L’AQUILA, DERUBA PAZIENTI: INFERMIERA ARRESTATA. ASL, “CHIAREZZA”; LA MADRE, “NON HA UCCISO NESSUNO”

19 Marzo 2021 08:32

L’AQUILA – Una nuova denuncia dopo l’arresto dell’infermiera di 40 anni del capoluogo regionale, Antonella Plataroti, posta ai domiciliari con l’accusa di furto aggravato in seguito ad accurate indagini svolte dalla procura della repubblica dell’Aquila.

A raccontare i fatti è Ambrogio De Simone, residente a Milano che nell’agosto scorso aveva il padre, originario di Casamaina, frazione di Lucoli, ricoverato al San Salvatore, come riporta Il Centro: “Era in Geriatria e una mattina ho notato che aveva le mani gonfie, ho pensato di sfilargli la fede, ma non l’ho fatto per rispetto di mia madre, in attesa che decidesse lei. Quando mia madre è arrivata nel pomeriggio ha notato che mio padre non aveva più la fede al dito: a quel punto abbiamo capito che era stata rubata. Le condizioni di mio padre, che aveva 91 anni, sono però peggiorate e poco dopo è morto, per cui non abbiamo fatto più nulla”. Appena ha saputo dell’arresto dell’infermiera, però, De Simone ha contattato la squadra mobile per formalizzare la denuncia. Saranno gli investigatori ad accertare se l’episodio sia collegato ai reati contestati all’indagata.

La Asl, che l’ha sospesa, assicura massima chiarezza sul caso. Uno degli episodi contestati all’infermiera avrebbe anche causato la morte di un’anziana derubata, che non ha retto al dispiacere per il furto subìto. La madre dell’arrestata, però, spiega Il Centro, contesta quest’ulteriore accusa: “Mia figlia non ha ucciso nessuno”.

La donna, incensurata, ha confessato di aver commesso i furti messi a segno approfittando anche delle gravi condizioni degli anziani e del fatto che i parenti non potevano stare vicini ai loro cari per il divieto di visita imposti dal covid: davanti alla polizia giudiziaria della procura dell’Aquila si è giustificata spiegando di essere entrata in difficoltà per i seri problemi economici e familiari acuiti dalla emergenza coronavirus che la avevano portata ad avere il frigo vuoto.

All’infermiera il pm Fabio Picuti, che aveva chiesto la detenzione in carcere, ha contestato anche il reato di “morte in conseguenza di altro reato” perché una anziana sarebbe morta per lo stress e il dispiacere procurati in lei dal furto di un anello e di una collanina d’oro, come denunciato dal figlio, e di autoriciclaggio perché dalle indagini è emerso che la donna, insieme al marito, ha venduto parte della refurtiva in un compro oro dell’Aquila. Il Gip Baldovino De Sensi, probabilmente perché la donna è incensurata, ha emesso la misura dei domiciliari contestando il furto aggravato e “l’elevata capacità criminale” non solo per i furti ma anche “per aver posto in essere l’attività delinquenziale in piena emergenza Covid con i pazienti senza la necessaria assistenza giornaliera da parte dei loro cari”.

Secondo una stima, la vendita degli oggetti avrebbe fruttato alla infermiera un migliaio di euro. A far scattare i controlli e l’intervento della polizia, nell’agosto scorso, la denuncia presentata alla posto fisso di polizia del pronto soccorso dell’ospedale dal figlio di un’anziana donna che in punto di morte gli ha confessato di essere dispiaciuta e molto addolorata per il furto di una catenina d’oro e di un anello subito da una infermiera, accusa che aveva rivelato anche ad una dottoressa in servizio nel reparto. A quel punto, la polizia ha ascoltato i medici del reparto i quali hanno confermato che non si trattava della prima segnalazione ma che erano strati segnalati sei o sette episodi nei mesi precedenti.

Dai controlli ed i riscontri di dati, si sono concentrati sulla infermiera che era presente negli stessi turni: nel momento della perquisizione domiciliare la donna, in una dichiarazione spontanea, ha confessato i furti negando di aver rubato gli effetti personali all’anziana morta per il dispiacere.

A quel punto, i poliziotti hanno fatto controlli nel negozio di compro oro rivenendo alcuni oggetti rubati: alcuni in oro erano stati fusi mentre non sono stati trovati quelli dell’anziana. Una verifica che ha evidenziato la prova di un fatto molto grave e triste.

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