INCHIESTA PALAZZO CENTI, AVVISO CONCLUSIONE INDAGINI PER TRE

21 Marzo 2018 22:51

L'AQUILA – La Procura della Repubblica dell’Aquila ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini a tre dei dodici indagati nell’ambito dell'inchiesta relativa alla gara per il restauro di palazzo Centi, sede della presidenza della Giunta regionale all’Aquila, gravemente danneggiato nel sisma del 6 aprile 2009, il filone principale della maxi inchiesta sugli appalti gestiti dalla Regione Abruzzo. 

Si tratta dei tre dirigenti regionali che facevano parte della commissione esaminatrice Giancarlo Misantoni, Roberto Guetti e Silverio  Salvi. 

Ai tre viene contestata l’accusa di falso.

Si avvia verso l’archiviazione la posizione degli altri 9 indagati, primo fra tutti il presidente della Giunta Regionale, Luciano D’Alfonso, eletto senatore alle
elezioni del 4 marzo scorso. 

Gli altri indagati sui quali il pm Fabio Picuti chiederà l’archiviazione sono: l'ex dirigente del ministero dei Beni Culturali Berardino Di Vincenzo, ora in pensione, uomo vicino a D'Alfonso, che lo ha nominato suo consulente, il figlio Giancarlo Di
Vincenzo, tecnico progettista, gli imprenditori Giancarlo Di Persio e Mauro Pellegrini, titolari della impresa Dipe, già finiti nei guai in due precedenti inchieste, una in particolare su presunte mazzette
nella ricostruzione privata, il capo della segreteria di D’Alfonso ed ex consigliere Pd Claudio Ruffini, l’amministratore delegato di Iciet Engineering di Castelli (Teramo) Eugenio Rosa, i due progettisti
Alessandro Pompa e Gianluca Marcantonio, altro fedelissimo di D’Alfonso, che lo ha pubblicamente sponsorizzato nella nomina come componente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, oltre ad affidargli altri incarichi, tra cui uno in seno al comitato scientifico del commissariato per la ricostruzione del terremoto in Centro Italia.

Da fonti interne al Tribunale trapela che dal voluminoso carteggio non emergerebbero responsabilità penali a carico delle nove persone citate. 

Nelle settimane, la procura aquilana potrebbe presentare istanza di archiviazione al Gip.

Agli indagati sono state cointestate a vario titolo le ipotesi di reato di corruzione, turbativa d'asta, falso ideologico e abuso d'ufficio, in sostanza per la procura ci ci sarebbe stata un’azione per favorire i una impresa.

La maxi inchiesta, arrivata a 11 filoni e oltre 30 indagati, era coordinata dal pubblico ministero Antonietta Picardi, nel settembre 2017 trasferita presso la procura generale della Corte di Cassazione.

Il procuratore capo, Michele Renzo, ha affidato i vari filoni ad altri pm. 

La gara comunitaria che metteva al bando circa 13 milioni di euro è stato vinto dalla Edil Costruzioni Generali di Venafro (Isernia) con un ribasso del 35%, impresa non coinvolta nell’inchiesta.

I lavori sono stati sbloccati dopo che la procura ha riconsegnato la documentazione sequestrata e nei giorni scorsi dopo il pronunciamento della giustizia amministrativa che ha bocciato il ricorso presentato presentato dall'impresa teramana Cingoli Nicola e Figlio Srl. 

Proprio oggi è stato firmato il contratto tra la Regione, stazione appaltante e l’impresa molisana.  

La commessa, molto ambita, è stata caratterizzata da ritardi.

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