INCHIESTA PESCARA: CHIESTO INCIDENTE PROBATORIO, MAGISTRATI CERCANO CONFERME AD ACCUSE A DG CIAMPONI

15 Giugno 2021 10:20

PESCARA – Un incidente probatorio per acquisire nel fasciolo le confessioni ed accuse esplosive, ma tutte da dimostrare, di Domenico Mattucci, ex numero uno della coop La Rondine, e della coordinatrice della cooperativa Luigia Dolce, a carico di Vincenzo Ciamponi, direttore generale della Asl di Pescara.

Questa la richiesta dei magistrati Anna Benigni e Luca Sciarretta,  al gip della Procura di Pescara, Nicola Colantonio,  nell’ambito dell’inchiesta sull’affidamento con presunte gare “pilotate” in cambio di tangenti in denaro e costosi regali, per la gestione di residenze psichiatriche extra ospedaliere, del valore complessivo di oltre 11 milioni di euro, a favore della cooperativa La Rondine. A riferirlo il quotidiano Il Centro.

Vicenda che ha portato all’arresto del dirigente del Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Pescara, Sabatino Trotta, candidato alle regionali del febbraio 2019 per Fratelli d’Italia, primo dei non eletti, che si è tolto la vita nel carcere di Vasto a 55 anni, di Domenico Mattucci e Luigia Dolce, che in due interrogatori hanno fornito molti elementi utili all’inchiesta, parlando di mazzette alla politica e anche Ciamponi, indagato per corruzione.

Indagati anche Antonio D’Incecco e Anna Rita Simoni, che hanno fatto parte della commissione per la gara d’appalto sulle residenze psichiatriche.

L’incidente probatorio ha come fine quello di rafforzare in quadro accusatorio a carico di Ciamponi.

Ci sarebbero riscontri per i pm, dall’esame dei messaggi partiti dallo smartphone, alle accuse ipotizzate, e tutte da dimostrare, a carico del dg, e solo una parte delle telefonate è stata sbobinata dai periti.

Ciamponi, sulla base di quanto ipotizzato da Benigni e Sciarretta, come si legge nel decreto di sequestro del cellulare “riceveva indebitamente per sé da Mattucci e Luigia Dolce la somma di 8.000 euro, denaro che veniva corrisposto in contanti da Mattucci, per il tramite di Dolce, a Trotta, il quale poi lo consegnava al venditore Luciano Sborgia, in pagamento dell’autovettura Fiat 500 acquistata da Ciamponi”.

Nel cellulare di Ciamponi sarebbero stati trovati messaggi che confermerebbero l’ipotesi.

Ciamponi, attraverso i suoi legali, respinge tutte le accuse sostenendo che l’auto è stata pagata con un assegno dal valore di 2.400 euro, di tasca sua.

Dolce ha però riferito anche ai magistrati, riferendosi alla gara: “Poco prima della firma del contratto c’era stato un problema legato al fatto che la Di Ilio e Maria Luigia Di Blasio, che erano rispettivamente la presidente della Rondine, poi ovviamente dimessa, e il direttore del Consorzio Sgs, erano state implicate in una turbativa d’asta, che però fino a quel momento era rimasta tutta sospesa e invece intervenne il rinvio a giudizio che andava dichiarato. Noi quella cosa l’abbiamo saputa il 2 febbraio”.

Era un problema grosso perché Ciamponi non avrebbe più potuto firmare l’aggiudicazione della gara, si legge sul Centro: “Nel bando – le parole di Dolce – si diceva che se ci fosse stato soltanto un rinvio a giudizio, poteva intervenire la revoca del contratto. Questa cosa allarmò molto Trotta e Mattucci il quale fece una serie di telefonate con l’ufficio legale e da lì partì la richiesta di farsi fare dei pareri pro veritate. Trotta se ne fece fare uno da uno studio di Roma per 24 mila euro, soldi che gli avrebbe restituito Mattucci. Anche Ciamponi, ne avrebbe fatto fare uno da 15 mila euro ad un esperto di Milano, ma Trotta mi disse di non averlo mai visto”.

 

 

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA
    Articolo

    Ti potrebbe interessare: