INCONVENIENTI DEL DISCENDERE DA UN GENIO: “THE ROSSELLINIS”, DOCUFILM DEL NIPOTE DEL GRANDE REGISTA

LA RECENSIONE DELL'OPERA CANDIDATA AI DAVID DI DONATELLO DI ALESSANDRO ROSSELLINI, CHE RIPERCORRE LA STORIA DELLA DINASTIA DI ROBERTO, MAESTRO DEL NEOREALISMO ITALIANO

di Giovanni Maria Briganti

14 Aprile 2021 08:24

Italia: Abruzzo

PESCARA – Se mai vi foste chiesti come sarebbe stata la vostra vita se foste nati da una famiglia conosciuta e stimata a livello mondiale, la visione del film documentario The Rossellinis ideato da Alessandro Rossellini,  nipote 5oenne di Roberto, il grande regista del neo-realismo, e da lui stesso diretto, insieme a Lorenzo d’Amico De Carvalho è la risposta alla vostra domanda.

Quante notti sono trascorse insonni a immaginare una vita diversa e più agiata? Quanti giorni sono volati via rimanendo a guardare fuori dalla finestra, sognando ad occhi aperti? Bene. Quelle che per la maggior parte delle persone sono meravigliose fantasie per Alessandro Rossellini sono state la vera e propria realtà.

I più certo si potrebbero immaginare i vantaggi, le grandi avventure e le conoscenze che l’essere diretti discendenti di un “genio” potrebbero portare loro ma, forse, le cose non stanno proprio così… The Rossellinis prodotto da B&B Film, Rai Cinema, in collaborazione con VFS Films e Istituto Luce – ora candidato ai David di Donatello – fornisce un ottimo spunto di riflessione sia a chi non ha avuto l’occasione di nascere in un contesto familiare avvantaggiato e si è domandato come sarebbe stato, sia a coloro che invece questa “fortuna” l’hanno vissuta e che si potrebbero immedesimare in questo documentario.

The Rossellinis è infatti un percorso terapeutico all’interno della famiglia Rossellini accompagnati proprio da Alessandro che è stato il Rossellini più piccolo a essere cresciuto dal nonno Roberto, il grande regista del neo-realismo.

L’assunto da cui Alessandro Rossellini parte nel suo documentario è questo: “si prova una sorta d’obbligo, un condizionamento, nel discendere da un genio”. E ’ipotesi che lo stesso arriva a formulare e a rivolgere ai suoi parenti e agli spettatori è che, secondo lui, da nonno Roberto in poi tutti i discendenti hanno dovuto scontrarsi con la “Rossellinite”, ovvero una forma di malattia e malessere propria della famiglia Rossellini e che si traduce in ansia da prestazione, complesso d’inferiorità e il problema della propria identità.

Prima di partire con l’analisi dell’opera però occorre fare chiarezza sulla genealogia della famiglia Rossellini e capire le relazioni che intercorrono tra le persone che si confessano e si raccontano all’interno del documentario.

Innanzitutto Alessandro, regista e filo conduttore di tutto il film, è il figlio di Renzo (figlio a sua volta di Roberto e di Marcella De Marchis, sua prima moglie) e della ballerina afro-americana Katherine Cohen.

Una volta separatosi da Marcella, Roberto Rossellini – nonno dunque di Alessandro – formò famiglia con l’attrice svedese, tre volte premio Oscar, Ingrid Bergman dalla quale ebbe tre figli: Robin e le due gemelle Ingrid e Isabella.

Dopo la relazione con la Bergman e il fallimento economico dei film realizzati con lei, Roberto scappò dall’Italia senza più dare notizie di sé per un anno intero. Si scoprì in seguito che riparò in India e quando tornò si presentò con Sonali (che diventerà la terza moglie) e il figlio di lei, Gil, che questa aveva avuto da un precedente matrimonio e che Roberto poi adottò.

Dal matrimonio con Sonali nacque Raffaella.

Il film si apre con le immagini di repertorio dei funerali di Roberto avvenuti nel 1977 e con la descrizione delle persone – allora giovanissime – che Alessandro rincontrerà nel suo viaggio all’interno del documentario.

“Nonno aveva lasciato al mondo i suoi capolavori” commenta quelle immagini Alessandro “ma a noi neanche una lira”.

Da qui partono i titoli di testa.

Dopo l’arrivo del titolo The Rossellinis l’immagine d’apertura del film è a dir poco emblematica della situazione della famiglia: un viale deserto dentro il cimitero del Verano di Roma. Un gatto nero attraversa la strada da destra a sinistra dello spettatore. Dopo il suo passaggio entrano in campo quattro Rossellini, in visita alla tomba di famiglia, che vengono investiti in pieno dalla sventura lasciata loro dall’oscuro felino.

Da qui parte l’inchiesta di Alessandro per sapere dai suoi zii e da suo padre Renzo se, come sostiene lui, anche loro abbiano subíto e poi affrontato la malattia di famiglia: la Rossellinite.

Il primo viaggio che Alessandro decide di intraprendere è alla volta di una piccola isola svedese, rifugio storico della famiglia Bergman, e nella quale si trova ora isolato dal mondo suo zio Robin.

Oltre a essere suo zio, Robin è stato anche designato padrino di Alessandro, ruolo che lui per sua stessa ammissione non avrebbe mai voluto e si scusa con il nipote per non essere stato all’altezza del compito assegnatogli. Si tratta di uno dei momenti più commoventi dell’intero documentario, in cui i due si riscoprono e ritrovano dopo tanti anni e che portano Robin a trarre le conclusioni sulla sua vita, stilandone un bilancio lucido, accorto e “vero”, confessando quanto sia stato opprimente e condizionante per lui l’essere un Rossellini. “Se volevo fare dei lavori, anche i più semplici, la gente mi diceva ‘Ma sei un Rossellini!’,  e io rispondevo ‘E allora che posso fare se questo no e quest’altro nemmeno?’ Niente! Il genio. A me era concesso solo questo: il genio”.

Altra tappa del viaggio di Alessandro è la visita negli Stati Uniti prima a zia Ingrid, poi a zia Isabella e infine alla sua mamma Katherine.

Ingrid è stata considerata sempre la sorella meno simile alla madre, quella che meno aveva preso la sua bellezza – anche se ne porta il nome – e per questo in lei la Rossellinite ha rappresentato un forte complesso d’inferiorità.

Per questo, forse, si è concentrata e buttata a capofitto nello studio, anche se nel ’68 suo padre Roberto, le suggerì di lasciar perdere la scuola perché si era “all’alba di una nuova civiltà”. Ingrid però volle disubbidire a suo padre e per protesta continuò a studiare diventando poi una conosciutissima e apprezzatissima docente universitaria.

Da qui Alessandro si sposta nella splendida dimora di zia Isabella, la Rossellini più conosciuta. Rivolgendo anche a lei la stessa domanda sulla Rossellinite, Isabella arriva quasi a indignarsi, rigettando con il sorriso la definizione sul nipote. Lei è forse la Rossellini che più ha ereditato il carisma del padre Roberto, tanto da riuscire a utilizzarlo per costruire il suo nuovo “impero” privato e professionale.

Infatti è lei la figura alla quale tutti i Rossellini fanno riferimento. Isabella, come ammette lo stesso Alessandro, non ama mostrare il suo “potere” ma lo ricorda a tutti con la sua grande generosità. Carattere che purtroppo, nel corso degli anni, ha portato molti della famiglia ad approfittarsene.

Da qui, Alessandro, torna dopo otto anni sulle tracce della sua mamma la ballerina afro-americana Katherine Cohen. Lui se la ricorda come una donna dai cambi d’umore repentini e che nella vita gli ha procurato tanti dolori. Ma ora la riscopre, grazie alle cure di un Istituto, come una donna fragile ma di grande fierezza. Siamo al secondo momento commovente del documentario. Katherine racconta per la prima volta al figlio come siano andate le cose tra lei e Renzo, lasciando trapelare che Roberto e Marcella s’intromisero a tal punto nella loro relazione fino a costringerla ad allontanarsi da Renzo e dal bambino.

Ovviamente, la multietnicità è una sorta di orgoglio e vezzo per i Rossellini e incanta lo spettatore vedere come in ogni parte del mondo la lingua italiana e il cognome Rossellini attraversino epoche e continenti senza troppi giri di parole. Si tratta della dimostrazione chiara di una globalizzazione possibile e che non limita ma arricchisce la cultura e le prospettive di tutta la famiglia.

Arriviamo così alla parentesi indiana della vita di Roberto e del viaggio di suo nipote Alessandro.

Lì avviene l’incontro con zia Raffaella che iniziò la sua carriera come danzatrice e coreografa fino a quando decise di convertirsi all’Islam cambiando nome in Nur. Lei confessa al nipote di aver sempre subíto la famiglia, di non essersi mai sentita al sicuro. Queste sue parole e le confidenze che ne conseguono portano il documentario al suo terzo momento di grande pathos. Qui la Rossellinite viene raccontata come il tanto studiato in psicologia “problema dell’identità”.

Il confronto tra Alessandro e Raffaella/Nur porta lo spettatore a conoscere la storia di Gil, il figlio di Sonali che Roberto adottò. Gil infatti, nonostante non fosse un Rossellini naturale, era il più Rossellini di tutti – come sostengono Alessandro e Raffaella/Nur – ma ha sentito così tanto il problema dell’identità su di sé che è stato per lui un peso troppo grande da sostenere.

Alla fine del suo viaggio/terapia Alessandro guarderà in altro modo e sotto una luce diversa i suoi fantasmi e i suoi dolori.

The Rossellinis ha sapore e la forza del lavoro sognato, sofferto e progettato per tutta una vita. Per questo dopo una lunga e interiore gestazione, Alessandro Rossellini arriva a mostrare nei contenuti e nella tecnica tutto quello che ha assorbito negli anni dentro una famiglia che con il Cinema ha saputo lasciare il segno. Il regista arriva a giocare con le proprie imperfezioni, i propri limiti e i propri errori come ad esempio nei momenti in cui cerca di fissare il suo cellulare su un’apposita struttura per avviare un video-selfie, lottando per un po’ contro quell’apparecchio prima di riuscire nel suo intento. Usa con garbo e accortezza la costruzione delle inquadrature, le panoramiche, i primi piani e la scelta dei campi lunghi e il risultato profondo del messaggio che con questo suo primo lavoro vuole lasciare arriva chiaro ed emoziona lo spettatore.

Un lavoro fatto con il cuore, tanta critica e soprattutto grande autocritica e per questo risulta perfettamente vero e autentico.

Raramente si trovano lavori di tale potenza e portata.

The Rossellinis è un gioiello, forse un diamante, all’interno delle nuove e attuali proposte audiovisive che sarebbero dovute approdare al Cinema ma che la pandemia ha deviato sulle piattaforme streaming on-demand.

Dopo circa un’ora e quaranta, la storia della famiglia Rossellini mette in luce l’aspetto più privato e inedito di Roberto, uomo-padre-padrone, che ha voluto fortemente condizionare la vita di tutti coloro che hanno vissuto attorno a lui. Un uomo dai mille aspetti e che ha diffuso nella sua discendenza la Rossellinite, malattia, questa, che forse è stata più pericolosa e distruttiva negli esponenti maschili della famiglia piuttosto che in quelli femminili che hanno saputo trovare la forza per staccarsene, rinnegarla o addirittura usarla per costruire la propria fortuna.

Allo spettatore resta dunque il compito finale di trarre le proprie conclusioni.

“Questo essere figli privilegiati, aiuta a entrare o uscire dai guai?” la risposta la potrete trovare in questo lungo e profondo viaggio – tanto interiore quanto geografico – all’interno della famiglia di Roberto Rossellini, accompagnati per mano da suo nipote.

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