di reddito di cittadinanza: con il limite dei sette mesi introdotto quest’anno dal governo Meloni si è registrata da gennaio a oggi una fuga di massa dal sussidio, che tuttavia non ha impattato positivamente sul tasso di reperibilità dei lavoratori. E questo anche perché i percettori dell’aiuto sono per la stragrande maggioranza poco (o zero) qualificati.





Il fenomeno è diffuso in tutta Italia e in tutti i settori e, ancora peggio, risulta in crescita ovunque. A livello regionale le imprese che faticano di più a trovare dipendenti sono quelle del Trentino-Alto Adige, dove stando al rapporto di Confartigianato il 61,6% del personale è difficile da reperire.

Poi Valle d’Aosta (57,1%), Umbria (54,6%), Friuli-Venezia Giulia (53,3%), Emilia-Romagna (52,7%), Piemonte (52%), Veneto (51,4%).

Bene il Lazio, a quota 40,8%, anche se rispetto al luglio del 2022 la situazione è peggiorata di 5 punti percentuali.

I maggiori aumenti del tasso di irreperibilità si registrano in Abruzzo (+11,5%), Calabria (+10,9%), Liguria (+10,8%), Puglia (+10,5%) e Trentino-Alto Adige (+10,3%).

Se si utilizza la lente di ingrandimento ci si accorge che le difficoltà di reperimento si riscontrano in misura superiore alla media per i tecnici specializzati nella carpenteria metallica (in questo caso il tasso di irreperibilità supera la soglia del 70%), nelle costruzioni (69,9%) e nella conduzione di impianti e macchinari (56,6%).

 

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