INCHIESTA PESCARA, PERQUISIZIONI DA FEBBO: TROVATI CONTANTI E ASSEGNI PER OLTRE MEZZO MILIONE

DENARO "DI DUBBIA PROVENIENZA" RINVENUTO DA GDF IN CASA E NELL'UFFICIO; CAPOGRUPPO FORZA ITALIA, INDAGATO PER CORRUZIONE SU AFFARI SANITA', TORNA A CHIEDERE DI ESSERE INTERROGATO; L'AVVOCATO: "SOLDI NON SONO PROFITTO REATO CONTESTATO, RICONDUCIBILI SOLO AD ATTIVITA' PROFESSIONALE, CONFIDIAMO IN ARCHIVIAZIONE PROCEDIMENTO"

18 Maggio 2021 16:06

PESCARA – Oltre mezzo milione di euro, di cui 227.500 in contanti, in casa e nell’ufficio di Mauro Febbo, capogruppo di Forza Italia in Regione.

È quanto rinvenuto dalla Guardia di Finanza dopo le perquisizioni avviate nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Pescara che riguarda l’imprenditore Vincenzo Marinelli, già dirigente della Federcalcio e attualmente presidente onorario del Pescara.

Il filone dell’indagine, che riguarda appalti nella sanità e nei trasporti, emersa a metà aprile con perquisizioni negli uffici di Marinelli, ha già visto indagati, oltre a Febbo, anche il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, anche lui di Forza Italia, la consigliera regionale in quota Lega Sabrina Bocchino e l’ex senatore Fabrizio Di Stefano, nei mesi scorsi candidato del centrodestra alle comunali di Chieti. I reati ipotizzati sono corruzione e nel caso di Sospiri anche associazione per delinquere.

Sei buste con denaro contante e assegni fino a 100mila euro intestati a Febbo e anche a Febbo Mauro Sas- centro elaborazione contabile. Mazzette di contante stipate in vari borselli, contante di vario taglio – come anticipato dal TgR Rai – il tutto rinvenuto dalla guardia di finanza nella cassaforte e in un cassetto della casa di Febbo, in ufficio e in una cassetta di sicurezza intestata ad una sua stretta consanguinea, di cui Febbo è procuratore legale.

Denaro di dubbia provenienza, dice chi indaga, visto che per Febbo l’accusa è di aver ricevuto soldi da Vincenzo Marinelli per favorire la costruzione del nuovo polo oncologico di Chieti.

Febbo dal canto suo dice di essere in grado di giustificare ogni cifra e torna a chiedere di essere interrogato.

Sulla vicenda è intervenuto il legale di Febbo, Massimo Cirulli, che ha precisato: “In relazione alle notizie di stampa circa il rinvenimento, in una cassetta di sicurezza nella disponibilità di Mauro Febbo, di denaro e valori di ingente ammontare nel corso della perquisizione eseguita d’ordine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara il 3 u.s., avverto la necessità di precisare che il contenuto è interamente riconducibile all’attività professionale del cliente, ragioniere tributarista attivo da oltre quarant’anni”.

Il legale ha sottolineato che non si tratta “di profitto del reato di corruzione o di altro illecito. D’altronde, il cliente era stato reso destinatario, nelle precedenti settimane, dell’avviso di proroga delle indagini preliminari, nel quale si ipotizzava la commissione del reato di corruzione. Se il contenuto della cassetta fosse stato di illecita provenienza, il cliente si sarebbe affrettato a prelevarlo, mentre a tanto non ha provveduto neppure a seguito dell’accesso eseguito dalla polizia giudiziaria, a riprova della sua buona fede”.

“Con istanza depositata il 6 u.s. ho chiesto al Pm di sottoporre ad interrogatorio l’indagato, che in quella sede potrà fornire convincente dimostrazione della lecita provenienza del denaro e dei valori rinvenuti nella cassetta di sicurezza”.

“Mauro Febbo riafferma, mio tramite, la sua totale estraneità ai fatti contestatigli: non soltanto non ha ricevuto dazioni corruttive od altrimenti illecite da parte di nessuno, ma ha fermamente avversato – come risulta documentalmente provato – il progetto di finanza relativo alla costruzione e gestione del nuovo polo oncologico presso l’ospedale di Chieti. Confida, pertanto, nella sollecita archiviazione del procedimento penale”, ha concluso l’avvocato Cirulli.

Perquisizioni ieri anche nella sede della Tua, la società dei trasporto pubblico abruzzese per la fornitura di autobus elettrici: nel mirino del pm Andrea Di Giovanni anche due gare per la fornitura di 68 bus da parte della Regione Abruzzo e 5 bus elettrici da parte del Comune di Pescara. Ieri sono state effettuate perquisizioni e acquisizione di documenti nell’ufficio del direttore tecnico della Tua, Michele Valentini, ex direttore generale dell’Arpa, accusato di turbata libertà nella scelta del contraente insieme all’ex dirigente comunale Guido Dezio.

Nell’informativa si legge che Valentini “concorreva moralmente e materialmente a turbare il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando di gara”.

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