UCRANIA: PUTIN ANNUNCIA MOBILITAZIONE RISERVISTI, TORNA MINACCIA USO ARMI NUCLEARI

LA CONDANNA UNANIME DEI LEADER POLITICI ITALIANI, TORNA A CRESCERE IL PREZZO DEL GAS E DEL GRANO. SHOIGU, "SIAMO IN GUERRA CON L'OCCIDENTE"

21 Settembre 2022 12:55

Mondo - Politica

MOSCA -Il giorno dopo l’annuncio dei ‘referendum’ nei territori ucraini occupati, Vladimir Putin ha ordinato la “mobilitazione parziale” dei riservisti per “difendere la Russia” che “l’Occidente vuole distruggere” ed è tornato a minacciare l’uso di armi nucleari.

“Quando la sua integrità territoriale è minacciata, la Russia usa tutti i mezzi a disposizione”, ha detto nell’atteso discorso video preregistrato. “Oggi non siamo tanto in guerra con l’Ucraina e l’esercito ucraino quanto con l’Occidente collettivo”,  ha detto il ministro russo della Difesa Sergey Shoigu, citato dall’agenzia stampa Tass. Il ministro usa la parola “guerra” invece che “operazione speciale” come è stata finora definita l’invasione dell’Ucraina.

Intervenendo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel suggestivo Palazzo di Vetro di New York, Mario Draghi condanna l’ultimo referendum russo in Ucraina e blinda il futuro dell’Italia: “Resterà protagonista Ue e Nato”. Condanna la Russia per l’ultimo affondo sul referendum ‘farsa’ in Ucraina, blinda il futuro dell’Italia, “protagonista” dell’Ue e al fianco della Nato. Esorta il mondo ad andare avanti nel segno del multilateralismo, ma chiede anche all’Europa di fare di più, a cominciare dal price cap.

Draghi difende le scelte fatte fin qui in difesa di Kiev – a partire dalle sanzioni – per una guerra che vede “un unico responsabile”: “Aiutare l’Ucraina a proteggersi – rivendica – non è stata soltanto la scelta corretta da compiere. È stata l’unica scelta coerente con gli ideali di giustizia e fratellanza che sono alla base della Carta delle Nazioni Unite e delle risoluzioni che questa Assemblea ha adottato dall’inizio del conflitto”.

Le minacce di Putin fanno correre il prezzo del gas (+6,8% a 207,5 euro ad Amsterdam) e del petrolio (+2,5%), con il brent che sale a 86 dollari al barile e il wti a 92,8 dollari, scontando il rischio di turbolenze sulle forniture russe.

Il rischio di ritorsioni spinge il prezzo del grano tenero a 972,7 dollari il bushel (+1%) e quello del grano duro a 905,7 dollari il bushel (+1,3%).

L’euro sconta la forza relativa del dollaro e i timori di recessione, alimentati dai rischi di un inasprimento della guerra, scambiando a 0,992 con il biglietto verde (-0,5%).

Per il capo del Cremlino l’Occidente vuole “indebolire, dividere e distruggere la Russia”. “Ma coloro che cercano di ricattarci con armi nucleari devono sapere che le abbiamo anche noi”. Seduto stesso tavolo dal quale aveva annunciato l’attacco all’Ucraina a febbraio, nel secondo discorso alla nazione da sette mesi, Putin ha ripetuto due volte la sua minaccia: “Non sto bluffando”.

Il capo del Cremlino ha accusato l’Occidente di usare l’Ucraina come strumento per attaccare la Russia: l’Occidente, che “dice apertamente di aver dissolto l’Urss nel 1991”, ora ritiene sia arrivato “il momento di fare lo stesso con la Russia”.





“Gli Occidentali hanno spinto l’Ucraina in guerra con noi”, sabota sistematicamente i tentativi di dialogo e “Kiev rifiuta di negoziare la pace”. Secondo Putin, l’Occidente usa addirittura il “ricatto nucleare”. “Non sono solo gli attacchi incoraggiati dall’Occidente contro la centrale nucleare di Zaporizhzhia, che possono causare una catastrofe atomica, ma anche le dichiarazioni di alti funzionari della Nato sulla possibilità di usare armi di distruzione di massa contro la Russia”.

“Ma coloro che cercano di ricattarci con l’arma nucleare dovrebbero sapere che la rosa dei venti può girare nella loro direzione”. Putin ha poi ordinato un aumento dei fondi per aumentare la produzione di armi del Paese e sostenere lo sforzo bellico; e assicurato che “pieno sostegno” alla decisione presa dalla maggioranza dei cittadini delle Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk, e degli oblast di Kherson e Zaporizhzhia, nei cosiddetti ‘referendum’ per l’adesione al territorio della Federazione russa.

Si tratta della prima mobilitazione russa dalla Seconda Guerra mondiale e il decreto è già stato firmato: saranno convocati, ha precisato Putin, solo i riservisti che hanno esperienza militare, che avranno la paga degli attuali soldati a contratto e riceveranno un ulteriore addestramento prima di andare al fronte.

Secondo il ministero della Difesa saranno mobilitate 300mila persone (poco giù dell’1 per cento del potenziale complessivo, 25 milioni): è stato il capo della Difesa, Serghei Shoigu, in un discorso diffuso subito dopo quello di Putin, a dare le cifre. Il ministro, per la prima volta da marzo, ha anche dato il numero ufficiale delle vittime da parte russa. “Sono 5.937 morti”, neppure 6mila, dunque: un numero che è un’inezia rispetto agli “oltre 100mila morti” attribuiti alle fila ucraine, infinitamente inferiore rispetto alle stime occidentali delle perdite russe e che comunque non giustificherebbe la mobilitazione.

Putin finora aveva resistito alla mobilitazione, probabilmente contando su una campagna breve; ma evidentemente sull’onda dei successi della controffensiva ucraina, ha ceduto al ‘partito della guerrà, i falchi. Ora la mobilitazione mette a dura prova il sostegno passivo dei russi alla guerra. Subito dopo l’annuncio, il rublo ha perso l’1 per cento scendendo a 61,2 rispetto al dollaro e la Borsa ha ceduto l’8% (dopo qualche ora è risalita, arginando le perdite al 2%).

E nei minuti successivi sono andati esauriti i biglietti per i voli odierni da Mosca, verso Erevan e Istanbul (tra le poche destinazioni con volo diretto), con prezzi lievitati per i biglietti di sola andata. Putin e Shoigu hanno entrambi sottolineato che la mobilitazione è solo parziale e non riguarderà cittadini comuni, coscritti o studenti.

Ma il rischio di una mobilitazione generale e la conseguente chiusura dei confini sono evidentemente un timore palpabile tra i russi ora che Putin ha fatto il primo passo. Da notare che, a fronte di sondaggi, che danno il consenso dei russi all’operazione militare a oltre il 70% e quello per Putin che supera l’80%, solo il 3 % della popolazione si dice disposta a combattere per la Russia.

LE REAZIONI DELLA POLITICA ITALIANA

È pressoché unanime, fatte salve le diverse sfumature, la condanna al discorso pronunciato dal presidente russo Vladimir Putin da parte dei leader dei partiti italiani. La convinzione è che la decisione di una mobilitazione parziale, con una escalation del conflitto in Ucraina, nasconda in realtà una forte difficoltà della Russia, anche a seguito della sanzioni.

Ma proprio perché le parole di Putin rappresentano una “segno di debolezza”, non bisogna commettere l’errore di abbassare il livello di guardia e sottovalutare le possibili conseguenze. Per questo, è l’appello che accomuna i principali leader italiani, bisogna restare uniti e compatti nella difesa dell’Ucraina.





“La mia impressione è che il discorso di Putin dimostra una grandissima difficoltà in Ucraina, è un discorso che tradisce debolezza, una mossa abbastanza disperata”, commenta a caldo Giorgia Meloni. “La mossa di Putin dimostra la difficoltà della Russia”, anche “perchè evidentemente le sanzioni funzionano”, aggiunge la leader di FdI.

Quanto alla posizione dell’alleato Salvini sulle sanzioni, osserva: “Salvini dice una cosa che condivido, cioè che servono delle compensazioni. Se vogliamo continuare, come bisogna fare senza se e senza ma, a difendere l’Ucraina abbiamo anche bisogno di aiutare le nazioni più colpite dalle sanzioni”. Infine, Meloni mette in guardia: “Bisogna stare attenti e essere uniti e compatti perchè quando uno è nervoso le conseguenze possono essere tutte”.

Per il segretario del Pd Enrico Letta “l’Italia non deve minimamente cedere ai ricatti della Russia di Putin”. Il leader dem scandisce: “L’Italia non deve essere ambigua, bisogna togliere qualunque margine di ambiguità nel nostro Paese. Noi siamo perchè l’Italia sia assolutamente ferma, insieme all’Europa, nel respingere il ricatto gravissimo da parte di Putin. Questa fermezza è necessaria”. Dunque, per Letta è necessario che “tutti i leader politici si schierino apertamente e che lascino perdere tutte le ambiguità che hanno avuto fino ad ora”.

La decisione di Putin “non è una buona notizia, spero che la guerra finisca il prima possibile”, dice Matteo Salvini. Il leader della Lega poi sottolinea: “C’è un aggressore e un aggredito, è chiaro, ma è evidente che dovranno tornare a dialogare e spero che sia tra un mese e non tra un anno. Spetterà agli ucraini decidere come e quando, spero presto”.

Punta l’attenzione sul rischio escalation militare il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, escalation che, a suo giudizio, era del tutto prevedibile: “Non c’è nulla di nuovo se non il rischio di un’escalation militare che non potevamo non calcolare, escalation militare che era già scritta. Per la Russia questa è una partita determinante, è una superpotenza che ha testate nucleari, non potevamo non calcolarlo. Oggi è un passaggio importante, Putin parla di mobilitazione ma non potevamo non calcolarlo”, spiega Giuseppe Conte.

Anche l’ex premier, come la presidente di FdI, mette in guardia dalle possibili conseguenze: le parole di Putin “significano debolezza che può sfociare in disperazione, e oggi il rischio mi sembra aumentato”. E non risparmia una stilettata proprio a Meloni, che “è per l’invio di armi, per la corsa al riarmo dichiarata e spudorata”.

Antonio Tajani non ha dubbi, “Putin è in difficoltà”. Il coordinatore nazionale di Forza Italia assicura poi che “la stella polare sono Occidente, Nato, Usa, Ue e questa posizione non cambia, come scritto nel programma di centrodestra”, “se ci fosse qualcosa da parte di un governo di centrodestra contro l’Europa o l’Occidente non potremmo farne parte”.

Per il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi, “le gravissime parole pronunciate dal presidente Putin, insieme all’annuncio della mobilitazione parziale in Russia e dell’indizione di un referendum per l’annessione di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia, confermano l’importanza del posizionamento atlantista e europeo dell’Italia, a sostegno dell’Ucraina e a difesa della democrazia. E confermano anche la bontà della scelta di imporre sanzioni che vanno rafforzate”.

Il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova, ritiene che “l’escalation che sta provocando Putin è di una violenza inaudita. È una cosa gravissima, è evidente che questo è un atto di guerra”. La ministra Mariastella Gelmini, candidata nelle liste del terzo polo, sostiene che “oggi piu’ che mai servono coesione e fermezza attorno ai valori e agli obiettivi dell’Europa e della Nato”.

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