“IN ABRUZZO PRIMI SINTOMI CRISI IDRICA”: ANBI, ANCORA RAZIONAMENTI E LIMITAZIONI

14 Giugno 2024 19:19

Regione - Cronaca

CHIETI – Dopo un inverno con scarso innevamento sull’Appennino ed una primavera povera di pioggia, i sintomi della crisi idrica sono evidenti in Abruzzo.

Lo rivela il rapporto settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche.





Dalle colline teatine alla costa pescarese, dalla Val Pescara fino al confine con le Marche, le precipitazioni nell’anno idrologico sono ai minimi; fanno eccezione la piana del Fucino e la costa vastese, dove le piogge sono rimaste nella media.

Non aiutano le gravi dispersioni a causa delle reti colabrodo che da anni continuano ad arrecare disagi con interruzioni in qualsiasi periodo dell’anno, soprattutto nella provincia di Chieti, maglia nera con oltre il 70% di perdite.

Nel mese di maggio la fascia collinare litoranea, soprattutto quella centro-meridionale, ha registrato un deficit pluviometrico fino a -87,7% sulla costa pescarese mentre, per paradossale contrappasso, le piogge sono state superiori alla media (+93%) nelle zone montane della provincia aquilana.





Il perdurare di questa situazione idrologica “a macchia di leopardo” fin dall’estate 2023 comporta che anche zone dove l’acqua non è mai mancata, ora si trovino alle prese con razionamenti e limitazioni: nella Valle Peligna, zona idricamente ricca, si sta sperimentando per la prima volta l’interruzione delle erogazioni per 3 giorni a settimana, consentendo alla vasca per l’irrigazione (“Sulmona”, che serve metà valle) di riempirsi, nonostante le esigue portate del fiume Gizio; qualora le temperature dovessero mantenersi più alte della media e le piogge a latitare, tale provvedimento dovrà essere esteso ad altre 13 vasche del comprensorio con pesanti ripercussioni sulle produzioni agricole della zona.

Esemplare della gravità della situazione, che si va delineando, è lo stato del bacino di Penne, che a fine maggio era riempito solo per il 33% della sua capacità, registrando un livello idrico, inferiore di oltre 10 metri all’anno scorso e sceso di un ulteriore metro nei primi 12 giorni di giugno; normalmente in questo periodo, grazie alla fusione nivale ed alle piogge di maggio, l’invaso contiene volumi pari a circa 8 milioni di metri cubi, mentre attualmente è al di sotto dei 3 milioni. In assenza di significative precipitazioni, già a luglio non ci sarà acqua per le campagne.

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