INFEZIONI GASTROINTESTINALI A SAN VALENTINO, ARTA: “ESCLUSA IPOTESI SALMONELLA”

15 Ottobre 2021 13:13

Pescara: Cronaca

PESCARA – Non c’è salmonella nei campioni prelevati a San Valentino.

È quanto emerso dalle analisi per la verifica della qualità dell’acqua effettuate dall’Arta, nell’ambito delle azioni di controllo igienico-sanitario di competenza della Asl, che stamattina hanno escluso la presenza del bacillo della salmonella.

È il Clostridium perfringens, dunque, la causa dei casi di infezione gastrointestinale registrati a San Valentino, in Abruzzo citeriore, e nelle zone limitrofe.

L’Arta, nei giorni scorsi, aveva comunicato che le analisi microbiologiche effettuate sui campioni di acqua destinata al consumo umano, prelevato nel Comune di San Valentino, avevano dato esito di non conformità a causa della presenza del batterio Clostridium perfrigens.

I Clostridi sono batteri Gram-positivi, a forma di bastoncello, anaerobi, sporigeni, cioè producono spore che sono resistenti in determinate condizioni ambientali di temperatura, pH e presenza di raggi UV e a processi di trattamento e disinfezione. Il membro più comune del gruppo è, appunto, il Clostridium perfringens, normalmente presente nelle feci umane, anche se in minor quantità rispetto a Escherichia coli. La sua presenza è indice di una contaminazione pregressa e della deficienza dei sistemi di disinfezione, in quanto ha la capacità di vivere a lungo e di produrre spore che tendono ad accumularsi e a sopravvivere a lungo in condizioni avverse.

“Da stamattina, con l’esito negativo delle analisi che hanno escluso la presenza del microrganismo patogeno della salmonella – ha dichiarato il direttore generale di Arta, Maurizio Dionisio – possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo”.

“Restano da chiarire le cause dell’infezione – ha continuato Dionisio – che possono essere molteplici ma la presenza di spore di Clostridium perfringens suggerisce che i processi di trattamento e di disinfezione potrebbero essere stati deficitari o compromessi, oppure che ci sia stata una ricontaminazione dell’acqua trattata”.

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