INI CANISTRO: L’INNOVAZIONE DELLE PROTESI ‘INVERSE’ ALLA SPALLA, GRASSO, ‘SI RECUPERA FUZIONALITA”

10 Giugno 2021 17:42

L'Aquila: Abruzzo

L’AQUILA – Cento operazioni di protesi alla spalla, anche con la tecnica all’avanguardia dell'”inversione” scapola-omero, che consente il recupero della funzionalità dell’arto. Un ritmo che non si è interrotto, nemmeno nell’anno segnato dal covid-19.

Accade nella casa di cura di Canistro (L’Aquila) e il luminare della spalla, intervistato da Abruzzoweb, è il dottor Andrea Grasso, 53 anni, specializzato in Ortopedia e Traumatologia a capo della equipe nella clinica abruzzese, e che da pochi mese dirige anche un ambulatorio nella struttura Ini di Veroli nel Lazio. Grasso è  professore a contratto presso l’Università Tor Vergata di Roma ed è autore di pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali, ha partecipato a numerosi congressi in Italia e all’estero anche in qualità di relatore.

Nella Ini di Canistro, clinica privata che fa parte dell’omonimo gruppo nazionale, fondata  1988 dal professor Delfo Galileo Faroni, la chirurgia ortopedica è convenzionata con il sistema sanitario nazionale, con 26 posti letto a disposizione. L’attività non è si interrotta nemmeno durante l’anno segnato dal covid, grazie a rigorosi protocolli di sicurezza volti ad evitare contagi e focolai.

“Prima degli anni 200o – spiega il dottor Grasso –  la protesi di spalla era solo un elemento di salvataggio, che garantiva al paziente di ridurre od eliminare il dolore, senza tenere in conto il recupero della funzionalità dell’arto. Poi una geniale intuizione di colleghi francesi  ha portato all’introduzione di una nuova tipologia di protesi, semplicemente invertendo la geometria. Noi abbiamo infatti l’omero che è tondo, e la scapola che è piatta: l’idea è stata di invertire, mettendo cioè la parte tonda sulla scapola e la parte piatta sull’omero, con il grande vantaggio che la funzionalità può essere recuperata grazie anche ad un muscolo superficiale come il deltoide. Una soluzione estremamente efficace, anche nei casi in cui si è verificata la rottura dei tendini del braccio”.

La protesi inversa è una delle peculiarità a Canistro, al fianco della protesi anatomica, ovvero tradizionale, che rispetta normale anatomia dell’arto.

Tiene a spiegare però il dottor Grasso: “In ogni caso non si può promettere al paziente un braccio  nuovo di zecca, come se nulla fosse accaduto. Occorre essere onesti e dire la verità, noi garantiamo il recupero della funzionalità nei limiti del possibile e con eccellenti risultati. In chirurgia io però dico sempre: diffidate di chi vi promette il 100%”.

Di protesi alla spalla anche nel 2020 segnato dal covid-19 se ne sono applicati un centinaio, che si aggiungono alle 100 di anca, e 200 di ginocchio, anche ad opera dello stesso dottor Grasso. Un trend nella media degli anni precedenti.

“Avevamo temuto una flessione – rivela Grasso -, data dal fatto che i pazienti avrebbero potuto aver paura di sottoporsi ad interventi e visite in tempi di pandemia. E invece non è accaduto, grazie anche alla maniacale attenzione della Ini  nell’applicazione dei protocolli anti-contagio, che ha dato fiducia e serenità ai cittadini. Faccio un solo esempio: già dal  maggio 2020 tutti noi operatori sanitari ci siamo sottoposti settimanalmente a tampone molecolare. Questo non avveniva da nessuna parte. E stata poi approvata una norma regionale che introduceva l’obbligo di un tampone ogni due settimane,  ma noi abbiamo continuato a farne una settimana”.

Da qualche mese nella clinica In di Veroli nel Lazio il dottor Grasso dirige un ambulatorio ortopedico per spalla, ginocchio e anca, convenzionato con il servizio sanitario nazionale.

“Ho da sempre lavorato in regime privatistico, ma questa scelta è maturata da una consapevolezza: tante persone anziane non solo hanno paura a farsi visitare, ma hanno anche problemi di natura economica e allora ho deciso di mettere a disposizione le mie competenze, nel primo anello di un circuito che permette, senza dover pagare nulla se si esenti da ticket, grazie al regime di convenzione, di risolvere problemi anche gravi: dopo la visita specialistica a Veroli, i pazienti posso essere da me operati a Canistro, e poi tornare a Veroli a fare riabilitazione”, conclude il medico.

 L’INTERVISTA

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