IN ABRUZZO 82 CHILOMETRI COSTE IN EROSIONE, RECORD IN ITALIA, EPPURE SPESI 100 MLN IN 15 ANNI

I NUMERI DEL RAPPORTO LEGAMBIENTE: 46% COSTE ITALIANE INTERESSATE, IN REGIONE IL 62%; "PROBLEMA E' ARTIFICIALIZZAZIONE LITORALE E DISTRUZIONE DUNE. BARRIERE COSTOSE E NON RISOLUTIVE"

di Filippo Tronca

23 Luglio 2021 07:42

Regione: Abruzzo

PESCARA –  Tra il 1970 ed il 2020 i chilometri di costa in erosione sono triplicati in Italia, comportando la scomparsa di almeno 40 milioni di metri quadrati di spiagge, il 46% del totale.

E il triste record, si scopre nell’ultimo rapporto Spiagge di Legambiente, spetta all’Abruzzo, con picchi del 63% pari a 83 chilometri su 125 chilometri di costa, di cui 99 di coste basse sabbiose e 26 chilometri di coste alte.

Eppure è proprio l’Abruzzo una delle regioni che più ha investito nella realizzazione di barriere rigide a protezione della costa. Si stima che negli ultimi 15 anni per questo tipo di opere siano stati spesi circa 100 milioni di euro e forse di più. Eppure l’erosione non solo non è stata frenata, ma è aumentata.

Nella classifica delle regioni a maggior rischio, dietro l’Abruzzo, troviamo la Calabria, 60,9% la Basilicata 57,6% e Puglia 55,1%

Appare una lotta contro i mulini a vento, quella contro l’erosione in Italia, che ha costi immensi e scarsi risultati: tra il 1998 ed il 2015, il 90% dei 4,5 miliardi che l’Italia ha speso per la protezione delle coste e il dissesto idrogeologico sono riconducibili a spese per interventi emergenziali.

Secondo le stime, il nostro Paese spende circa 100 milioni di euro all’anno per opere di difesa costiera, con interventi finanziati dallo Stato e, in parte, da Regioni e Comuni.

“La profonda artificializzazione del litorale – si spiega dunque nel rapporto  -, tra porti, stabilimenti e edifici fronte mare che hanno trasformato la linea di costa, ha aggravato il problema, innescando fenomeni di erosione dovuti in sostanza all’alterazione della naturale dinamica litoranea. La catena di opere rigide in mare realizzata negli ultimi decenni ha risolto
ben poco dei problemi locali (e comunque temporaneamente) e spostato via via l’erosione nel senso di scorrimento della corrente longitudinale litoranea di fondo. Il problema è che questi interventi sono puntuali, realizzati spesso a seguito di mareggiate eccezionali, senza alcun coordinamento o studio degli effetti sui territori costieri, senza alcuna verifica successiva dei risultati prodotti”.

Per quanto riguarda l’Abruzzo, dalle analisi effettuate viene calcolato che circa il 21% dell’intero litorale risulta in arretramento (con circa il 3% dell’intero litorale in forte arretramento), il 25% è sostanzialmente stabile, e circa il 54% è in avanzamento.

Il sistema regionale delle opere di difesa, barriere longitudinali e trasversali, emerse e sommerse conta 647 elementi censiti, di questi 538 sono barriere longitudinali mentre 109 sono opere trasversali.

Nel 2020 la Giunta Regionale ha deliberato l’adozione del “Piano di difesa della costa dall’erosione, dagli effetti dei cambiamenti climatici e dagli inquinamenti”.

Il Piano stima complessivamente, nell’orizzonte temporale attuativo al 2040, in complessivi 146 milioni di euro le risorse da reperire e programmare per gli scenari d’intervento individuati: per il periodo 2020-2025, 102,7 milioni di euro, per il periodo 2025-2030, 6,6 milioni, per il periodo, 2030- 2035, 16,3 milioni e per il periodo 2035-2040, 8,5 milioni.

Soldi che andranno sottratti ad altre finalità, visto che fronte di questi interventi le entrate dai canoni di concessione sono stimabili in meno di 5 milioni di euro l’anno.

Nel rapporto c’è anche una interessante cronistoria dello studio dell’erosione in  Abruzzo.

I primi dati sullo stato di erosione dei litorali risalgono allo studio del 1970 della Commissione interministeriale “De Marchi” dalla quale si evinceva un basso grado di erosione delle spiagge.

Si trattava di pochi chilometri ubicati nell’intorno della foce del fiume Pescara, che, con la presenza del porto già dalla fine del 1800, registrava un alto grado di artificializzazione della costa. L’erosione attorno agli anni ’60 del secolo scorso incideva per il 5% del totale del litorale.

Dai dati pubblicati dal servizio Apat del Ministero dell’Ambiente nel 1990, risulta che i chilometri di erosione della costa sono diventati 35, interessando quindi il 28% del totale del litorale.

Nel corso dei circa 20 anni intercorsi tra i due periodi sopra richiamati, sono state realizzate molte opere rigide per la protezione della costa, in sostanza barriere radenti, barriere sommerse e soffolte e pennelli perpendicolari alla costa.

La pubblicazione sullo “Stato dei litorali italiani” edita dal Gruppo Nazionale di Ricerca sull’Ambito Costiero nel 2006, ha evidenziato per le coste abruzzesi una erosione accentuata per circa 60 chilometri di litorale, pari a circa il 50% del totale ed al 60% delle coste basse sabbiose.

Ma i processi erosivi si registrano anche sulle coste alte con arretramenti delle falesie valutati fra 30 e 100 metri fino al 1985.

Gli interventi con opere rigide sono proseguiti costantemente e questo approccio progettuale, evidentemente non risolutivo, ha continuato nel tempo, con le opere rigide, prevalentemente barriere, che interessano oramai circa il 70% della costa abruzzese.

Si stima che negli ultimi 15 anni per questo tipo di opere come detto siano stati spesi 100-150 milioni di euro.

Oggi le aree costiere più critiche sono quelle di Alba Adriatica e Martinsicuro in provincia di Teramo, quelle di Montesilvano e Casalbordino  e la costa dei trabocchi di Fossacesia  a sud, in provincia di Chieti, sono tra i tratti maggiormente colpiti, anche se “protetti” da numerose barriere e pennelli artificiali.

Uno degli esempi più emblematici di erosione costiera, si legge nel rapporto, è rappresentato in Abruzzo dal litorale di Montesilvano, a sud del Fiume Saline, che è costituito da una spiaggia sabbiosa lunga circa 9 chilometri .

A partire dagli anni ‘50, nonostante un sistema di opere di difesa realizzato a più riprese e costituito da pennelli e da tre allineamenti di scogliere parallele alla costa, la crisi erosiva ha continuato ad estendersi su tutto il litorale con frequenti problemi per le strutture balneari e la viabilità cittadina.

Va ricordato come una forte criticità è portata da un intervento pensato per fermare l’avanzata del mare sulla costa nord, ma che prevede una serie di barriere parallele dalla foce del fiume Tronto sino a Giulianova, circa 16 chilometri, per un costo complessivo di circa 50 milioni di euro.

Se questo intervento sarà realizzato, la copertura con opere rigide della costa abruzzese arriverà a circa il 90%.

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