INCHIESTA CELANO: DAL PARLAMENTO AL CARCERE, LA PARABOLA DELL’ONOREVOLE PICCONE

23 Febbraio 2021 16:30

CELANO – Una fulgida carriera politica ed imprenditoriale, finita in una cella del carcere di Vasto.

E’ quella di Filippo Piccone, classe 1961, arrestato ieri nell’ambito della clamorosa inchiesta della Procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila) che ha decapitato il comune di Celano,  di cui Piccone fino a poche ore fa è stato potentissimo vice sindaco, e che tra le 25 persone coinvolte vede anche il sindaco, Settimio Santilli, il segretario comunale, Giampiero Attili, ed i dirigenti Daniela Di Censo, Luigi Aratari e Valter Specchio, tutti e cinque ai domiciliari.

L’accusa è quello di appalti pilotati e anche per Piccone di concussione sessuale

Piccone ha ereditato dal compianto padre Ermanno, la Kromoss, impresa leader nella verniciatura a polvere su alluminio, estendendo le attività in altre regioni.

La sua sfolgorante carriera politica inizia con l’elezione a sindaco di Celano con una lista di centrodestra nel 2004.  Viene poi riconfermato nel 2010 restando in carica sino  al novembre 2014, seppure a capo di una maggioranza lacerata e litigiosa, tanto che l’amministrzione di è chiusa anzitempo con il commissariamento dell’ente. Piccone, già da tempo parlamentare, non ha mollato l’osso nel suo “feudo”, e ha lanciato nell’agone il”pupillo” Santilli, classe 1979, ingegnere, dipendente dell’Ama, azienda che si occupa della gestione dei rifiuti a Roma, che ha vinto le elezioni nel 2015. Piccone si è riservato il posto da vicesindaco. Successo bissato, da parte della premiata ditta Piccone-Santilli nel settembre dell’anno scorso, con la civica “Una città da Amare” che ottiene 4.127 voti, pari al 63,36, contro la civica per Celano, con a capo Gesualdo Ranalletta, si è fermata al 36,64%. Piccone ottiene ben mille preferenze personali, e rimane a fare il vice-sindaco.

Ancor prima però Piccone ha fatto carriera anche a Roma, nel proscenio della politica che conta.

Alle elezioni politiche del 2006 viene eletto al Senato della Repubblica nelle liste di Forza Italia, confermato nel 2008 a senatore, tra le file del Popolo della Libertà.

Diventa coordinatore regionale in Abruzzo del partito e il suo nome viene dato come possibile candidato del centro-destra per le elezioni regionali del 2008, anche se la scelta ricade poi su Giovanni Chiodi, ex sindaco di Teramo.




Alle elezioni politiche del 2013 impone la sua ricandidatura come capolista del Popolo della Libertà,  provocando malumori da parte di altri aspiranti parlamentari. Tenuto conto della postazione blindata viene rieletto.

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce al Nuovo Centrodestra guidato da Angelino Alfano.

Alle elezioni europee del 2014 si candida al Parlamento europeo, nella circoscrizione Italia meridionale, nella lista congiunta Nuovo Centrodestra – Unione di Centro. Ottiene ben 42mila voti ma solo 12 mila in Abruzzo, piazzandosi secondo dietro Lorenzo Cesa nella lista Nuovo centro destra-Unione di centro.

Per motivi personali e professionali, ma anche in rotta con la linea del Ncd di apertura al centrosinistra, nel dicembre 2017  si dimette dalla carica di deputato, facendo subentrare corregionale Massimo Verrecchia, ai tempi  consigliere comunale di Avezzano e capo di gabinetto del sottosegretario alla Giustizia, Federica Chiavaroli, oggi capo segreteria del Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia.

In Parlamento, nella sua ultima legislatura, Piccone viene ricordato anche per il record di assenteismo: su 24.360 sedute parlamentari ha disertato 21.119 volte, con una percentuale di presenze pari al 13,30 per cento.

Non è infine la prima volta che Piccone viene coinvolto in vicende giudiziarie:   a gennaio del 2019  viene rinviato a giudizio, insieme ad altri 23 tra amministratori, tecnici e imprenditori, per una serie di accuse relative ad appalti sull’illuminazione pubblica in sette comuni della Marsica.

Il nome di Piccone spunta nell’inchiesta della Procura di Pescara denominata Re Mida che ha portato nel 2010 all’arresto dell’Assessore alla Sanità della Regione Abruzzo Lanfranco Venturoni nonché numerosi indagati nel PdL Abruzzo. il processo si è concluso nel 2018 con l’assoluzione di tutti gli imputati. Piccone, non indagato, avrebbe cercato di scompaginare i piani di Venturoni per costruire un inceneritore di rifiuti a Teramo, volendolo invece nella Marsica.

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