“INDIPENDENZA ENERGETICA PRIORITÀ”. SURIANI, “ESTRARRE GAS, ACCELERARE RINNOVABILI”

INTERVISTA A RESPONSABILE INFRASTRUTTURE E PNRR DELLA LEGA ABRUZZO. "FONTI FOSSILI COPRONO ANCORA 50% NOSTRO FABBISOGNO DI 76 MILIARDI DI METRI CUBI, MA NE PRODUCIAMO SOLO 9", "NEGLI ANNI '70 ERAVAMO AUTOSUFFICIENTI, ORA DIPENDIAMO AL 94% DA IMPORTAZIONI”. “DRAGHI IN ALGERIA HA SOTTOSCRITTO ACCORDO A RIBASSO PER SOLI 4 MILIARDI DI METRI CUBI, SENZA CONTROPARTITE PER NOSTRE IMPRESE"

28 Luglio 2022 07:24

Regione - Economia, Politica

L’AQUILA – “Il prossimo governo nazionale dovrà porre come priorità assoluta l’ottenimento dell’indipendenza energetica del nostro Paese. E questo lo si fa con un mix di fonti, ovvero incrementando il fotovoltaico e l’eolico, rimuovendo tutti gli ostacoli burocratici per la realizzazione di impianti,  ed anche tornando ad estrarre gas dove è possibile, anche in Abruzzo se necessario, oltre le resistenze della sindrome del ‘nimby’ e dei ‘no’ a prescindere, perché in gioco è la sicurezza nazionale e il nostro futuro”.

A suggerire le prime righe di un eventuale agenda di priorità del governo che uscirà dalle urne il 25 settembre prossimo, con il centrodestra dato in forte vantaggio dai sondaggi, è nell’intervista ad Abruzzoweb, Michele Suriani, ingegnere 42enne responsabile del dipartimento Infrastrutture e Pnrr della Lega in Abruzzo e candidato alle elezioni amministrative dell’Aquila del 12 giugno, dove ha ottenuto 341 preferenze.

Riflessioni che cadono nel mentre sempre più in forse sono le forniture del gas della Russia che ha invaso l’Ucraina, ed è oramai un Paese ostile dell’occidente e della Nato. Con effetti già devastanti in termini di aumento delle bollette per famiglie ed imprese, e di una inflazione che rischia di diventare a due cifre.

Si chiede dunque Suriani, “come siamo arrivati a questo punto, a dipendere in maniera così asfissiante da Paesi stranieri nell’import di gas, di cui non potremo fare a meno per decenni, a prescindere dalla riconversione green in atto?”

E la risposta è nei numeri, per Suriani, che inchiodano le classi dirigenti italiane degli ultimi decenni, alla miope, e colpevole mancanza di una politica energetica degna di questo nome.

“Noi in Italia bruciamo 76 miliardi di metri cubi di gas ogni anno – comincia a snocciolare cifre Suriani -, in base ai dati del 2021, e noi ne estraiamo appena 3 miliardi di metri cubi. Dipendiamo insomma per oltre il 94% dalle importazioni di paesi extraeuropei. Come la guerra in Ucraina e le sue conseguenze sulle forniture russe ha reso evidente, questa è per noi una situazione che minaccia la sicurezza nazionale. Dovrà essere la priorità del nuovo governo trovare una via di uscita”.

Il gas, prosegue Suriani, “rappresenta oggi il 40% del nostro fabbisogno di consumo energetico, contro il 18% delle rinnovabili, ma soprattutto copre oltre il 50% dei consumi domestici e industriali. Nel 1971, certo in un’epoca in cui i consumi erano molto inferiori agli attuali, l’Italia  era autosufficiente per il suo fabbisogno energetico, incentrato principalmente su fonti fossili e idroelettriche. Dopo dieci anni, negli anni ’80, siamo diventati dipendenti dalle importazioni per il 50%, per arrivare al 94% di oggi”.

Focalizzando poi l’attenzione sull’Abruzzo, Suriani osserva che “il nostro fabbisogno è di 1.670 milioni di metri cubi di gas ogni anno. Nel 2000 le estrazioni erano in Abruzzo pari a 139 milioni di metri cubi di gas, il 10% del fabbisogno regionale, da allora c’è stato però un decremento costante ed oggi siamo ad appena 9 milioni di metri cubi, ovvero siamo arrivati allo zero virgola”.

Tira dunque le somme Suriani: “Può essere anche una scelta ragionevole, quella di puntare tutto su una regione verde e carbon free, ma allora diventa prioritario, urgentissimo, rimuovere i troppi ostacoli burocratici e amministrativi che impediscono l’insediamento di parchi eolici e fotovoltaici. Ma bisogna essere comunque realisti, non possiamo abbandonare completamente le fonti fossili, che infatti continuiamo ad importare da Paesi terzi. Dov’è possibile, dove non creano eccessivi impatti ambientali,  si deve avere il coraggio di tornare ad estrarre, di far tornare in azione le trivelle, ed occorre anche cominciare a ragionare sul nucleare di nuova generazione. Oppure ci dirigiamo verso un vicolo cieco e buio”.

Suriani formula infine riflessioni critiche sulla visita dell’ormai ex premier Mario Draghi in Algeria, dove ha strappato un accordo per una fornitura di 4 miliardi di metri cubi di gas l’anno, proiettando il Paese Nord africano come il primo fornitore dell’Italia con oltre il 30% dell’import. Una mossa resa necessaria dalla priorità, concorda Suriani, rappresentata dall’emanciparsi il prima possibile e senza badare al sottile dalle forniture della Russia, ma aggiunge: “Draghi in questa missione in Algeria per portare a casa questi quattro miliardi di metri cubi, ha dovuto accettare un aumento del prezzo, che non sarà bloccato, ma fluttuante in base ai costi di estrazione, e non ha strutturato accordi trasversali, rimasti nella forma di vaghi memorandum. E che potevano al nostro Paese garantire, in cambio dell’acquisto del gas, commesse e lavori pubblici in Algeria, dove oggi però a fare la parte del leone è la Cina”.

Aspetto che Suriani conosce bene, avendo lavorato proprio in Algeria come ingegnere per una multinazionale.

“Dal 2000 al 2009 esistevano appalti molto importanti riservati alle ditte italiane, ed era la contropartita dei contratti di fornitura del gas. Oggi invece non abbiamo ottenuto praticamente nulla, anche di questo aspetto si dovrà occupare, a mio parere, il prossimo governo, riprendendo in mano quei memorandum”.

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