INCHIESTA PESCARA: FEBBO 3 ORE IN PROCURA, LEGALE, “SOLDI TROVATI SUOI RISPARMI”

28 Maggio 2021 13:59

PESCARA  – “Abbiamo spiegato quello che ha chiesto il magistrato. Sul contenuto della cassetta di sicurezza del mio assistito (dove sono stati trovati circa 500mila euro) abbiamo documentato che si tratta del provento dell’attività professionale di Mauro Febbo accumulato in un quarantennio”. A

Così Massimo Cirulli, legale di Mauro Febbo, capogoruppo regionale di Forza Italia ed ex assessore dell’attuale Giunta, indagato nell’inchiesta della Procura di Pescara per corruzione in relazione alla realizzazione del polo oncologico dell’ospedale di Chieti. Febbo è stato ascoltato dal Pm Andrea Di Giovanni per oltre tre ore questa mattina in Tribunale a Pescara.

Febbo, indagato, doveva dare spiegazioni sull’oltre mezzo milione di euro, di cui 227.500 in contanti, trovati dalla guardia di finanza in casa e nell’ufficio.

Denaro di dubbia provenienza, dice chi indaga, visto che per Febbo l’accusa è di aver ricevuto soldi da Vincenzo Marinelli per favorire la costruzione del nuovo polo oncologico di Chieti.

Febbo ha voluto a questo proposito chiarire che in merito ai soldi rintracciati nella cassetta di sicurezza, che “si tratta di 225.000 euro in contanti e 275.000 euro di assegni scaduti e con postic “da restituire””

L’inchiesta ruota intorno agli affari dell’imprenditore della sanità già dirigente della Federcalcio e attualmente presidente onorario del Pescara, e ha portato già ad una ventina di avvisi di garanzia, tra cui quelli a nomi eccellenti: il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Forza Italia,  il consigliere regionale della Lega, Sabrina Bocchino, il capogruppo del Pd Silvio Paolucci, l’ex parlamentare e consigliere comunale a Chieti Fabrizio Di Stefano, candidato sindaco alle ultime comunali. Indagata anche Daniela Valenza, commissario straordinario all’Agenzia regionale di informatica e committenza (Aric), la centrale unica degli acquisti della Regione. Valenza è anche segretaria della giunta del presidente Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia,  dirigente di lungo corso in ruoli apicali anche nelle precedente legislatura di Luciano D’Alfonso, ora senatore del Partito democratico.

“Abbiamo fornito giustificazione in ordine alla documentata opposizione da Febbo da prima come presidente della Commissione di Vigilanza  – ha detto poi il legale di Febbo – e poi come assessore regionale alla costruzione del polo oncologico dell’ospedale di Chieti (project financing) che seguiva quello presentato dalla Maltauro e che aveva ad oggetto la ricostruzione dell’intero complesso ospedaliero. Quindi ci sono atti amministrativi e c’è una contrarietà manifestata all’operazione ritenuta non conveniente per la finanza pubblica”.

Sugli eventuali rapporti con l’imprenditore farmaceutico pescarese Vincenzo Marinelli, fra i principali indagati sull’inchiesta della Procura di Pescara sulla Sanità, il legale di Mauro Febbo ha aggiunto: “Non ha avuto rapporti il mio assistito con Vincenzo Marinelli se non occasionali incontri e non ha negato di aver ricevuto un paio di cesti natalizi tra l’altro non scartati. Ma nulla di più. Ora su tutto questo ci aspettiamo una richiesta di archiviazione, sicuramente non domani mattina. Certamente saranno necessari dei riscontri da parte dell’autorità investigativa. Abbiamo poi apprezzato la grande disponibilità del pubblico ministero nell’accogliere la nostra istanza. Noi siamo fiduciosi anche se non credo che le indagini si chiuderanno domattina, nemmeno nei confronti di Mauro Febbo. Sono in corso ulteriori indagini e non credo solo nei confronti di Mauro Febbo. Credo vi siano – ha detto ancora l’avvocato Massimo Cirulli – altre persone iscritte nel registro degli indagati. Sul perché Febbo sia finito in questa inchiesta le dico che le fonti di prova non le conosciamo e non le possiamo conoscere. Non conosciamo il contenuto di intercettazioni telefoniche o ambientali e qualcosa nelle intercettazioni può essere anche equivocato. Certamente non ci sono evidenze documentali contro Mauro Febbo. Anzi le evidenze documentali sono tutte a favore di Mauro Febbo”.

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